L’Europa orientale fra le due guerre
Un periodo difficile a causa dei contrasti etnici

La storia dell’Europa orientale di questo periodo è caratterizzata più che dalle questioni politiche dai contrasti etnici anche perché le diverse popolazioni erano fortemente mischiate fra loro con confini molto incerti fra le varie etnie. Si ebbero quindi contrasti interni e contrasti con i Paesi vicini. La più grave fu la guerra greco-turca del 1919-1922 che provocò massacri, un enorme numero di profughi e finì con la sconfitta dello stato europeo. Anche l’Italia fascista, la Germania e la Russia approfittarono della situazione per estendere la loro influenza sui Paesi dell’Europa dell’est.

Contrasti etnici si ebbero in tutti i Paesi compresa la democratica e industrializzata Cecoslovacchia, solo la Lettonia e l’Estonia si trovarono con una situazione più stabile. Pertanto prevalsero ovunque i partiti nazionalisti insieme ai partiti contadini della sinistra moderata. In tale situazione di tensione ebbero un grande peso i militari. In quasi tutti i Paesi si alternarono periodi di democrazia a governi dittatoriali o comunque molto autoritari.

Dove i contrasti fra popolazioni diverse raggiunsero la maggiore tensione fu la Jugoslavia (Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni), di fatto uno stato accentrato dove le maggiori cariche venivano assegnate ai serbi mentre le altre minoranze, tedeschi, ungheresi, albanesi non avevano rappresentanza. Si ebbero assassinii politici, le azioni dei terroristi dell’Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone che volevano l’unione della Macedonia alla Bulgaria e si ebbero soprattutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale i massacri con centinaia di migliaia di morti fra croati, diretti da un’organizzazione filo nazista degli Ustascia, e i serbi guidati dai monarchici Cetnici. Interessante notare che in diversi periodi i monarchi di Jugoslavia, Bulgaria e Romania assunsero ampi poteri ma cercarono di stemperare i duri contasti interni. In tutti i Paesi dell’area furono numerosi i colpi di stato e non mancarono i movimenti estremistici di destra antisemiti.

Fra i movimenti di estrema destra si distinse per la sua particolarità la Guardia di Ferro rumena. Il movimento era abbastanza atipico, per le sue adunate poteva ricordare i movimenti fascisti ma la sua ideologia era particolarmente legata alla questione religiosa, per un certo periodo ebbe infatti come denominazione Legione dell’Arcangelo Gabriele. Ebbe fra i suoi sostenitori principalmente contadini ma anche studenti universitari. Il movimento era anticapitalista e antisemita caratterizzato da una disciplina particolarmente rigorosa e si contraddistinse anche per assassinii politici e azioni terroristiche.

Nella vicina Grecia si ebbero diversi governi militari che risultarono poco capaci di gestire la situazione politico-economica. Nel 1928 ritornò al potere il liberale Venizelos che cercò di migliorare i rapporti con i Paesi confinanti e subì un attentato seguito da disordini. Quando fu sconfitto nel 1935 ritornarono al potere i militari fra i quali si distinse il governo dittatoriale di Metaxas che si avvicinava al fascismo. Anche l’Albania venne retta a lungo da un militare e latifondista, Ahmet Zogu, che si proclamò re e tentò di modernizzare il Paese.

I movimenti comunisti ebbero un certo peso in Jugoslavia, Bulgaria e Ungheria. In quest’ultimo Paese il partito comunista prese il potere non in seguito a una rivoluzione ma semplicemente per le dimissioni del precedente governo liberale. Il breve governo comunista si caratterizzò per la sua violenza e per la sua politica che scontentò i contadini. Il governo venne rovesciato dall’ammiraglio Miklos Horty, uomo di origini nobili e di tendenze conservatrici che governò come Reggente (anche se in cattivi rapporti con gli Asburgo) ma appoggiato dal più estremista movimento delle Croci Frecciate. Nonostante i governi di destra, si ebbero in tutta la regione riforme agrarie promosse dai forti partiti contadini della sinistra moderata finalizzate a distribuire la terra ai coltivatori diretti a discapito dei latifondisti particolarmente di diversa origine etnica.

Anche la Polonia, Paese nato da poco, presentava difficili problemi interni ed esterni, dopo la dura guerra con i bolscevichi russi (1919-1921) il Paese si trovò con un vasto territorio ma numerose minoranze etniche (un terzo della popolazione) insofferenti all’autorità centrale. La ripresa del Paese si legò alla figura dell’alto ufficiale Pilsudski, socialista almeno per un periodo della sua vita, in contrasto con il partito nazional democratico ma aperto ai conservatori, il grande personaggio organizzò il colpo di stato del 1926. Il generale contrastò gli estremisti e cercò di promuovere un’alleanza fra gli stati dell’Europa orientale per difendersi dalla politica espansiva sovietica ma le rivalità fra questi Paesi la rese impossibile.

I Paesi baltici conobbero un discreto sviluppo ma dovettero affrontare l’aggressiva politica espansiva tedesca e sovietica, e la Lituania anche quella polacca, mentre in Estonia si ebbe un tentativo di colpo di stato comunista. Tale situazione portò nel 1926 nel Paese lituano a un colpo di stato interno. Lo stesso avvenne negli altri due Paesi baltici nel 1934 per fermare comunisti e nazisti. Non mancarono comunque le iniziative politiche a favore dei contadini e contro il ceto ricco tedesco, agrari che costituivano anche in questa regione larga parte della popolazione.

(dicembre 2025)

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