Sciopero di altri tempi
Il primo in Egitto nel 1166 avanti Cristo
Lo sciopero è una forma di protesta dei dipendenti che si mettono in una posizione di difesa dei propri diritti contro i datori di lavoro e che si manifesta con l’astensione collettiva da ogni attività. Le ragioni per le quali lo sciopero viene indetto sono diverse e se ne può ricordare qualcuna. In primo luogo, i salari devono essere adeguati ai costi della vita e, nello stesso tempo, devono essere buone le condizioni di lavoro, basate su orari ragionevoli con la giornata lavorativa di otto ore, come fu deciso dopo la prima Rivoluzione Industriale, e sicurezza fisica personale. Poi, nel caso di certe politiche governative o particolari deliberazioni, la protesta può essere giustificata. Talora è un appoggio di solidarietà nei confronti di categorie di lavoratori che abbiano problemi similari ai propri. Lo sciopero fu sempre fondamentale per la vita di un Paese, e il massimo avvenne nel XX secolo, quando addirittura mise in notevoli difficoltà l’economia di Paesi interi.
Ma lo sciopero è una forma moderna di malcontento oppure ha una sua tradizione? Ebbene, sì, lo sciopero è un’invenzione antica e, documenti alla mano, il primo sciopero che sia stato organizzato e di cui si abbiano notizie certe avvenne in Egitto e risale al mese di novembre del 1166 avanti Cristo; il che significa che da allora sono trascorsi più di 3.000 anni.
Il fatto avvenne durante il Regno del Faraone Ramses III. Gli operai stavano lavorando nella città di Deir-el-Medinet, luogo in cui si provvedeva alla costruzione delle tombe destinate alla Valle dei Re, quando, a un certo momento e per la prima volta documentato dalla storia, decisero di smettere di compiere il loro dovere quotidiano, perché non venivano rispettati i loro diritti. Questa forma di protesta era dovuta ai ritardi nella consegna della paga, consistente in grano, legumi, pesce e in unguenti per proteggersi dal sole e dal clima secco del deserto: si trattava di provviste, che tardavano sempre a pervenire perché qualche funzionario corrotto le bloccava lungo il loro percorso. Il fatto è descritto nel papiro definito «dello sciopero», oggi al Museo Egizio di Torino. Si racconta che i lavoratori, che non sopportavano più di aspettare ciò che spettava loro, smisero di lavorare e, al grido che avevano fame, si incolonnarono verso il tempio dove riposavano le ossa del Faraone Thutmose III, non lontano da Medinet Habu sulla sponda occidentale del Nilo presso Tebe, dove sedettero a terra e risposero picche a coloro che li invitavano a tornare al lavoro, affermando che il consiglio non sarebbe stato seguito a meno che i responsabili di Deir-el Medina non decidessero di proporre soluzioni. Ma questo non avvenne.
Allora, i lavoratori ripresero il cammino e si recarono al santuario Ramesseum, il tempio funerario di Ramses II, dove i sacerdoti, impauriti da quella folla, le diedero 50 forme di pane, naturalmente insufficienti per sfamare tutti, tanto che la protesta continuò per tutta la giornata, finché, a seguito delle promesse avute, questa fu sciolta; ma non finì lì, tanto che per settimane il dissenso da parte dei lavoratori continuò. Alla fine, le richieste dei lavoratori sono state soddisfatte, ma comunque nel corso dei secoli questa forma di protesta di quando in quando era riaccesa e oggi, per ogni questione che metta di fronte i datori di lavoro e i lavoratori, lo sciopero di questi ultimi è predominante.
