Lo gnosticismo
Le origini. Le caratteristiche. I rapporti col Cristianesimo

La gnosi[1] si presenta come una conoscenza superiore, una «sapienza» che pretende di penetrare i segreti ultimi delle cose. Lo gnosticismo[2], invece, è l’insieme di varie correnti religiose e mistiche che, dal secolo II, si incontrano con il Cristianesimo: l’elemento comune di questi sistemi è appunto la credenza nella gnosi come fonte privilegiata della salvezza, superiore alla fede, alle opere e ai riti.

Fino a buona parte del XX secolo, gli autori gnostici erano conosciuti soprattutto attraverso la confutazione degli scrittori ecclesiastici e apologisti, come Giustino (160 circa), Ireneo (180 circa), Ippolito di Roma (230 circa), Epifanio (375 circa), e altri. Non era quindi facile ricostruire e valutare storicamente il complesso del pensiero gnostico.

Nel 1945 un contadino che cercava fertilizzante scoprì per caso 12 codici e frammenti copti vicino a Nag Hammâdi, nell’Alto Egitto (presso Luxor). La collezione, che vi era stata depositata verso il 400, conteneva una cinquantina di testi, molto utili per approfondire credenze e pratiche gnostiche.[3]

Questi documenti rivestono una grande importanza (sono paragonabili ai manoscritti del Mar Morto per la Bibbia, scoperti nel 1947), perché hanno fatto conoscere dati nuovi e diversi da quelli finora noti, tali da costringere a un riesame del problema storico dello gnosticismo e dei suoi rapporti con il primitivo Cristianesimo.

In particolare, tra gli altri, sono stati pubblicati (tra il 1955 e il 1958) il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo e il Vangelo di Maria (Maddalena).[4] Il primo contiene solo alcuni detti. Il secondo è una specie di trattato. Il terzo riporta insegnamenti attribuiti a Cristo risorto. In tali testi è evidente lo sforzo degli gnostici di eliminare gli aspetti apocalittici dal Vangelo, e di considerare l’escatologia cristiana come già realizzata.[5]


Il problema dell’origine del movimento

Nonostante questa nuova documentazione, lo gnosticismo non è ancora chiarito del tutto. Le difficoltà storiografiche si riflettono prima di tutto sul problema dell’origine di tale movimento. In passato sono state formulate varie ipotesi. Allo stato attuale degli studi, non sono più valide quelle di una origine ellenica (Adolf von Harnack[6]) o babilonese-persiana (Wilhelm Bousset[7]); e non è accettata la tesi di un movimento anonimo di sincretismo tra religioni diverse. È vero però che la gnosi è alimentata da influenze ellenistiche e orientali, e che era costituita, come ogni sincretismo, da sistemi aperti a tutte le influenze, non escluse quelle cristiane.

Si è pensato che lo gnosticismo sia nato in quelle regioni dove ha avuto il suo campo di azione e i suoi centri di diffusione, cioè in Siria e in Egitto, luoghi vicini alla Palestina e quindi suscettibili di influenze giudaiche.

Erik Peterson Grandjean[8] propende per un’origine giudaica: lo gnosticismo si sarebbe sviluppato da un fondo dottrinale, collegato con la cosmogonia biblica, interpretata in tradizioni segrete confluite poi nel Talmud. In effetti, c’è una somiglianza tra queste dottrine gnostiche e gli elementi eterodossi giudaici. Dal fondo comune sono poi sorte le diverse correnti, aperte alle più svariate influenze: dall’astrologia caldea al pensiero ellenico e cristiano.[9]

Lo studioso americano Robert Grant[10] sostiene che lo gnosticismo ha avuto origine da una crisi del pensiero apocalittico giudaico, in particolare dal crollo delle speranze apocalittico-escatologiche seguito alla caduta di Gerusalemme. Egli mostra che la concezione gnostica del mondo celeste scaturisce da considerazioni che si ricollegano al calendario, e che si riferivano a certe linee caratteristiche dell’apocalittica giudaica.[11]


1. CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Le difficoltà del problema gnostico si rivelano anche nel tentativo di individuare le linee fondamentali del suo sistema, perché:

– non si tratta di un unico movimento religioso-filosofico, ma di un insieme di movimenti eterogenei;

– tali correnti di pensiero sono espresse in sistemi astratti e fantasiosi, alieni dalla concretezza del genio romano e dalla lucida razionalità del genio greco;

– lo gnosticismo copre questa vasta diversità di forme dall’Occidente (Gallia) all’Oriente (Iran), e dal I al IX secolo.[12]

Più che analizzare i singoli sistemi, è utile evidenziare quelle caratteristiche fondamentali che consentono di avere una sufficiente idea o fisionomia comune a tutto l’insieme del movimento gnostico.

– Il punto di partenza e il fattore prevalente è costituito da una antropologia. Vi è un’attenzione all’uomo nella sua condizione concreta, ma considerata in rapporto al problema della sua origine nel mondo e al suo destino ultra-terreno; si tende a cercare una spiegazione del problema del male e del suo superamento.

– Strettamente legata all’antropologia c’è quindi una cosmogonia. L’interesse marcato per le teorie sull’origine del cosmo è comune a tutti gli gnostici. Essa non è posta in relazione a Dio, ma in contrapposizione a Lui; la creazione non sarebbe stata voluta da Dio ma costituirebbe la conseguenza di una degradazione cosmica per la caduta di una delle potenze che emanano da Dio. Quindi tutta la creazione è male e corruzione, e l’uomo ne è prigioniero.

– Tra Dio e il mondo esiste perciò un’opposizione, un dualismo irriducibile, come tra luce e tenebre, tra bene e male, tra pienezza e caos. Vi sono tuttavia delle gerarchie intermedie: o come potenze che emanano da Dio, o come 365 mondi degradanti (Basilide), o come generazioni di eoni (idee) che procedono da Dio a coppie (Valentino). È questo il lato più fantastico e soggettivistico dello gnosticismo.

– Poiché il problema fondamentale dell’uomo è la sua salvezza, l’antropologia è collegata anche a una soteriologia. L’uomo può salvarsi mediante l’aiuto di un messaggero di Dio o eone salvatore. Quest’ultimo lo aiuterebbe a compiere tale liberazione o fuga dal mondo visibile, e a raggiungere la salvezza (concepita come disincarnazione, evasione dalla storia). Tale salvezza ha un carattere intellettuale ed è frutto della gnosi; non è quindi possibile a tutti.

Gli uomini, infatti, sono divisi in tre classi in modo fatalistico: pneumatici, psichici, ilici. I pneumatici possiedono un germe divino («pneuma») e sono i soli a comprendere che l’anima è straniera nel mondo, gli unici che vengono assorbiti dalla pienezza divina. Gli psichici, invece, malgrado una certa tendenza, non riescono a disincarnarsi, poiché sono uomini terreni, formati di anima e di corpo corruttibile, dal quale non riescono a liberarsi. Gli ilici, infine, sarebbero uomini senz’anima che tendono nella loro esistenza a tutto ciò che è materia.

– La soteriologia gnostica include anche una cristologia, in quanto la potenza salvatrice è identificata con Cristo, ma con un Cristo deformato: da qui la radicale opposizione con il Cristianesimo. Infatti, il dualismo fondamentale rende impossibile e inconcepibile l’idea di una incarnazione del Verbo, e dunque incomprensibile il mistero della croce, della Risurrezione, della Redenzione. In sostanza, la cristologia gnostica non può essere che docetista: il Verbo avrebbe assunto solo una carne apparente, non un vero corpo.[13]


2. LO GNOSTICISMO E IL CRISTIANESIMO

Gli gnostici hanno guardato con simpatia e interesse al Cristianesimo, ne hanno utilizzato alcune idee morali, hanno rivestito le proprie dottrine con espressioni evangeliche. Valentino ha commentato il Vangelo di San Giovanni; altri lo hanno imitato scrivendo dei propri vangeli. Il manicheismo ha composto bellissimi inni a Gesù. Tuttavia il dato cristiano rimane completamente svisato: è stato sovrapposto a sistemi già compiuti, è stato svuotato e deformato. Le coincidenze sono nominalismi inseriti in un contesto del tutto diverso.

Ciò che maggiormente ha preoccupato gli apologisti cristiani fu appunto questa falsificazione del dato cristiano, che gli gnostici presentavano come una conoscenza superiore (= gnosi). Per questo Sant’Ireneo ha intitolato la sua opera Adversus haereses, nel titolo originale greco: Ricerca e smascheramento della falsa gnosi. Proprio come reazione sorge il primo tentativo serio di una teologia cristiana che vede nella Tradizione Apostolica e nella Chiesa l’interpretazione esatta della Rivelazione.

Anche sul piano disciplinare la reazione allo gnosticismo ha dato i suoi frutti: riforma della disciplina catecumenale e liturgica per una scelta e una preparazione più oculata dei candidati al Battesimo e agli Ordini; nella celebrazione dei misteri cristiani fu adottata la disciplina dell’«arcano» per impedire l’accesso agli estranei; contro la letteratura apocrifa si stabilisce i Canone dei Libri Sacri, in particolare dei quattro Vangeli.

Certo, lo gnosticismo ha costituito un pericolo grave per i Cristiani più deboli e meno formati: in alcuni ambienti l’idea dell’anima «straniera nel corpo» esercitava un grande fascino. Tutto considerato, però, la Chiesa uscì dalla prova più sicura e più salda di prima, con una dottrina più chiara.


Sopravvivenza gnostica

Come movimento religioso, lo gnosticismo si è prolungato nel manicheismo ma, dopo la lotta di Sant’Agostino, fu definitivamente superato.

Come mentalità, invece, è sopravvissuta in certe sette orientali; è filtrata nelle eresie medievali del catarismo e degli albigesi, in quelle di John Wycliffe[14] e Jan Hus[15] e dei movimenti protestanti, con il richiamo all’idea di una Chiesa invisibile; è penetrata perfino nell’Illuminismo[16] come forma di spiritualismo razionalista.

Questa mentalità gnostica nasconde una problematica vivissima per le persone di ogni tempo: è l’esigenza di conoscere il significato ultimo della vita e della storia, il bisogno di superare il mondo in un’ansia di salvezza, l’inconscio richiamo alla visione biblica e cristiana dell’uomo.


3. GLI ESPONENTI PRINCIPALI

Basilide

Le varie correnti esistenti in seno allo gnosticismo permettono di riconoscere un certo patrimonio comune di idee, ma evidenziano anche quali deviazioni e contraddizioni si trovassero nel movimento.

Basilide (117-138?) fondò una scuola molto influente ad Alessandria e con seguaci a Roma; compose un commento ai Vangeli in 24 libri, numerosi inni e preghiere. Affermava di essere in possesso di insegnamenti segreti rivelatigli dall’Apostolo Mattia. Elaborò in particolare una complicata teoria delle emanazioni di angeli. La sua cristologia è docetista: Simone di Cirene sarebbe morto in croce al posto di Cristo.[17]

Valentino

Più importante è la figura dell’Egiziano Valentino (deceduto nel 135-165). Rappresentò il maggiore ingegno dello gnosticismo, che egli predicò con slancio religioso e poetico, tanto da insidiare lo stesso Cristianesimo. Teologo e mistico, diffuse per 20 anni la sua dottrina a Roma, dove tentò di divenire Vescovo. I suoi scritti sono conosciuti attraverso i discepoli: egli fu un capo-scuola a tendenza platonica e pitagorica. Gli elementi essenziali del suo pensiero sono: trascendenza assoluta del Padre invisibile e del suo Lògos, da cui emanano 30 eoni supremi (il «pléroma» o mondo spirituale perfetto); la creazione inferiore anela a questa pienezza e la raggiunge attraverso Cristo che si incarna recando all’essere umano la vera gnosi liberatrice.[18]

Marcione

Un rappresentante significativo di una dottrina affine allo gnosticismo fu Marcione (85 circa-160 circa)[19], proveniente da ambiente cristiano del Ponto. Dotato di forte volontà e di capacità organizzativa, si stabilì a Roma nel 140 e fondò gruppi (con Vescovi e presbiteri, preghiere e culto) molto simili alle comunità cristiane: per tale motivo fece proseliti, fino a quando Giustino e Tertulliano[20] non ne smascherarono la falsa dottrina.

Marcione approfondì l’opposizione tra legge e spirito, descritta in San Paolo, giungendo al ripudio dell’Antico Testamento e di molta parte del Nuovo. Il canone biblico è ridotto al solo Vangelo di Luca e alle Lettere paoline, con evidente intento dualistico: nell’Antico Testamento esiste solo il Dio della giustizia e della legge; nel Nuovo solo il Dio della bontà e della misericordia.[21]

A questa Bibbia gravemente mutilata fece seguire un commento, le Antitesi, o contraddizioni che egli credette di trovare tra i due Testamenti: era un attacco diretto al concetto cristiano di un Dio unico. La cristologia di Marcione segue il docetismo, perché ritiene impossibile che la carne umana possa accogliere la divinità.[22] In campo morale condanna il matrimonio, ed esige un severo ascetismo; diventa fondatore di una Chiesa per pochi eletti, chiamati a vivere in attesa della salvezza.[23]

I marcioniti fondarono le loro Chiese sul modello delle Chiese ortodosse. Avevano i loro ministri sacri e proprie liturgie. Nell’Eucaristia non usavano vino, a motivo dell’importanza che attribuivano all’ascetismo. Alcune loro idee penetrarono in varie sette gnostiche, e a loro volta i marcioniti subirono l’influenza delle teorie gnostiche. Le loro idee si diffusero in Italia e perfino in Arabia, Armenia ed Egitto. Per molti anni esercitarono un’influenza notevole in Oriente. Nel IV secolo esistevano ancora villaggi marcioniti vicino a Damasco. In Occidente la loro influenza andò declinando, specie per i loro legami con i manichei.

Il montanismo

Di altro genere, ma particolarmente pericoloso, fu il montanismo, o «eresia dei Catafrigi», dal nome del primitivo centro di diffusione (la Frigia Meridionale). Tra il 156 e il 177, il neofita Montano[24] di Pepuza[25], con due donne, Priscilla e Massimilia, andava predicando di aver ricevuto il carisma della profezia con molte estasi e visioni. Tali effusioni dello Spirito (non infrequenti nella Chiesa delle origini) preparavano l’avvento del Regno del Paraclito, che doveva seguire quello del Padre (Antico Testamento) e del Figlio (Chiesa gerarchica), e manifestarsi in una Gerusalemme celeste. Quando l’attesa della sua discesa nella pianura di Pepuza andò delusa, i montanisti si organizzarono anche in Africa, a Roma e in Gallia.[26]

Questo movimento, che si definì della «nuova profezia», espresse manifestazioni di profetismo, di entusiasmo escatologico, millenaristico, con sete di martirio, rigorismo eccessivo, unilaterale esaltazione della verginità e della continenza. Rappresentò l’evoluzione del Cristianesimo asiatico e, soprattutto, l’esasperazione del Vangelo di Giovanni e dell’Apocalisse.

Il montanismo non pose però problemi di dottrina. Nessuno lo accusò di eresia. Era il prodotto di comunità che vivevano troppo separate dalla Chiesa, e che avversavano Roma. Tale movimento conservò il fervore delle origini, e riuscì a conquistare una personalità della statura di Quinto Settimio Florente Tertulliano, che risollevò le sorti del movimento anche dopo la morte dei primi esponenti.

Gli scritti «montanisti» di Tertulliano sono: De fuga in persecutione, in questo testo difese con decisione il divieto di fuggire davanti alle persecuzioni; De monogamia, ove sostenne che il matrimonio unico è un comando assoluto del Paraclito, mentre le seconde nozze sono un adulterio; De ieiunio adversus Psychicos, in tale opera affermò l’obbligo del digiuno contro gli uomini psichici (cattolici, più moderati); De pudicitia, in cui negò alla Chiesa il potere di rimettere i peccati capitali dell’idolatria, della fornicazione e dell’apostasia.[27]

Taziano

Un caso simile alle vicende di Montano e di Tertulliano è quello di Taziano.[28] Tale personaggio rivelò una significativa personalità cattolica nell’Oratio ad Graecos (Discorso ai Greci). Ma divenne anche un rappresentante dell’encratismo[29] nel Diatéssaron[30] (una specie di concordanza «tratta dai quattro Vangeli», ove condannò il matrimonio). Si mantenne vicino al radicalismo orientale, e contrario alle tendenze romane. Subì pure influenze giudaiche. Rimane paradossale il fatto che uomini simili siano finiti fuori della Chiesa.

Il manicheismo

La più strana delle eresie fu il manicheismo, dal nome del fondatore della setta, Mani (215-276 dopo Cristo).

Un raffinato sincretismo spinse il dualismo gnostico alle estreme conseguenze: la luce è la potenza del bene; ogni materia è malvagia; le opere della creazione provengono da una mescolanza di luce e di tenebre.[31]

Mani[32], «ambasciatore della luce», predicò in Persia e nella regione di Babilonia la nuova religione, che gli venne «rivelata», e di cui era il profeta. Si diceva che liberava da demoni e da malattie. Morì in prigione. Fu decapitato e sepolto dai seguaci a Jundishāpūr, nella Persia Sud-Occidentale. Il suo movimento religioso si diffuse nell’Impero Romano, dalla Cina all’Africa. Durò fino al Medioevo. I manichei erano divisi in modo netto tra una schiera di «eletti» e la massa dei fedeli, detti «uditori». Questi ultimi conducevano una vita ordinaria. Ogni giorno offrivano doni di frutta, cocomeri e meloni (che si credeva possedessero molta luce) agli eletti, i quali erano asceti e vegetariani. Alla morte, le anime degli uditori si reincarnavano in altri uomini. Solo gli eletti, che si distinguevano per le loro vesti bianche, potevano occupare cariche e compiere i riti più sacri.


Alcune indicazioni bibliografiche

R. E. Heine, The Montanist Oracles and Testimonia, Mercer University Press, Mâcon 1989

I Codici di Nag Hammadi, a cura di A. Annese, F. Berno, D. Tripaldi, Carocci Editore, Roma 2024

Il vangelo di Marcione. Testo greco a fronte, Einaudi, Torino 2019

G. Widengren, Il Manicheismo, Il Saggiatore, Milano 1963.


Note

1 K. Rudolph, La Gnosi. Natura e storia di una religione tardo antica, Paideia, Brescia 2000.

2 H. Jonas, Lo Gnosticismo, a cura di R. Farina, presentazione di M. Simonetti, SEI, Torino 1995.

3 N. Denzey Lewis, I manoscritti di Nag Hammadi. Una biblioteca gnostica del IV secolo, Carocci, Roma 2014.

4 I vangeli gnostici. Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo, a cura di L. Moraldi, Adelphi, Milano 1993.

5 L. Moraldi (a cura), La Gnosi e il mondo: raccolta di testi gnostici, TEA, Milano 1988. M. Simonetti (a cura), Testi gnostici in lingua greca e latina, Fondazione Lorenzo Valla, A. Mondatori Editore, Milano 1993. L. Painchaud, La bibliothèque copte de Nag Hammadi, in: «L’étude de la religion au Québec: Bilan et prospective», sous la direction de J.-M. Larouche et G. Ménard, Les Presses de l’Université Laval, Québec 2001.

6 Adolf von Harnack definì lo Gnosticismo l’acuta ellenizzazione del Cristianesimo («Die Gnosis ist akute Hellenisierung des Christentums», in Lehrbuch der Dogmengeschichte, Akademische Verlagsbuchhandlung von J.C.B. Mohrf, Freiburg I.B., 1888, volume I, pagina 162.

7 W. Bousset, Hauptprobleme Der Gnosis, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1907.

8 Erik Peterson Grandjean (1890-1960).

9 E. Peterson Grandjean, Frühkirche, Judentum und Gnosis. Studien und Untersuchungen, Rom & Freiburg im Breisgau, Herder, 1959.

10 Robert McQueen Grant (1917-2014).

11 R. M. Grant, Gnosticismo e Cristianesimo primitivo, Il Mulino, Bologna 1982.

12 AA.VV., The Origins of Gnosticism / Le origini dello gnosticismo, a cura di U. Bianchi, Brill Academic Pub Leiden 1997.

13 Confronta anche: A. Orbe, Cristología gnóstica. Introducción a la soteriología de los siglos II y III, Editorial Católica («Biblioteca de Autores Cristianos»), Madrid 1976.

14 John Wycliffe (1330-1384).

15 Jan Hus (1369-1415).

16 Corrente di pensiero che sorse in Europa intorno al XVIII secolo. Sul piano pratico si tradusse in un movimento filosofico, politico, sociale e culturale.

17 Allo stato attuale non sono conservati scritti di Basilide. Non ci sono, inoltre, testimoni gnostici suoi contemporanei. Per tentare di avere un’idea della sua dottrina è necessario conoscere le fonti scritte da suoi oppositori. G. Biondi, Basilide. La filosofia del Dio inesistente, Manifestolibri, Roma 2005.

18 Confronta anche: M. J. Edwards, Gnostic and Valentinians in the Church Fathers, in: «Journal of Theological Studies», XL 1989, pagina 26 e seguenti.

19 Marcione fu presto coinvolto dall’insegnamento del maestro gnostico Cerdone. Questi insegnava che il Dio dell’Antico Testamento era diverso dal Dio e Padre di Gesù Cristo. Il Dio dell’Antico Testamento era inconoscibile, mentre il Dio del Nuovo Testamento era stato rivelato; quello era pura giustizia, questo amore e grazia. Marcione divenne il portavoce principale di questo messaggio, e vi introdusse proprie idee. Marcione era gnostico nella sua credenza che il corpo fisico fosse cattivo in sé. Per tale motivo sosteneva l’ascetismo e una comprensione docetica di Cristo. Però, non condivise le visioni fantasiose e mitologiche della redenzione sostenute da altri gnostici. Marcione venne scomunicato nel 144.

20 Tertulliano scrisse il suo libro Adversus Marcionem (Contro Marcione) verso il 207.

21 Marcione insegnava che il Dio dell’Antico Testamento era vendicativo e autore del male. Era un Dio che si interessava solo del popolo ebraico, per il quale era disposto a distruggere tutti gli altri. Al contrario, il Dio del Nuovo Testamento è un Dio di grazia e di amore per tutti e si è rivelato nel suo Figlio Gesù Cristo.
Il vangelo di Marcione, a cura di A. Nicolotti e C. Gianotto, Einaudi, Torino 2019.

22 Marcione affermava che Gesù Cristo non era nato da una donna, ma che era apparso all’improvviso nella sinagoga di Cafarnao nell’anno 29 come uomo adulto. Egli infatti non era simile ad alcun altro uomo, tranne che nel suo aspetto: era un essere nuovo sulla terra. La dottrina di Marcione era dunque simile a quella dei doceti. Pur dichiarando che la vita e crocifissione di Cristo non erano necessarie per la salvezza, egli rimaneva convinto che le esperienze umane e le sofferenze del Cristo fossero solo apparenti, non reali.

23 Per Marcione, poiché la creazione non era opera del Dio buono del Nuovo Testamento, i Cristiani dovevano rigettare questo mondo. Il corpo andava rinnegato e trascurato, dal momento che solo l’anima e lo spirito erano redenti. Di conseguenza, Marcione rigettava l’idea della risurrezione del corpo.

24 Montano nacque probabilmente ad Ardabau (attuale Turchia) nella prima metà del II secolo. Con le sue idee religiose diede origine al montanismo. La data della morte è ignota.

25 Città della Frigia non ancora localizzata con precisione.

26 Confronta anche: W. Tabbernee, Montanist Inscriptions and Testimonia: Epigraphic Sources Illustrating the History of Montanism, Georgia, Mercer University Press, 1997.

27 Confronta anche: G. Zannoni, Tertulliano montanista e il sacerdozio, in: «Euntes Docete», 11, 1958, pagine 75-97.

28 Taziano nacque in Assiria. Non si conosce l’anno esatto della morte (180?).

29 Dottrina morale di matrice gnostico-cristiana a sfondo ascetico.

30 Dal greco «dia tessarōn» («secondo quattro» [Vangeli]).

31 G. Gnoli (a cura di), Il Manicheismo, volume I: Mani e il manicheismo, Fondazione L. Valla, Mondadori, Milano 2003. G. Gnoli (a cura di), Il Manicheismo, volume II: Il mito e la dottrina. I testi manichei copti e la polemica antimanichea, Fondazione L. Valla, Mondadori, Milano 2006. G. Gnoli (a cura di), Il Manicheismo, volume III: Il Mito e la dottrina. Testi manichei dall’Asia Centrale e dalla Cina, Fondazione L. Valla, Mondadori, Milano 2008.

32 Secondo la tradizione, Mani, principe persiano, dopo aver avuto giovanissimo due rivelazioni da un angelo, si considerò come l’ultimo profeta della verità religiosa, dopo Buddha, Zarathustra e Gesù. Divenne portatore di un messaggio universale che riassumeva e superava le rivelazioni precedenti, e che era finalizzato a risolvere il problema del male nel mondo.

(febbraio 2026)

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