Ucraina e Russia
Dagli Zar del passato al presente putiniano. Un’Europa poco conosciuta

Mi sono incuriosita particolarmente quando ho visto che il pittore e scultore di fama internazionale Giuseppe Pierotti di Castelnuovo Garfagnana (1826-1884) nel 1851 a Londra alla Grande Esposizione delle Opere dell’Industria di tutte le Nazioni espose con grande successo internazionale l’opera Mazepa legato sul cavallo. Chi era costui? E perché il cattolico liberale Giuseppe Pierotti si prodigò per dare lustro internazionale al personaggio? Magari molte nostre risposte dell’oggi prendono le mosse proprio da tale esposizione.

Ivan Mazepa, Ucraino, nacque il 20 marzo 1639 a Mazepinzi in Ucraina e decedette a Tighina, in Bessarabia, il 22 settembre 1709.

Fu un militare ucraino, comandante dello Stato Cosacco (1687-1709) e duca del Sacro Romano Impero Germanico (1707-1709) che durante la Guerra del Nord (reminiscenze storiografiche personali per un esame sostenuto all’Università di Storia Militare; particolare coincidenza, questa, proprio sulle Guerre del Nord del periodo) si schierò a fianco degli Svedesi di Carlo XII contro l’Impero Russo.

A questo punto, definire la storia del personaggio significa comprendere anche la storia europea moderna e contemporanea.

Le sue imprese ispirarono poeti e musicisti (e aggiungerei pittori e scultori di grido, vista anche l’opera di Giuseppe Pierotti).

Il nostro nacque in una famiglia della piccola nobiltà in una regione ucraina a occidente del fiume Dniepr, allora appartenente al Regno Polacco. Nonostante fossero di religione cristiano ortodossa, i genitori lo mandarono a scuola dai Padri Gesuiti a Varsavia, cosicché il giovane Ivan ricevette un’educazione di tipo classico.

In proposito, la prima cosa che mi viene in mente leggendo le carte di Mazepa e osservando l’opera del pittore e scultore Giuseppe Pierotti è proprio la presenza del Padre Gesuita Ruggero Boscovich qualche anno dopo in Lucca a casa di una importante famiglia nobile, i Conti, ramo lucchese, che proprio in Via Fillungo a Lucca, davanti a quello che fu il loro palazzo cittadino, ricordano con una targa dedicata il Boscovich che lì fu presente.

La famiglia Conti era in sintonia con la famiglia originaria lucchese di Giuseppe Pierotti.

Grazie ai suoi studi presso i Padri Gesuiti a Varsavia, Mazepa riuscì a divenire paggio di Corte alla Corte Polacca, ove fu preso a ben volere dal Re, Giovanni II Casimiro di Polonia, il quale lo mandò a studiare in Olanda. Nel corso di questo periodo visitò diversi Paesi tra i quali l’Italia, la Francia e la Germania. Avrà visitato anche la Toscana e Lucca nello specifico? Un pensiero che mi sorge spontaneo visto l’interesse del pittore garfagnino, ma con forti legami con Bagni di Lucca e Lucca stessa. Al momento non saprei rispondere a tale domanda.

Il nostro pare fosse colto e intelligente, ma anche irascibile e violento. Ebbe dunque presto a scontrarsi con altri del suo rango, che lo dileggiavano per il suo credo ortodosso, visto che la Polonia era cattolica.

Una sua reazione violenta a una provocazione gli valse l’esilio nella residenza estiva della famiglia nel 1663; nel 1665, a seguito del decesso del padre, divenne coppiere ereditario di Cernihiv. Qui, secondo quanto ci ha narrato Voltaire, e reso in poesia da Lord Byron, nonché immortalato da un dipinto di Gericault, fu sorpreso da un notabile del luogo a letto con la propria moglie; per tale ragione fu fatto legare ignudo alla coda di un cavallo che fu frustato e corse via al galoppo. Recuperato piuttosto malconcio, il giovane Ivan si ristabilì ma decise di andarsene e, ricordando i suoi ascendenti cosacchi, si recò presso di loro in territorio ucraino. Fu grazie alla sua intelligenza e conoscenza delle lingue che divenne segretario dell’atamano Ivan Samojlovyc e dopo aver dimostrato insolite doti di oratore e diplomatico, fu inviato in missione a Costantinopoli.

Sulla via della capitale turca, tuttavia, fu catturato dai Cosacchi Zaporoziani. Fortemente attaccati alla Chiesa Ortodossa (ci ricordano da vicino purtroppo alcune vicende davvero attuali per l’Europa di oggi) e feroci nemici dei Turchi, contro i quali erano in continuo combattimento, essi portarono Mazepa prigioniero a Mosca.

Qui egli seppe utilizzare molto bene le sue qualità di oratore e diplomatico e convinse persino il Primo Ministro e poi lo Zar Alessio, che gli diede udienza, ad affidargli la difesa degli interessi russi in Ucraina.

Nel 1669 entrò a servizio dell’atamano Petro Dorosenko come comandante di uno squadrone della sua guardia personale e prese parte in seguito alla campagna militare del 1672 contro la Polonia in Galizia, distinguendosi in diverse missioni diplomatiche in Crimea e Turchia. Nel 1674 fu catturato dagli Ottomani e rilasciato successivamente grazie a uno scambio di prigionieri. Successivamente riuscì a guadagnarsi la fiducia dello Zar Pietro che lo insignì del titolo di cortigiano dell’altamano Samojlovyc.

Nel 1687 Samojlovyc fu accusato di non essersi impegnato nella guerra in Crimea contro i Turchi, che si era risolta male per le truppe russe, e la reggente in nome dello Zar, Sofia, dietro consiglio del principe Vasilij Vasilevic Golycyn, del quale Ivan Mazepa si era guadagnato amicizia e stima, lo fece nominare atamano dei Cosacchi Ucraini in sostituzione di Samojlovyc. La sua attività militare non fu molto brillante e le campagne condotte dall’amico Golicyn contro i Tartari e contro i Turchi furono degli insuccessi. Tuttavia Mazepa seppe muoversi molto bene politicamente e riuscì a guadagnarsi la stima del nuovo Zar Pietro con il quale partecipò alle spedizioni del 1695 e del 1696 contro Azov, nella quale sia lui che i Cosacchi diedero prova di buone capacità militari. Lo Zar Pietro lo insignì quindi dell’Ordine di Sant’Andrea.

Stabilitosi a Baturin, riuscì a mantenere un certo ordine fra i suoi sudditi cosacchi, ribelli e poco propensi all’obbedienza, fino a quando non scoppiò la Grande Guerra del Nord. Qui egli combatté contro gli Svedesi e i sostenitori di Stanislao Leszczynski nel 1704 e nel 1705.

Lo Zar Pietro, dopo aver riportato diversi insuccessi nei primi anni di guerra, cominciò a modernizzare tutta la società, esercito e Governo compresi, attuando una politica di accentramento cosacco, che era stata garantita fin dall’anno 1654. Una volta inteso che la politica dello Zar logorava il territorio ucraino alla sua base, Ivan Mazepa decise di sfruttare le circostanze della Grande Guerra del Nord per risolvere i problemi dell’autonomia. Siccome lo Zar Pietro si negò ad aiutare l’Ucraina a combattere contro i Polacchi e derogò l’accordo del 1654, Ivan Mazepa fu costretto ad abbandonare la devozione per lo Zar Pietro I.

Dopo la pace di Altranstadt, offrì segretamente a Carlo XII di Svezia supporto militare e logistico. Nel 1708, con l’avvicinarsi delle truppe svedesi, Mazepa, che fino ad allora aveva goduto della stima dello Zar, si schierò apertamente con Carlo XII e gli andò incontro con un contingente di cavalleria cosacca.

Avuta la certezza del tradimento, Pietro il Grande lo fece scomunicare dal Metropolita di Mosca e inviò un esercito al comando del Generale Aleksandr Danilovic Mensikov per attaccare Baturin: la città fu presa d’assalto dai Moscoviti, conquistata, le fortificazioni rase al suolo, le riserve di viveri e armi distrutte, i Cosacchi e i loro parenti sterminati.

L’arrivo di Carlo XII con le sue truppe e di Mazepa con i Cosacchi fu una delusione poiché il sostegno logistico e militare non era più possibile. Poco dopo, Carlo XII e Mazepa furono sconfitti a Poltava (29 giugno 1709) dalle truppe di Pietro il Grande. Mazepa con pochi Cosacchi e qualche centinaio di Svedesi condusse Carlo XII verso Sud, dove li attendeva il Sultano Ahmed III (1673-1736).

Poco dopo Mazepa morì di morte naturale nei pressi della fortezza di Bender dove il contingente si era accampato. Venne sepolto nel monastero di San Giorgio di Galati, in Romania, ma la sua tomba venne successivamente profanata. Lo Zar lo fece dichiarare traditore chiedendo alle Chiese Russa e Ucraina di apporre su di lui l’anatema.

Mazepa è un eroe nazionale per l’Ucraina. Una moneta con la sua effige lo ricorda a partire dal 1996.

Durante il suo regno l’Ucraina raggiunse il massimo splendore in tutti i settori, dall’educazione alla scienza, alla letteratura e all’arte. In particolare egli patrocinò le arti (anche per questo è molto celebrato dagli artisti europei) e decretò la rinascita di Kiev come centro culturale dell’Ucraina, facendo nascere un nuovo stile architettonico, il barocco ucraino. Mazepa contribuì in particolare allo sviluppo economico del suo Paese soprattutto in ambito industriale e dell’istruzione.[1]

Giuseppe Pierotti, cattolico liberale, aveva, presumiamo, visto le particolari affinità di alcuni membri della sua famiglia allargata (vedi Ermete Pierotti di Pieve Fosciana) con la stessa Russia degli Zar proprio nel XIX secolo e col mondo greco ortodosso (l’Ingegnere Ermete costruì ad Alessandria d’Egitto la chiesa greco ortodossa più celebre del luogo, dove sorgevano le fondamenta dell’antica biblioteca di Alessandria); questo ci fa pensare che amasse particolarmente la figura di Mazepa. Negli anni cruciali del XIX secolo, una figura come Ivan Mazepa che seppe dare lustro all’indipendentismo ucraino, che seppe destreggiarsi in situazioni davvero difficili e che soprattutto mai venne meno al proprio credo religioso, con tutte le contraddizioni del personaggio ma anche con una grande capacità di valorizzare il meglio di se stesso e del proprio Paese, lascia presagire che l’opera del pittore e scultore Giuseppe Pierotti non fosse affatto casuale.

Una religiosità, quella di Mazepa, che aveva attinto dalla cultura cattolica in epoca giovanile il meglio che questa potesse offrire in termini culturali e formativi.

Un Ermete Pierotti che con l’intera sua famiglia aveva sempre con ogni evidenza sostenuto posizioni diremmo noi oggi interculturali, volte a costruire il meglio che la società del suo tempo potesse offrire. E sono i documenti a descriverlo, documenti e vicende talvolta resi poco visibili da una storiografia che ha dovuto fare i conti con molti compromessi soprattutto nel nostro Paese. Trovo davvero importante in un’epoca come la nostra, in cui queste vicende appaiono quasi di triste attualità, riscoprire attraverso un’opera d’arte situazioni davvero profonde e di singolare lettura.


Nota

1 Wikipedia alla voce «Ivan Mazepa».

(giugno 2026)

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