Mozart: la Messa incompiuta più suggestiva al mondo
Pregevoli pagine di musica sacra

La genesi di quest’opera sacra riporta a tempi in cui Mozart stava per sposarsi con Costanze, matrimonio osteggiato dal padre Leopold Mozart, come il celebre film di Milos Forman spiritosamente propone esaltando la coprolalia di Wolfgang. La Messa K 427 in Do minore resta una splendida incompiuta tra l’estate del 1782 e la seguente. Era l’anno in cui Caterina II di Russia annette la Crimea dei Tartari; dieci anni dopo la prima spartizione della Polonia con la Prussia di Federico Guglielmo II. Era, quello, il 1782, l’anno del matrimonio a Vienna con Costanze Weber, sotto l’Imperatore Giuseppe II, quando Wolfgang promise, per quel 4 agosto, questa Messa mai completata, e complessa nella sua ricostruzione «post mortem». Scrive Mozart il 4 gennaio 1783: «È vero quello [che ho scritto] del mio obbligo morale… Ho veramente fatto questa promessa a me stesso e spero sinceramente di mantenerla». La Messa dovette, però, essere rimandata a dopo la nascita del primo figlio, Raimund Leopold. L’opera fu provata a Salisburgo il 23 ottobre e la domenica 26. Le parti certe pare siano il Kyrie, il Gloria, il Sanctus, l’Osanna e il Benedictis, anche se aveva compiuto gli schizzi per il Credo in un unum Deum e l’Et Incarnatum est. Di fatto per ragioni specifiche, Mozart eseguì a Salisburgo nella chiesa di San Pietro, fuori la giurisdizione dell’Arcivescovo Colloredo, la sua prima esecuzione con Costanze come cantante, che ancora non prevedeva la prassi di dividere i brani per due soprani. Sono rimaste originali quattro parti per tre tromboni e organo. Pare che Mozart non tornò a lavorarci fino al marzo 1785, aggiungendo materiale nuovo adattato per il Kyrie e il Gloria e creare l’oratorio Davide penitente K 469, eseguita infine al Burgtheater di Vienna nel marzo 1785, dove era già stato presentato pochi anni prima di sposarsi e con grande successo il Ratto dal Serraglio. Alcune parti ricordano il mottetto Ave verum corpus K 618 («K» sta per l’iniziale di chi compì il primo catalogo dei lavori di Mozart: L. von Kochel nel 1862, Kochel Verzeichnis, e rivisto nella sesta edizione del 1964), composto per la festa del «Corpus Domini» del 1791, e presenta l’intima fusione del «lied» tedesco con lo stile mottettistico a cappella italiano, che aveva avuto in Austria una ricca tradizione.

Questo lavoro fu scritto per il direttore di coro di Baden ed è l’ultima delle opere sacre di Mozart prima del Requiem K 626, che chiuse la vita del compositore austriaco, il 5 dicembre del 1791. Della Messa K 427, la partitura autografa restò incompleta, perché tutto quel che rimase del Sanctus e dell’Osanna è una «particella» contenete i fiati, gli ottoni, i timpani. Il maestro del coro del monastero della Santa Croce ad Augusta, Matthaus Fischer (1763-1840), rielaborò per suoi fini di studio le parti su scritte. Così come nel Qui tollis dovette comprimere le otto parti in modo che lo spazio della carta bastasse per tutta la partitura. Per conseguenza, ciò che fu trascritto dal Fischer del Sanctus, nonché l’Osanna appare incerto. Per questo motivo e per gli errori successivi di questi, anche nel Qui tollis fu fatta confusione. La ricostruzione per una edizione il più possibile aderente alla volontà di Mozart ha richiesto attenzione del materiale ritrovato della «particella», e nell’intendere ciò che il maestro del coro di Augusta aveva confusamente riportato sul pentagramma. Oltre alla Fuga (forma polifonica dove il tema principale viene imitato da altre voci mentre la principale comincia un altro tema), spiega Richard Maunder, l’orchestrazione del Credo in unum Deum e dell’Incarnatus est non è completa. Risulta inconcepibile che Mozart abbia rinunciato ai tromboni, ai corni così legati al Gloria. La problematica, dunque, della sua incompiuta creazione è nelle mani della capacità di studiosi e orchestratori di oggi nel restaurare questo capolavoro di musica sacra. Gli indizi non mancano: l’indicazione «fagotto solo» in chiave di basso e non, come pare, per errore fosse stata scritta in originale in chiave di violino, si pone come tale anche per passaggi solistici dei corni. L’Et Incarnatus est ricorda l’aria «Se padre perderei» dell’Idomeneo, aria preferita da Mozart, ripresa al pianoforte ,cantata da Costanze nei giorni felici e scritta alcuni anni prima. Tutte queste considerazioni e probabili aggiunte fornite da alcuni dettagli hanno dato maggiore completezza su come potrebbe esser stata scritta da Mozart questa meravigliosa Messa in Do minore.

Assunzione della Vergine

Assunzione della Vergine, affresco di Giuliano Traballes nella Chiesa di Filippo Neri in Piazza San Firenze, Firenze (Italia); disegno di Enrico Martelloni, 2015
(dicembre 2025)

Tag: Enrico Martelloni, Mozart, Messa K 427 in Do minore, Costanze Weber, Salisburgo, stile mottettistico a cappella italiano, direttore di coro di Baden.