Thomas Cromwell
Dalle stelle alle stalle

Thomas Cromwell nacque nel quartiere londinese di Putney forse nel 1485, in una famiglia in cui il padre Walter era fabbro, mercante di tessuti e proprietario di una taverna e di una birreria, per la quale preparava di persona la bevanda alcolica. Della sua vita giovanile ben poco si conosce ma, comunque, è noto che non andava troppo d’accordo con il padre e all’età di 18 anni prese il largo, trasferendosi in Europa, viaggiando in Italia, Francia, Olanda. Egli era una persona colta, che parlava correntemente, oltreché l’inglese, il francese, l’italiano e il latino. Pare che abbia fatto il mestiere del mercenario, poi si arruolò nell’esercito francese, partecipando a diversi scontri militari, fra i quali la battaglia del Garigliano del 29 dicembre 1503, nella quale si trovarono di fronte i Francesi, comandati da Ludovico II, marchese di Saluzzo, e gli Spagnoli, guidati da Gonzalo Fernàndez de Còrdoba, chiamato «el Gran Capitàn». Successivamente andò a Firenze, ma era in difficoltà, senza un soldo in tasca. E meno male che trovò lavoro presso l’importante famiglia fiorentina dei Frescobaldi, che gli fornirono denaro e un cavallo, per potersene servire in incarichi in diversi centri mercantili dell’Olanda e in altre parti dell’Europa. Forse agì quale spia nei tesi rapporti fra le banche di Firenze e quelle di Anversa.

Tornato a Londra nel 1512, prima si dedicò all’attività di mercante, per poi dedicarsi alla professione legale.

Da documenti appartenenti all’archivio del Vaticano, risulta che Cromwell fosse un agente del Cardinale Christopher Bainbridge, e si interessasse di problemi della Sacra Rota. E quando Bainbridge morì nel 1514, egli fece ritorno in Inghilterra, dove iniziò la sua attività di mercante, sfruttando le conoscenze e i contatti avuti in precedenza all’estero.

Verso il 1515, sposò la ricca Elizabeth Wyckes, vedova da poco tempo di Thomas Williams, figlia di un sarto, che successivamente sarebbe stato usciere alla Corte di Enrico VIII, dalla quale ebbe tre figli: Gregory, Anne e Grace.

La sua situazione familiare migliorò ancora quando, nel 1520, fu assunto dal Cardinale Thomas Wolsey, servitore di lunga data del Re, acquistandone la fiducia, tanto da essere nominato membro del Consiglio e da diventare uno dei suoi più fidati collaboratori, occupandosi, fra l’altro, di problemi ecclesiastici. Dimostrò la sua competenza, e per questo fu molto apprezzato in diversi settori dell’amministrazione pubblica ed ecclesiastica. Con la sua valida collaborazione acquistò quella fiducia che gli fruttò la nomina a membro del Consiglio.

Nel frattempo, completati gli studi di legge, nel 1523 entrò a far parte del Parlamento Inglese. E, nel 1524, divenne membro di una delle quattro Corti di Londra. Attorno al 1528, Cromwell si interessò dell’eliminazione di 30 monasteri, procurando così i fondi per il The King’s School di Ipswich e per il Cardinal’s College di Oxford.

Purtroppo, Wolsey perse la fiducia del Sovrano quando fallì il suo tentativo di convincere il Papa Clemente VII a concedergli l’autorizzazione a rompere il matrimonio con la consorte Caterina d’Aragona e, nel 1530, andò addirittura in disgrazia per i suoi collegamenti con la Corte di Parigi, e morì lo stesso anno. Così si aprì una buona strada per Cromwell, che ne divenne il successore, con la carica di Ministro del Re Enrico VIII.

Però, alla Corte era in atto un grosso guaio: il Re Enrico VIII, fallito il desiderio di avere un erede maschio (aveva una sola figlia, Maria, nata nel 1516), decise di ottenere il divorzio da Caterina d’Aragona per risposarsi con Anna Bolena, ma si scontrò violentemente con il Papato, per il quale il divorzio era contro la legge del Signore; proprio per questo fondò quell’istituzione che più tardi divenne il Reformation Parliament. Cromwell sostenne il suo Sovrano in questa delicata faccenda, e gli suggerì l’unica soluzione possibile al suo problema, vale a dire separare la Chiesa Inglese da quella del Vaticano in modo da potersi muovere secondo i propri desideri. Questa presa di posizione gli guadagnò l’estrema fiducia del Sovrano che lo nominò, nel 1530, Consigliere Reale per gli affari del Parlamento stesso; ciò fu l’inizio del suo potere in seno alla Corte Inglese, diventando uno dei più fidati collaboratori del Re, e ricevendo la nomina a Primo Ministro nel 1532.

Tutto ciò si trovò in contrasto con il parere dell’umanista e scrittore Tommaso Moro, consigliere di Enrico VIII, che ritenne che il suo divorzio fosse illegale, guadagnandosi l’espulsione dalla Corte Reale; da fuori continuò a difendere a spada tratta la religione di Roma, opponendosi all’idea di Cromwell di attuare uno scisma fra le religioni di Londra e Roma, giungendo all’esasperazione del Re che lo condannò a morte.

Nel 1533, il Parlamento Inglese emanò l’Atto di Limitazione degli Appelli, che prevedeva che tutto quanto riguardava le questioni di ogni tipo spettava al Re e a nessun’altra autorità e, nel 1534, Enrico VIII, che non si era arreso all’imposizione della Chiesa di Roma, emanò l’Atto di Supremazia, con il quale egli si auto nominò titolare del potere temporale inglese, che gli consentì di ottenere l’agognato divorzio da Caterina d’Aragona. Successivamente, dichiarò che lui era il capo della Chiesa Anglicana e che Anna Bolena, sua nuova moglie, era Regina degli Inglesi.

Con questa nuova autorità, Enrico VIII, seguendo i consigli di Cromwell, iniziò un’operazione che portò alla confisca di tutti i beni della Chiesa Cattolica Inglese con la scusante che si erano riscontrati comportamenti al di fuori dell’etica morale e che la gestione finanziaria era stata male condotta da frati e suore, tanto da giungere alla soppressione dei monasteri, che iniziò nel 1535; questa fu effettuata da Thomas nella sua qualità di Vicario Generale del Re.

In quello stesso anno, tre priori certosini, John Houghton, Agostino Webster e Roberto Lawrence, si rivolsero a Cromwell per ottenere l’esenzione dal giuramento di fedeltà a Enrico VIII come capo supremo della Chiesa Anglicana, come si prevedeva nell’Atto di Supremazia; non solo Cromwell non volle nemmeno parlarne con il Re, ma li fece imprigionare e poi condannare a morte.

Intanto la sua carriera cresceva continuamente: il 9 luglio 1536 ebbe la nomina a barone e il 18 aprile 1540 quella a conte di Essex.

Il Re era ai ferri corti con la moglie Anna Bolena, per cui, secondo lui, era giunta l’ora di liberarsene per poter sposare Jane Seymour. La Regina era in contrasto con Cromwell, perché le ricchezze che erano state incamerate con la soppressione dei monasteri erano state male gestite, anche perché criticate da tanti personaggi suoi nemici, essendo stata la spartizione di quanto ricavato male eseguita. Pertanto, per Cromwell la Bolena era un pericolo che lo poteva far cadere in disgrazia, per cui l’unica soluzione era per lui quella di farla eliminare sul patibolo; perciò si adoperò attivamente affinché questa fosse giustiziata.

Fatto ciò, Enrico VIII sposò Jane Seimour 11 giorni dopo l’esecuzione di Anna Bolena; ma quel matrimonio durò poco: infatti, il 24 ottobre 1537, poco tempo dopo aver dato alla luce un bambino, Edoardo VI, Jane lasciò questo mondo.

Il Re, che voleva avere altri eredi, diede l’incarico a Cromwell di trovargli una nuova moglie. Questi, ritenendo che non sarebbe stato male se l’Inghilterra fosse entrata a far parte di un’unione con una lega protestante che faceva capo al conte di Clèves, anche perché ciò sarebbe stato a tutto vantaggio per la nuova Riforma, fece cadere la sua scelta su Anna di Clèves. Ma il matrimonio non ebbe il successo che il Re si aspettava, mettendo in difficoltà il suo Ministro. In effetti, Enrico VIII, una volta vista la consorte di persona, ne fu disgustato e disse chiaramente che non intendeva convivere con lei, per cui lo incaricò di trovare come fare per liberarsene legalmente.

Che Cromwell fosse inviso a tanti personaggi di spicco, fra tutti il duca di Norfolk «in primis», non era una novità, mentre era in difficoltà con il Sovrano per avergli procurato una moglie del tutto inadatta a lui. Cominciò a sentire che era attorniato da un malumore che non prometteva nulla di buono. Infatti, a conclusione di una seduta del Consiglio avvenuta il 10 giugno 1540, Cromwell fu arrestato e imprigionato nella Torre di Londra.

Era nei guai fino al collo e tutti i suoi beni furono confiscati. Rimase in vita sino al momento in cui il Re ottenne l’annullamento del matrimonio da Anna, che comunque trattò molto generosamente quale ringraziamento. Cromwell scrisse al Re il suo compiacimento per l’annullamento dell’ultimo matrimonio, concludendo il suo scritto con la frase: «Graziosissimo Principe, invoco pietà, pietà, pietà» («Most gracious Prince, I cry for mercy, mercy, mercy«); questo nella speranza di essere trattato con clemenza. Ma il Re, spinto anche dai Cattolici che erano contrari a Cromwell e arrabbiato per la moglie che gli aveva procurato, di umore sempre più irritabile, ritenne che il suo Ministro fosse colpevole di tradimento ed eresia e per questo meritasse la condanna a morte.

Al momento dell’esecuzione della sua condanna, Cromwell fece un discorso di addio, ammettendo che stava per morire professando la sua fede tradizionale.

L’esecuzione fu eseguita, senza un regolare processo, per mezzo della decapitazione il 28 luglio 1540 vicino alla Tower Hill, area elevata posta a Nord-Ovest della Torre di Londra, luogo di esecuzione di altre 125 persone sotto l’accusa di crimini e di cospirazione contro il Re. La sua morte fu così raccontata: «It took three blows of the axe by the “ragged and butcherly” executioner to sever his head» («Ci vollero tre colpi d’ascia da parte del boia “straccione e macellaio” per staccargli la testa»). Ed è stato riportato che egli sopportò il triplice colpo d’ascia con dignità. A conclusione di quella tragica e sanguinosa sceneggiata, la sua testa fu infilata su una picca e posta sul ponte di Londra.

Però, a distanza di non molto tempo, il Re comprese che forse aveva esagerato nel condannare a morte il suo fedele Ministro, accusando ferocemente i suoi consiglieri, che avevano fatto intendere fatti non veri, scoprendo, malauguratamente troppo tardi, quale fedele collaboratore avesse perduto. Per il resto della sua vita, che cessò a Londra il 28 gennaio 1547, all’età si soli 56 anni, essendo nato il 28 giugno 1491 a Greenwich, non cessò mai il rimorso per quanto aveva fatto, rammaricandosi per aver ordinato la sua esecuzione.

Una conclusione che si commenta da sola.

(novembre 2025)

Tag: Mario Zaniboni, Thomas Cromwell, Londra, Inghilterra, battaglia del Garigliano, Christopher Bainbridge, Elizabeth Wyckes, Thomas Wolsey, Clemente VII, Caterina d’Aragona, Enrico VIII, Anna Bolena, Reformation Parliament, Tommaso Moro, Atto di Limitazione degli Appelli, Atto di Supremazia, Chiesa Anglicana, Jane Seymour, Anna di Clèves, Torre di Londra.