Incontro del Cristianesimo con l’Ellenismo
Un rapporto non sempre facile

Il rapporto tra Cristianesimo ed Ellenismo[1] può essere studiato considerando due ambiti: sul versante storico si osserva l’incontro-scontro tra il mondo cristiano e quello greco; sul piano teoretico si approfondisce il rapporto tra due visioni della realtà e della vita umana. In questo senso l’Ellenismo significa sia il mondo storico greco al momento della comparsa del Cristianesimo, sia quella concezione della realtà e della vita umana che è tipica e definita della civiltà greca.[2]


Tra Gerusalemme e Atene

Come periodo storico, l’Ellenismo si sviluppa dalla morte di Alessandro Magno alla fine del Regno d’Egitto di Cleopatra[3], cioè dal 323 al 30 avanti Cristo. In tale periodo la civiltà greca superava i confini dell’Ellade per diventare patrimonio comune delle genti che i Greci chiamavano «barbari».[4] Ma dilatandosi, si diluiva al contatto con gli altri popoli; viceversa, questi popoli e le loro civiltà si aprivano alla cultura, alla lingua, alla civiltà greca. La Grecia «ellenizzava» gli altri popoli e questi «si ellenizzavano» nella lingua, cultura e civiltà.

Il termine Ellenismo si trova per la prima volta nella Bibbia, nella traduzione dei Settanta[5], in 2 Maccabei 4,13, al tempo di Antioco IV Epifane[6] e del sommo sacerdote Giasone, usurpatore, che raggruppava intorno a sé i partigiani dell’Ellenismo e favoriva le usanze pagane tra gli Ebrei: «Così era raggiunto il colmo dell’ellenismo e la diserzione verso i costumi stranieri».

Il termine Ellenisti si trova in Atti degli Apostoli 6,1; 9,29. Può indicare i Greci convertiti al Cristianesimo, ma anche gli Ebrei della diaspora che hanno accolto l’influsso della lingua e dei costumi greci.


L’esempio di San Paolo

Nato a Tarso[7], con cittadinanza romana, San Paolo aveva ricevuto un’educazione sensibile ai valori del mondo greco, anche se ufficialmente fu allevato nel più rigido giudaismo e nell’osservanza delle tradizioni paterne. Fu proprio lui che, appena convertito, ebbe i primi incontri-scontri con gli ellenisti. A parte la visione e l’azione di Pietro riguardante il centurione Cornelio (Atti degli Apostoli 10,1-48), fu Paolo a capire l’importanza del problema dei gentili, in ordine alla diffusione del messaggio evangelico; fu lui a progettare le missioni al di fuori del mondo ebraico, realizzando il preciso comando di Cristo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Matteo 28,19). Paolo sapeva pure che Roma aveva il dominio politico del mondo, ma per lui, sul piano della civiltà, il mondo era formato da Ebrei e da Greci. Su questo dualismo, da superare in Cristo, poggia il suo lavoro e si alimenta il suo dramma:

• dagli Ebrei sarà fanaticamente perseguitato, fino a spingerlo a chiedere giustizia a quell’Imperatore Romano che rappresentava l’incarnazione del male;

• dai Greci sarà deriso e osteggiato, ma li conquisterà in alcuni ambienti alla fede.

L’incontro ufficiale con i Greci avvenne nel luogo simbolo dell’Ellenismo, all’Areopago di Atene.[8]

Usando l’arte retorica, Paolo proclama davanti ai filosofi stoici ed epicurei Dio e il Cristo Messia. L’esito fu deludente. Migliore fortuna ebbe a Corinto, dove esistevano circoli platonizzanti. In questa città fu aiutato da Apollo, un Cristiano che si era formato intellettualmente alla scuola di Alessandria.

Da quel momento, Paolo opporrà costantemente il suo «vangelo» alla cultura dell’Ellenismo:

«Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Corinzi 1,22-24).

«Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia [è l’unica volta che nel Nuovo Testamento viene nominata, e designa una speculazione religiosa più che una riflessione sistematica] e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo» (Colossesi 2,8-9).

«O Timòteo, custodisci ciò che ti è stato affidato; evita le chiacchiere vuote e perverse e le obiezioni della falsa scienza. Taluni, per averla seguita, hanno deviato dalla fede» (1 Timoteo 6,20-21).

In sostanza, alla scienza, alla filosofia, all’eresia, Paolo oppone il Cristo, Verbo di Dio. Tuttavia, al Concilio di Gerusalemme (49 dopo Cristo) l’Apostolo sostiene energicamente l’apertura al mondo extra-ebraico. Non c’è contraddizione in questo atteggiamento, perché Paolo vede nell’Ellenismo quell’umanesimo eterno che è patrimonio dell’umanità. Egli condanna con forza le deviazioni di chi vuol sommergere la novità del Vangelo nel mondo terreno, ma nello stesso tempo cerca di far fermentare con il lievito cristiano la pasta del mondo ellenico.


Evoluzione del problema

La chiarezza delle posizioni paoline nella problematica tra Cristianesimo ed Ellenismo non conclude però il discorso:

• le correnti dello gnosticismo identificano la fede nella «gnosi»;

• Tertulliano[9], invece, proclama la separazione assoluta;[10]

• il filosofo Giustino[11] afferma non l’anti-razionalità del Cristianesimo, ma la sua super-razionalità nel Verbo-Ragione. A suo giudizio, in Cristo i due piani ideali della fede e della ragione, come i due piani storici del Cristianesimo e dell’Ellenismo, convergono nell’assunzione e nella trasfigurazione di tutti i valori;[12]

• il patriarca Clemente[13], maestro dell’Ellenismo Cristiano in quel grande centro di cultura che fu Alessandria d’Egitto, è il massimo sostenitore dell’alleanza tra Cristianesimo e grecità. Egli ribadisce che fede e gnosi, lungi dall’essere separate o contrapposte, si abbracciano e convergono nel delineare il tipo del Santo-saggio Cristiano.[14]

Su questa tematica si svilupperanno la Patristica (insegnamenti dei Padri della Chiesa) e la Scolastica (filosofia dominante nel Medioevo), accentuando ora l’una ora l’altra, secondo la personale prospettiva filosofica degli autori: fede e gnosi, natura e grazia, mistica e dialettica, teologia e umanesimo, tomismo (Aristotele) e francescanesimo (Platone).

Come nell’antichità Gerusalemme incarna la fede rivelata, e Alessandria rappresenta il luogo della ragione umana, così nel Medioevo Assisi simboleggia la teologia permeata di afflato mistico, mentre Parigi è il simbolo di una teologia scientifica e razionale.

In Sant’Agostino[15], l’Ellenismo è neoplatonismo che si concilia con il Cristianesimo, e che serve ad alimentare l’elaborazione culturale del messaggio evangelico. A sua volta, il Cristianesimo aiuta generosamente il neoplatonismo a trovare il vero Vangelo, e lo trasfigura nel concetto di «sapientia christiana».

In San Tommaso d’Aquino[16], questa posizione agostiniana non è rigettata, ma precisata nella distinzione, che non è separazione, tra i due piani della ragione e della Rivelazione. Più che una sintesi tra Ellenismo e Cristianesimo, nella sua dottrina si realizza una visione cristiana con l’aiuto e il supporto teorico dell’Ellenismo.

Ma pur nella diversità degli accenti, il Medioevo monastico e scolastico non ha conosciuto l’antinomia tra Gerusalemme e Atene.


Alessandria

Alla fine del II secolo, l’Ellenismo Cristiano si afferma ad Alessandria, la metropoli egiziana che diventa il punto di incontro tra Giudaismo, Cristianesimo e grecità. Negli ambienti colti della città l’ellenizzazione del paganesimo era totale, al punto che gli antichi dèi egizi avevano assunto nomi greci. L’industria del papiro e la biblioteca conferivano un assetto economico e un patrimonio intellettuale notevole a questo centro di cultura.

Lo stesso Cristianesimo trovò in questo crocevia di civiltà un ambiente molto aperto e favorevole. Alessandria entra così nella storia della Chiesa come Gerusalemme e Roma. Qui il Cristianesimo, proveniente da un ambiente giudaico, si arricchisce di un insegnamento ellenico e, nello stesso tempo, l’Ellenismo completa la propria comprensione della novità evangelica.

Come Roma è il centro politico dell’Impero e la sede dottrinale della Chiesa, Alessandria diventa il centro della cultura cristiana in un duplice campo: quello filosofico, dove il Cristianesimo riceve l’eredità delle filosofie antiche, ed elabora «quell’Ellenismo Cristiano che sarà il miracolo della storia umana» (Jean Daniélou[17]); e quello sociale, a livello di vita cristiana, dove i costumi ereditati dalla Chiesa primitiva perdono la loro espressione giudaica per acquistare il meglio dell’umanesimo ellenistico.


L’esempio di Clemente d’Alessandria

Esempio tipico e nome emblematico di questo Cristianesimo ellenizzato è Clemente di Alessandria. Tito Flavio Clemente (latino o greco?), convertito dal paganesimo, visitò diverse località della Grecia e della Palestina. Verso il 190 succedette a Pantenone nell’insegnamento pubblico e divenne presbitero. Le sue opere – il Pedagogo[18] e gli Stròmata[19] – sono le fonti migliori per la conoscenza del Cristianesimo Alessandrino dell’epoca.

La caratteristica dominante di questa dottrina è l’alleanza tra il Vangelo e la cultura greca. In passato, essa era stata realizzata per l’Antico Testamento dai Giudei di Alessandria, in particolare da Filone[20], un Giudeo della diaspora tra i più celebri.

Esiste una continuità profonda tra il Cristianesimo e il Giudaismo di Alessandria, tra Clemente e Filone, tra l’esegesi giudaica e quella cristiana a carattere profetico, apocalittico, tipologico, che ricerca cioè le corrispondenze tra le realtà dell’Antica e quelle della Nuova Alleanza.

L’Ellenismo Cristiano elabora un’interpretazione di Omero e di Esiodo[21], attribuendo alle loro storie mitologiche un significato simbolico. Clemente di Alessandria usa le diverse scienze, le tecniche scolastiche, l’allegoria, il ragionamento, il simbolismo dei numeri e soprattutto la filosofia. Il suo metodo trasferisce questi procedimenti ai dati della fede e della Scrittura per averne una conoscenza scientifica (= gnosi).

Egli è il primo a elaborare la teoria di una ispirazione divina accordata a certi pagani privilegiati, come i filosofi e i poeti (Pitagora[22], Omero[23]...). Anzi, la vera filosofia non è nata tra i Greci, ma tra i barbari e si è manifestata secondo le diverse razze: gli iniziatori sono stati i profeti d’Egitto, i Caldei dell’Assiria, i Druidi di Gallia, i Magi di Persia, i gimnosofisti dell’India.[24]

È una concezione originale di Clemente e di tutta una corrente di pensiero del suo tempo.

Secondo questa idea, dunque, in origine Dio ha rivelato attraverso gli angeli una certa sapienza ai saggi di ogni razza: tale sapienza andò decadendo e snaturandosi lungo i secoli, così che solo ai primordi è esistita la verità allo stato puro. Tra le antiche sapienze eccelle quella rivelata agli Ebrei; tuttavia anche le altre, quella greca in particolare, hanno un valore equivalente. Cristo è venuto precisamente a restaurare questa sapienza.


C’ è un parallelismo Bibbia/scrittori greci

Esiste quindi un parallelismo tra le pagine della Bibbia e i racconti degli scrittori greci, come Omero, Esiodo... Per Clemente sono tutti «profeti» o «uomini divini», ispirati, come gli agiografi. Hanno voluto insegnare certe verità sotto il velo delle loro narrazioni. Si riportano qui di seguito alcuni esempi al fine di chiarire meglio questa tesi:

– la descrizione del mondo sullo scudo di Achille nel poema epico Iliade corrisponde al racconto della creazione del mondo nel libro del Genesi;

– la storia di Teti e di Oceano nella mitologia greca richiama la separazione della terra dalle acque nella Bibbia;

– gli episodi del diluvio, della torre di Babele, della caduta degli angeli, trovano un parallelo in poemi e letterature antiche.

Il confronto si estende anche ai personaggi:

• Giacobbe che si addormenta con il capo appoggiato su una pietra è paragonato a Ulisse che si rinforza il letto con una pietra;

• le figlie di Ietro presso il pozzo evocano Nausicaa che va al fiume;

• la moglie di Lot, mutata in una statua di sale, ricorda Niobe trasformata in pietra;

• Minosse, legislatore di Creta, è simile a Mosè, legislatore dei Giudei;

• Davide è il parallelo di Orfeo; ambedue suonano la cetra e ambedue sono figure di Cristo.

Sono sottili equivalenze che rivelano in Clemente una natura di artista e di poeta. Tuttavia, per lui tali trasposizioni non sono dei semplici adattamenti, ma delle verità profonde. Egli le giustifica sul piano filosofico ribadendo che Dio, unico Verbo, ha distribuito a ogni Nazione, per mezzo del suo angelo, la forma di sapienza che le è propria: una come principio, multiforme nella espressione.

È sempre lo stesso Verbo di Dio che si rivela nelle forme proprie di ogni cultura. Di conseguenza il Cristianesimo, diffondendosi nel mondo greco, deve spogliarsi delle sue forme semitiche per rivestirsi di quelle elleniche, deve parlare la lingua di Omero e di Platone, deve assumere gli atteggiamenti di Ulisse.

Tutto ciò è vero non solo nel campo delle immagini e dei simboli, ma anche in quello dei costumi e della vita. Lo spirito evangelico deve animare i costumi della società alessandrina, ma le forme non sono più quelle della Palestina. I costumi greci si evangelizzano e, insieme, il messaggio evangelico si ellenizza: ma non c’è sincretismo o confusione, perché il Vangelo rimane integro in tutti i suoi contenuti.

Anche qui alcuni esempi illustrano i concetti esposti:

– è consentito portare i monili profani, perché i simboli possano essere interpretati in senso cristiano, per esempio una nave, un pesce…;

– sono permessi i bagni pubblici, con misura;

– agli uomini è raccomandato lo sport, l’uso moderato del vino…

Naturalmente questi costumi sono condannati dai rigoristi. Clemente pensa, in definitiva, a un tipo di Cristiano in rapporto con l’ideale ellenistico dell’uomo, abbandonando il vecchio abito del Giudaismo. Come diceva l’autore della Lettera a Diogneto, il Cristiano esternamente è simile a tutti gli altri uomini, ha gli stessi costumi e la medesima lingua, ma ha uno spirito diverso.[25]

Si potrebbe riassumere tutto in una frase: il Cristianesimo è la vera filosofia, la vera sapienza. In esso si realizza l’ideale dei saggi greci. Di conseguenza, il Cristiano vive secondo il Vangelo, ma senza l’aspetto del profeta palestinese; esternamente assomiglia al saggio greco, ma internamente a Cristo. Per la prima volta appare al mondo la figura del Cristiano ellenizzato.


Validità del suo pensiero

Questa incarnazione della fede cristiana nella forma culturale dell’Ellenismo ha resistito quasi due millenni, ma oggi appare a diversi autori definitivamente superata in più aspetti. Anzi, c’è chi afferma che la crisi attuale del Cristianesimo dipenda dalla forma alienante che gli è stata conferita nel periodo sub-apostolico, e mette quindi in discussione la tesi della conciliabilità della fede con la cultura.

Secondo uno studio di Battista Mondin[26], i punti salienti del pensiero di Clemente di Alessandria sull’importanza e sulla necessità della filosofia per rendere comprensibile il dato rivelato sono ancora validi oggi. Essi sono:

• la fede non ha motivi per diffidare della filosofia: «Se la fede può essere abbattuta da qualsiasi ragionamento, allora è meglio che sia abbattuta»;

• la filosofia prepara alla fede: «Ciò che la legge è stata per i Giudei, la filosofia lo è stata per i gentili fino alla venuta di Cristo»;

• la filosofia aiuta a intendere le Sacre Scritture;

• la filosofia è utile per insegnare abilmente la Verità Rivelata;

• la filosofia serve per difendere efficacemente la fede contro gli attacchi degli eretici e dei pagani.

Naturalmente, però, la filosofia è insufficiente da sola a salvarci. Due sono, quindi, i meriti fondamentali di Clemente:

1) aver affrontato e risolto per primo il problema dei rapporti tra fede e ragione, tra filosofia e teologia;

2) aver dato diritto di cittadinanza nel Cristianesimo alla filosofia greca e, con essa, a tutto il patrimonio della ragione umana.


La grazia non distrugge la natura

Con questa dottrina la Chiesa ha compiuto uno dei passi più significativi della sua storia. Si è schierata non contro la ragione, ma per la ragione. Si è posta non contro l’uomo, ma con quest’ultimo. La Redenzione di Cristo non è quindi una condanna della natura umana, ma un risanamento della medesima, ristabilimento dell’uomo e delle sue facoltà dentro l’ordine divino sovvertito dal peccato originale.

Il principio secondo cui la grazia non distrugge la natura, ma la eleva, è un principio basilare nel Cristianesimo, e ha trovato in Clemente d’Alessandria il primo teorico e uno dei più validi assertori di tutti i tempi.[27]


Alcune indicazioni bibliografiche

J. Daniélou, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, EDB, Bologna 2010

F. Dovetta, La vera gnosi secondo Clemente Alessandrino, Aracne, Ariccia 2012

G.I. Gargano, Clemente e Origene nella Chiesa Cristiana Alessandrina. Estraneità, dialogo o inculturazione, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011

P. Le Cour, Ellenismo e Cristianesimo, Settimo Sigillo. Roma 2020

E.W. Stegemann-W. Stegemann, Storia sociale del Cristianesimo primitivo. Gli inizi nel Giudaismo e le comunità cristiane nel mondo mediterraneo, EDB, Bologna 2015.


Note

1 J. Daniélou, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, EDB, Bologna 2010. C. Micaelli, La cristianizzazione dell’Ellenismo, Morcelliana, Brescia 2005.

2 J. Burckhardt, Storia della civiltà greca, Sansoni, Firenze 1992. L. Canfora, Ellenismo, Laterza, Roma-Bari 1995. F. Landucci Gattinoni, L’Ellenismo, Il Mulino, Bologna 2010.

3 Cleopatra VII. Nata nel 70 o 69 avanti Cristo.

4 Coloro che non appartenevano al mondo greco. Il termine fa riferimento al fatto che gli stranieri si esprimevano con difficoltà in greco (erano indicati come soggetti che «balbettavano»).

5 Si tratta della prima versione in greco della Bibbia. Venne realizzata ad Alessandria d’Egitto per degli Ebrei lì residenti che non comprendevano più la lingua dei padri (l’ebraico). È indicata «dei Settanta» perché, secondo la Lettera di Aristea a Filocrate (200 avanti Cristo circa), questa traduzione sarebbe dovuta a 72 scribi fatti venire da Gerusalemme su richiesta del Re Tolomeo II Filadelfo (285-247 avanti Cristo).

6 Antioco IV Epifane. Sovrano Seleucide. Governò dal 175 avanti Cristo fino al 164 avanti Cristo (anno della sua morte).

7 Tarso era la capitale della Cilicia.

8 L’Areòpago («collina di Ares») è una delle alture di Atene (Grecia) situata tra l’agorà e l’acropoli.

9 Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (155 circa-230 circa). Avvocato. Filosofo. Apologeta e scrittore cristiano.

10 I lavori antignostici di Tertulliano: De Praescriptione haereticorum, Adversus Marcionem, Adversus Valentinianos, Scorpiace, De Carne Christi, De Resurrectione Carnis, e infine Adversus Praxeam.

11 Giustino (100-163/167; Santo). Filosofo. Martire cristiano.

12 Il suo Syntagma (Syntagma kata pason ton gegenemenon aireseon), ritenuto per lungo tempo perduto, è contenuto sostanzialmente nel Libellus adversus omnes haereses (in genere allegato al De Praescriptione di Tertulliano). Del trattato antignostico di Giustino (100-163/167) sulla Risurrezione esistono considerevoli frammenti nel Trattato sulla Risurrezione di Metodio di Olimpo (250 circa-311), e nei Sacra Parallela di Giovanni Damasceno (nato dopo il 650-749). Il Compendium contro Marcione, citato da Ireneo, probabilmente coincide con il Syntagma.

13 Clemente di Alessandria (150 circa-215 circa; Santo).

14 Clemente di Alessandria, Gli Stromati. Note di vera filosofia, introduzione di M. Rizzi, traduzione e note di G. Pini, Edizioni Paoline, Milano 2006.

15 Aurelio Agostino d’Ippona (354-430; Santo). Filosofo. Teologo. Vescovo.

16 Tommaso d’Aquino (1224/1225-1274; Santo). Membro dell’Ordine dei Frati Predicatori. Filosofo. Teologo.

17 J. Daniélou, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, EDB, Bologna 2010.

18 Clemente Alessandrino, Il Pedagogo, Città Nuova, Roma 2005.

19 Clemente di Alessandria, Gli Stromati. Note di vera filosofia, Paoline, Milano 2006. Il termine «Stromati» («tappezzerie») era utilizzato nell’antichità per indicare miscellanee di argomenti diversi.

20 Filone (detto anche l’Ebreo) nacque ad Alessandria nel 25 avanti Cristo e morì nel 50 dopo Cristo. Filosofo greco di cultura ebraica. Visse in epoca ellenistica. Confronta anche: J. Daniélou, Filone d’Alessandria, Edizioni Archeosofica, Roma 1991.

21 Esiodo fu un poeta greco. Le sue opere vengono collocate tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del VII secolo avanti Cristo.

22 Pitagora (580/570 avanti Cristo-495 avanti Cristo circa). Filosofo greco. Matematico. Astronomo. Fondatore a Crotone di una scuola di pensiero umanistico (Scuola pitagorica). Confronta al riguardo: Clemente di Alessandria, Stromata, I, XIV e XV; I, XXI; II, XVIII. Idem, Esortazione ai Greci, VII.

23 Con il nome «Omero» si indica il poeta autore dell’Iliade e dell’Odissea, poemi epici della letteratura greca. Sulla sua vita non si hanno notizie certe (la realtà si confonde con la leggenda).

24 Il termine «gimnosofisti» (dal latino «gymnosophistae», dal greco «gymnosophistaί», «sapienti nudi») indica gli asceti e i mistici che Alessandro Magno incontrò nella sua spedizione in India.

25 Didachè – Prima lettera di Clemente ai Corinzi A Diogneto, a cura di Antonio Quacquarelli, Città Nuova, Roma 2008.

26 G.B. Mondin, Filone e Clemente, Urbaniana University Press, Roma 1984.

27 Su questo punto confronta anche: J. Ratzinger – Benedetto XVI, Il Dio della fede e il Dio dei filosofi, Marcianum Press, Venezia 2007, pagina 23.

(marzo 2026)

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