Friburgo in Svizzera ma anche in Bresgovia
Terre benedettine e non solo

Proverò a descrivere vicende davvero uniche, sicuramente enigmatiche.

Due sono le città che portano il nome di Friburgo: una collocata in Bresgovia (Germania), terra che nel Medioevo era contea degli Hohenstaufen; l’altra, a soli cinquanta chilometri di distanza, in Svizzera. Queste due realtà geografiche limitrofe seppur in Nazioni diverse hanno in comune numerosissimi monasteri benedettini. Oltre alla comune lingua ivi parlata, ossia il tedesco (anche se il francese è comunque lingua usata).

Nella Bresgovia che fu del Barbarossa troviamo in Friburgo l’ex convento agostiniano con un bellissimo chiostro gotico. Il chiostro fu occupato dai Frati Agostiniani dal 1278 al 1783. Antecedentemente al 1278 pare essere stato un monastero benedettino.

Altro monastero benedettino nei paraggi lo troviamo a Ulrich, nei pressi sempre di Friburgo, nella Foresta Nera. In questi luoghi davvero unici grazie ai Monaci Benedettini il cui motto era stato «ora et labora» si era sviluppata l’agricoltura europea, dando al continente forza propulsiva e quell’aspetto che ancora lo contraddistingue.

Nella Friburgo Svizzera troviamo innumerevoli monasteri con identica appartenenza. Due nomi campeggiano: l’abbazia di Maigrauge e quella di Hauterive. Quest’ultima in particolare ci aiuta a comprendere molte situazioni storiche.

Appartenne all’Ordine Cistercense, famiglia monastica nata alla fine dell’XI secolo da una riforma dell’Ordine Benedettino. La prima fondazione cistercense fu impiantata in una regione paludosa della Borgogna che portava il nome di Citeaux, che in dialetto borgognone significa «giunco». Situata a soli sette chilometri a Sud della Friburgo Svizzera, Hauterive, fondata su un meandro del fiume Sarine, costituisce un luogo davvero incantevole. Ma tali presenze religiose ci riportano anche a osservazioni e accoppiamenti storici a dir poco singolari.

Il Pontefice Leone XIII negli anni Novanta del XIX secolo ordinò il riordino dei monasteri benedettini. Una singolarità vuole che il mio bisnonno Roberto si trovasse a Roma in quel periodo. Era cugino del Cardinale Raffaele, il Maestro dei Sacri Palazzi dell’epoca, Generale dei Domenicani.

Non saprei dire se il nonno all’epoca fosse anche lui un religioso. Però a Roma sposò Rosa Mantoni a 36 anni proprio nel 1890, appartenente alla famiglia Mantoni di cui noi oggi apprezziamo e conosciamo Riccardo e Corrado, i noti personaggi televisivi e teatrali del XX secolo, Romani ma con provenienza marchigiana (Fano).

A Fano c’è il famoso monastero benedettino di San Silvestro. Come non pensare che il bisnonno abbia conosciuto la nonna proprio perché i familiari di questa erano piccoli tipografi e pubblicisti, peraltro provenienti proprio dalle terre del celebre monastero marchigiano. Sta di fatto che i nipoti poi dei due si chiameranno a più riprese Romando. Nome inesistente che rimanda alla Romanda Svizzera. Friburgo è sì in territorio tedesco e/o della Svizzera Tedesca ma parzialmente limitrofo a quella Romanda Ginevrina e non solo, non così distante. I legami tra la Lucca medievale cui il nonno Roberto apparteneva e la Svevia Tedesca limitrofa alla Friburgo Svizzera in questione erano molto ampi. Lucca deve la sua millenaria indipendenza repubblicana al Barbarossa che col Bavaro permise alla città la «Libertas» che ancora oggi ammiriamo scolpita nelle insegne cittadine sopra le porte delle su gigantesche mura. Qualche accostamento? Direi di sì.

Probabilmente il nonno, che da racconti di famiglia appariva come molto colto, conosceva queste culture e queste appartenenze sia linguistiche che storiche. Quando Lucca nel Cinquecento divenne parzialmente protestante e molti suoi abitanti si trasferirono proprio a Ginevra, una volta abbracciato il culto luterano, si richiamavano a tali appartenenze. Nessuno può certamente pensare a una connessione diretta tra la Svizzera cantonale del 1499, anno della indipendenza elvetica, e la città toscana. All’epoca infatti erano lontani i fasti cittadini lucchesi. Ma alle reminiscenze medievali, questo sì, possiamo ampiamente pensare. Se, come scrive Paolo Mencacci in Templari a Lucca, nel 1314 i Templari Lucchesi, anche quando l’Ordine fu sciolto, continuarono a fare quello che facevano prima, se ne deduce che la diaspora lucchese, perché tale fu, quasi contemporanea alla formazione della Confederazione Elvetica, di stampo luterano, potesse richiamarsi a solidi legami antecedenti con tali terre. Qualche rimando: Costanza d’Altavilla aveva origini anche aleramiche e visse a lungo col figlio in Vercelli. Federico II visitò spesso San Pellegrino in Alpe e dunque mantenne rapporti forti con la realtà lucchese.

A Vercelli i Rege de Gifflenga erano famiglia aleramica che a lungo qui rimase nei secoli. Ancora nel XIX secolo i rimandi parentali della famiglia del nonno riconducono ad Alessandria, Vercelli e alle terre aleramiche, oltre a nutriti richiami parentali proprio ai Rege de Gifflenga.

Romando dunque ritorna. E una domanda sorge spontanea. Molti furono i membri di famiglie cittadine lucchesi anche medievali di estrazione nobiliare cui appartennero i cavalieri templari. È il conte Cesare Boccella col suo libro Il Templare a ricordarcelo. Alcuni membri delle stesse famiglie divennero protestanti e si trasferirono solo in parte in Ginevra nel Cinquecento. Tra questi i Burlamacchi, alcuni dei quali però rimasero in Lucca. Qualche assonanza tra i cavalieri ed ex cavalieri e i famigerati monasteri benedettini ci doveva pur essere. Le vicende della millenaria indipendenza lucchese e questi ricordi lo comprovano. Osservare dunque le due Friburgo, le loro gesta e la bellezza di questi luoghi non può non riportarci molto indietro nel tempo, e incuriosire le reminiscenze storiche anche scolastiche che abbiamo. Forse Lucca per mille anni rimase indipendente senza un esercito grazie anche a questo.

(luglio 2024)

Tag: Elena Pierotti, Templari, Cistercensi, Friburgo, Federico Barbarossa, Federico II, Costanza d’Altavilla.