Gonta: un altro crimine di Caterina II
Un combattente ucraino per la libertà del suo popolo

Nell’articolo precedente tra gli assassinii voluti da Caterina II, ormai Imperatrice come Maria Teresa d’Austria, non ho citato quello di Gonta. Prima, però, ricordiamo un piccolo particolare su Caterina II. Si chiamava Sophie Friederike Agustine von Anhalt-Zerbst-Donburg, ed era di un piccolo principato di Sassonia, ovvero era Tedesca e qiasi povera in canna. Prenderà, poi, il nome di Ekaterina Alekseevna. Anche Pietro III, nipote di Pietro I per linea femminile, era Tedesco. La dinastia era Holstein-Gottorp- Romanov. Kubyla («giumenta», «vacca»), era, invece, il nome degli ascendenti di Pietro I. Romanov arrivava dal nonno, Romanov Jur’evic Zacharin.

Torniamo a noi. Al pari di Rasin e di Pugacioff, Gonta in Ucraina rappresentò un ostacolo al dominio di Caterina. Il nome di Gonta riecheggiò dopo il martirio, nelle organizzazioni segrete ucraine del Risveglio che era coevo del nostro Risorgimento, al quale si era ispirato. Era, quello di Gonta, il secolo XVIII, dove l’Etmano si oppose coraggiosamente ai Polacchi della Confederazione di Bar, ai Turchi e ai Moscoviti. Finì i suoi giorni tradito e torturato, ucciso dai Polacchi, dopo che fu catturato dall’esercito di Caterina II, ormai prossima alla prima spartizione della Polonia, avvenuta poco dopo, nel 1772, alla conclusione del caos politico e militare di quegli anni. Ivan Gonta fu un sotnik, o ufficiale, nelle file polacche di Potoki. Ma Gonta era anche Ucraino, Cosacco registrato, che nel 1768 guidò la rivolta contro l’oppressione della Confederazione. Lo scontro si allargò verso i Moscoviti, alleati con il Re di Polonia Stanislao II Poniatovski, avversi ai Baristi, e contro i Turchi, ovvero contro grandi potenze. La volontà di Gonta fu la difesa delle terre ucraine e della popolazione ortodossa contro la nobiltà polacca. Si era creata nella circostanza, una sorta di «scacchiera fiorentina» dove tre Stati e una entità si combattevano, in realtà da vecchia data. La città di Uman fu presa nella primavera del 1768 da Gonta e Zalizniak, uniti dalla forza contadina Haidamaka, parola di origine turca che significava «brigante». Uman oggi è ancora una città ucraina dove vive una comunità ebraica. La presenza continua degli Ebrei a Uman, città resa famosa anche dal pellegrinaggio annuale sulla tomba del Rabbino Nachman di Breslov, mostra che non ci fu uno «sterminio» della popolazione ebraica locale. Infatti, come per Konovalez e Bandera, nella prima metà del ’900 Polacchi e Moscoviti ne infamarono il nome semplicemente perché, sconfitti, gli Ucraini combatterono per la loro indipendenza. Né più né meno avvenne con l’OUN e l’Esercito Insurrezionale Ucraino, dal 1929 alla fine degli anni Cinquanta-primi anni Sessanta del secolo scorso. Un po’ come l’Italia, che al contrario aveva a che fare con la Francia e l’Austria di natura più democratiche e libertarie di Mosca, dei Polacchi e dei Turchi e poi dei comunisti e dei nazisti. Per quella rivolta, Gonta è ricordato ancora oggi nella tradizione popolare ucraina come difensore della terra e del popolo ucraino. I Confederati di Bar erano nobili polacchi che si opposero al Re accusandolo di essere «troppo filorusso» e di voler indebolire la «złota wolność», la libertà dorata della nobiltà polacca. Stanislao II aveva appoggiato il Trattato di Varsavia di quel medesimo anno 1768, che dava uguali diritti anche agli ortodossi e ai protestanti. Per i Confederati questo era un tradimento della fede cattolica e dell’ordine tradizionale della Rzeczpospolita. Quindi i Baristi combatterono il Re e l’esercito russo che lo sosteneva. Ivan Gonta e gli Haidamaki approfittarono di quel caos e l’Etmano guidò la rivolta dei contadini ucraini, armati di lunghe picche artigianali, contro i proprietari terrieri polacchi confederati, ma anche contro l’esercito moscovita. Koliivschyna è appunto il nome della rivolta e dei contadini senza terra chiamati per questo: Kolii.

La rivolta Haidamaka si sviluppò sulla riva destra del Dnieper, il grande fiume anima del popolo ucraino. Bisogna ricordare in proposito che Kyiv era stata venduta dai Polacchi ai Moscoviti già 80 anni prima, per 176.000 monete d’oro.

Nel giugno 1768, il Cosacco entrò a Uman con Maksym Zaliznjak. La città era una roccaforte dei Confederati di Potocki. Nell’estate del medesimo anno, la rivolta si allargò in Kyiv, Bratslav e in altre parti della Podolia. I Confederati Baristi non riuscirono a schiacciare Gonta. Ma in autunno i Moscoviti intervennero per ristabilire l’ordine al confine, mentre erano in guerra contro i Turchi. Gonta venne tradito, vinto. Stanislao II restò sul trono sostenuto dalla Zarina, mentre la Confederazione continuò a combatterlo fino al 1772. Due rivolte per motivi diversi, costituirono le basi per la successiva spartizione della Polonia fortemente indebolita tra gli Stati Centrali. Caterina II regnò dal 1762 al 1796. Nel 1768, anno di Gonta e della Koliivshcyna, era al potere da 6 anni. Proteggeva Stanislao II Poniatowski contro la Confederazione, perché la Polonia debole faceva comodo alla Russia. Dopo la fine di Gonta, Caterina in un primo tempo sostenne i Cosacchi come cuscinetto contro Turchi e Tartari, ma si rese conto del potenziale pericolo degli Ucraini e dopo il 1775 chiuse il Sich di Zaporižja. Per togliere autonomia ai Cosacchi, dopo aver convinto molti di questi a stabilirsi a San Pietroburgo, offrì loro terre sul Don e il Kuban, luoghi dove ancora si parla ucraino. Fu poi Potiomkin ad annettere la Crimea nel 1783, prima resa autonoma dalla pace di Kukuc Kayanarca con la «Sublime Porta» turca nel 1775.

Quindi, nel 1768 Caterina non intervenne direttamente a Uman, ma i suoi Generali presero la città. Gonta finì giustiziato dai Polacchi, ma rimarrà il simbolo e l’esempio dell’Ucraina. Taras Shevchenko, poeta nazionale ucraino, scrisse il poema Haidamaky nel 1841, dedicato proprio a Ivan Gonta e Maksym Zalizniak. Il poema si chiuderà col sacrificio di Gonta che uccide lui stesso i suoi figli educati nel mondo polacco, ponendo avanti, alla vita dei figli, il riconoscimento primario della libertà del suo popolo. Ecco che Gonta, eroe tragico, Etmano, si ribella ai padroni polacchi e Shevchenko lo trasforma in simbolo della lotta ucraina contro servitù e oppressione. Per gli Ucraini i versi scritti dal poeta restano popolari: l’esempio della rivolta porterà Shevchenko in esilio militare nel Kazakistan per 10 anni, nel 1847, a seguito della scoperta da parte dello spionaggio di San Pietroburgo dell’organizzazione segreta «Cirillo Metodio». Infine, è verosimile che anche Gogol si sia ispirato a Gonta nel suo racconto Taras Bulba, dove l’eroe cosacco uccide il figlio per il tradimento del suo popolo. Da sempre la lotta degli Ucraini per l’indipendenza, almeno dalla metà del XIII secolo, è stata una guerra contro Polacchi e Moscoviti. Tra questi si ricorda Danilo I Romanovic di Leopoli, ma anche altre vicende, che ebbero come protagonisti gli Etmani, Bogdan Kmelnitsky, Mazepa, Orlik e non ultimo Bandera e l’OUN che, come Gonta del ’700, dovette combattere contro la dittatura polacca, quella nazista e quella sovietica ancora oggi mistificata dalla narrazione di Mosca.

(luglio 2026)

Tag: Enrico Martelloni, crimini di Caterina II, Ivan Gonta, Stanislao II Poniatovski, Uman, Haidamaka, Confederati di Bar, Trattato di Varsavia, 1768, Koliivschyna, Dnieper, Kyiv, Maksym Zaliznjak, pace di Kukuc Kayanarca, Cosacchi, Taras Shevchenko, Haidamaky, Gogol, Taras Bulba.