Una villa e tre casate
La storia del nostro Paese in un click

C’è un luogo in Italia che ha una particolare importanza storiografica e qui proverò a descriverla brevemente.

Il luogo è San Miniato al Tedesco, in provincia di Pisa, che deve il suo nome al fatto che la città fu sempre filoimperiale.

Qui troviamo una splendida villa, denominata «La contessa Marianna» che è passata di proprietà a partire dal 1200 a tre famiglie essenziali nelle dinamiche peninsulari ed europee. Sono tutti nobili di spada di origine longobarda che si imparentarono tra di loro.

La prima famiglia è la Lambardi. Originari di Lucca quando Lucca era Ducato di Tuscia in epoca longobarda, qui si trasferirono. La loro appartenenza originaria non è Lambardi ma Da Corvaia.

Nel Medioevo era possibile che una importante casata cambiasse cognome o ne adottasse uno fittizio per ragioni politiche, come nascondere l’appartenenza a fazioni sconfitte, origini cavalleresche scomode (per esempio, i Templari), oppure per evitare confische pur mantenendo il controllo territoriale.

Chi sono i Da Corvaia, Signori di Montemagno e della Versilia, stabilitisi non solo in Lucca lungo la Via Francigena ma anche in Media Valle del Serchio e precisamente a Bagni di Lucca e Gallicano, nonché in Alta Garfagnana in territori più defilati come Careggine, castello sito a 800 metri di altitudine, luogo presumiamo con caratteristiche di tutela del territorio all’epoca per la difficile accessibilità?

Castruccio Castracani, il celebre condottiero, sposò una Da Corvaia. Sicuramente furono Guelfi Neri che si spostarono nel 1200 a San Miniato, luogo di fatto fino al 1600 diocesi di Lucca, e legato prioritariamente agli Imperatori.

I Lambardi si imparentarono con membri di una famiglia samminiatese non di origine (erano fiorentini) ma piovuti anche loro in San Miniato sempre per le note questioni cavalleresche e di fazione, i Buonaparte. Sappiamo che il celebre Napoleone ivi si recò per ottenere l’attestazione da giovane di nobiltà quando desiderava essere ammesso alla scuola militare di Brienne. E a San Miniato viveva lo zio, il canonico Buonaparte, che gliela fece ottenere. Poi, durante la Prima Campagna d’Italia, ancora Napoleone ritornò a far visita al vecchio zio. San Miniato era un po’ una seconda Patria per i Bonaparte. E qui in anni ben antecedenti avevano acquistato e in parte ereditato, viste le politiche matrimoniali della famiglia che solo nel Settecento riparò in Corsica, proprio con i Lambardi, villa Marianna.

Nel 1804, questo non viene ricordato spesso dagli storici, quando Napoleone venne proclamato oltre che Imperatore anche Re d’Italia, vendette la sua proprietà di villa Marianna alla famiglia Conti.

Si apre al riguardo un capitolo davvero interessante. Chi erano i membri di tale famiglia? Ricordiamo la contessina Elisabetta Conti di Pisa che in prime nozze nel Settecento sposò il rivoluzionario Filippo Buonarroti, cugino del grande Michelangelo. Sappiamo che in Lucca nel centro cittadino c’è una parte della famiglia che ospitò proprio nel Settecento il celebre studioso gesuita Boschovich e qui troviamo una targa che lo ricorda. Boschovich a suo modo era un rivoluzionario, un religioso scienziato di fama mondiale.

Ma se guardiamo nel nostro Paese alla famiglia Conti ci accorgiamo della loro importante affermazione nazionale e internazionale.

Addirittura l’origine di tale famiglia possiamo farla risalire a tale Trasamondo, conte di Capua, a cui il Duca di Benevento concesse il Ducato di Spoleto. Oltre a regnare su Spoleto, i Conti regnarono sulle campagne romane e nella stessa Roma. Papa Innocenzo III era uno di loro. Se il ramo romano fu sempre papalino e altri Pontefici come Innocenzo XIII appartennero a tale famiglia, famiglia che si imparentò poi anche con gli Sforza in Santa Fiora, in provincia di Grosseto, i Ceccano Conti si legarono anche ai Sovrani Inglesi in età medievale. Ma i rami toscani, nello specifico pisano e lucchese, dovettero essere Guelfi Neri, visti gli apparentamenti proprio in San Miniato.

E allora si spiegano certe dinamiche che lo stesso Napoleone Bonaparte tenne in Patria e fuori.

Gli storici ci dicono che in Lucca si mantenne lo Stato indipendente anche grazie al Bonaparte che creò il Principato di Lucca e Piombino affidandolo alla sorella Elisa.

La nomenclatura lucchese chiamò in soccorso come Dama di Compagnia la marchesa Eleonora Bernardini nata De Nobili per l’Imperatrice Giuseppina quando, ancor prima di essere Imperatrice, aveva raggiunto il marito al fronte in Italia durante la Prima Campagna Napoleonica, e lo stesso Generale l’aveva fatta albergare in Lucca per ragioni di sicurezza, affidandola alle cure della stessa marchesa Eleonora Bernardini.

Ma attenzione, la marchesa era figlia della contessa Luisa Conti.

Dunque la parentela con i Bonaparte era di fatto assicurata «illo tempore», questo gli storici non lo descrivono. E la storiografia ufficiale non descrive adeguatamente l’amicizia della marchesa con l’intera famiglia Bonaparte che si tradusse durante tutto il Risorgimento Italiano (è deceduta nel 1855) con implicazioni internazionali se leggiamo in archivio i suoi documenti. Ciò non rappresenta un fatto marginale.

Gli stessi Lambardi che sempre albergarono in San Miniato, fino ai nostri giorni, mantennero contatti con Lucca, città toscana ma indipendente fino al 1847 e dunque con una sua politica estera ben precisa e determinante, tanto che gli interessi delle famiglie con cui anche in Lucca erano stati legati coincidevano proprio con quei territori della costa toscana che addirittura fino all’Alto Lazio (ho ricordato prima Santa Fiora) sin dal Medioevo si erano fatti sentire.

Perché proprio il Principato dunque di Lucca e Piombino? Solo un capriccio da Imperatore che voleva sostenere la sorella Elisa e suo cognato Felice Baciocchi oppure una forte opportunità da parte di queste famiglie di controllare il porto labronico e dunque di sostenere rapporti essenziali e controllo sugli emergenti Stati Uniti e la stessa Inghilterra, in anni cruciali nel Mediterraneo?

Non dimentichiamo che dopo l’epopea napoleonica in Livorno albergarono tutti quei rivoluzionari che, sostenuti da Londra ma anche da Washington (non facciamoci ingannare dalla marginalità che gli storici attribuiscono agli Stati Uniti del periodo in ambito internazionale) si spesero a spada tratta nelle questioni rivoluzionarie perché i fatti immediatamente successivi alla caduta napoleonica in quella che viene erroneamente definita epoca d’antico regime, qui, in queste terre, di antico non avevano nulla. Già nel 1840 a Livorno gli Stati Uniti misero come Console Americano un personaggio di origini lucchesi, tale Giuseppe Binda, divenuto grazie al matrimonio con una Sumter negli Stati Uniti Joseph Agamennon Binda, che era il fido condottiero dei Bonaparte tutti, a cominciare da Gioacchino Murat, per passare a Luciano Bonaparte e ai suoi figli, ma anche a Giuseppe Bonaparte quando questi stava come Binda a New York (1817 circa). E successivamente fino a quel 1861 quando Buchanan in persona, allora Presidente degli Stati Uniti, difese Binda a spada tratta contro il Governo Italiano che ormai vedeva come il diavolo l’acqua santa i coinvolgimenti di detto Binda con gli ambienti cattolici romani più progressisti (Cardinale Bartolomeo Pacca, ex Segretario di Stato Vaticano un nome tra tutti), piuttosto che patrioti mazziniani rivoluzionari ma d’impronta cattolico liberale. L’aiuto dato dal Binda nel 1848 al Generale Avezzana, poi Ministro della Guerra della Seconda Repubblica Romana come i documenti attestano, lascia presagire che Binda rincorse sempre una volontà vaticana (di certa parte del Vaticano, i «sani di mente» per dirla con le frasi del conte e religioso lucchese Padre Gioacchino Prosperi come pubblicava all’epoca, anche lui bonapartista della prima ora) di esplorare l’annullamento del potere temporale a favore di soluzioni più conciliatoriste e votate a un avvicinamento anche religioso in ambito europeo e di concerto americano. Perché Binda fu anche fido condottiero di quel Lord Holland che ebbe questa linea politica a Londra e in Europa, linea che la partigianeria soprattutto nazionale italiana fece venir meno e non solo le divisioni interne allo Stato Pontificio. Pagine di storia da rivisitare, rileggere attentamente, dal Medioevo ai nostri giorni.

(giugno 2026)

Tag: Elena Pierotti, Napoleone Bonaparte, Filippo Buonarroti, Gioacchino Murat, Presidente Buchanan, Joseph Agamennon Binda, Lord Holland, Papa Innocenzo III, Papa Innocenzo XIII, Cardinale Bartolomeo Pacca, contessa Marianna, San Miniato al Tedesco, Lambardi, Da Corvaia, Buonaparte, Conti.