Ucraina: intervista alla Storia
La verità oltre una disinformazione che ha radici lontane

Indagando nella Storia, quella più intensa nascosta per decenni dalla Russia Sovietica e quella di di oggi, scopriamo che Bandera fu un vero eroe contro ben tre dittature, che soverchiavano il popolo ucraino. Bandera fu recluso fin dal 1934 e solo per un brevissimo periodo nel fine giugno del 1941 credette ai nazisti, dopo di che li affrontò come prima Pilsudzky e poi Rydz-Smigly, dittatori polacchi, e soprattutto Stalin e i Sovietici del socialismo verso il comunismo, in realtà mai raggiunto.

La conseguenza della fine dei partigiani dell’OUN e di altre organizzazioni permise la diffusione in Europa oltre cortina l’idea che Bandera fosse «fascista».

Era in realtà voce di un muro oltre il quale si perpetrava l’orrore e il crimine. Nulla doveva penetrare a Occidente e per questo le «guardie» dei partiti comunisti occidentali avrebbero dato la doppia mandata a ciò che era già stato deciso.

Oggi mi trovo a chiedere a Oleksy Havrikov, professore, Presidente dell'associazione italo-ucraina «Futura Nostra» e studioso della spiritualità dell'Europa Orientale, alcune precisazioni sull’Ucraina che la narrazione filo putiana e moscovita cerca di difendere per giustificare 13 anni di invasione e distruzione del popolo ucraino e del suo Stato democratico e libertario.

Signor Havrikov, chi usa oggi questa narrazione che l’Ucraina sia fascista e perché?

Oggi la narrazione della «denazificazione» dell’Ucraina è promossa «in primis» dal Cremlino e dall’apparato mediatico statale russo (RT, Sputnik, reti di disinformazione e bot sui «social media»). Tale narrazione viene poi ripresa e diffusa in Occidente da ambienti di estrema destra ed estrema sinistra, oltre che da utenti influenzati dalla propaganda «online».

Lo scopo di questo falso «mito», signor Havrikov, qual è?

Lo scopo è duplice:

– per il pubblico interno della Federazione Russa: giustificare l’aggressione militare evocando il mito della «Grande Guerra Patriottica» e presentando l’invasione dell’Ucraina come una continuazione della lotta contro il nazifascismo;

– per il pubblico internazionale: creare disorientamento etico per delegittimare lo Stato Ucraino e la sua sovranità democratica, indebolire il sostegno politico e militare dell’Occidente all’Ucraina.

La realtà politica: fatti, elezioni e numeri sono contro la propaganda?

I dati elettorali smentiscono in modo inconfutabile l’accusa di un’Ucraina guidata o condizionata dal neonazismo. In oltre 30 anni di indipendenza, nessun candidato o partito di estrema destra ha mai vinto le elezioni né ha mai guidato il Paese.

Le elezioni presidenziali sono state sei, se ben ricordo, e l’estrema destra ha partecipato?

Nel 1991-2010: i candidati della destra radicale non hanno mai superato l’1,5% dei voti.

2014 (subito dopo Maidan e l’inizio dell’aggressione russa in Donbas): i due principali leader dell’estrema destra (Oleh Tjahnybok di Svoboda e Dmytro Jaroš di Pravyy Sektor) hanno ottenuto insieme meno del 2% dei voti (rispettivamente l’1,16% e lo 0,70%).

2019: Volodymyr Zelensky, cittadino ucraino di origine ebraica che ha perso familiari nella Shoah, è stato eletto Presidente con il 73,2% dei voti. Il candidato unico di tutta l’estrema destra unita (Ruslan Košulyns’kyj) ha ottenuto appena l’1,62%.

Alle elezioni parlamentari, per accedere alla Verchovna Rada (il Parlamento Ucraino) occorre superare lo sbarramento del 5%. Nel 2012 l’unica eccezione storica è stata il partito Svoboda, che ha ottenuto il 10,44% incanalando un forte voto di protesta contro il regime corrotto del Presidente filo-russo Viktor Janukovyč. Nel 2014 Svoboda è crollata al 4,71%, rimanendo fuori dalla quota proporzionale del Parlamento; nel 2019 tutti i partiti di estrema destra (Svoboda, Pravyy Sektor, National Corps) si sono uniti in un unico blocco. Risultato: 2,15% dei voti e zero seggi proporzionali.

Ma come la mettiamo in un confronto con l’estrema destra in Europa?

Un confronto con l’Europa Occidentale, diciamo, mentre nei Parlamenti di molti Paesi (Francia, Germania, Austria, Olanda) i partiti della destra radicale o populista ottengono tra il 15% e il 30% dei voti, in Ucraina la rappresentanza politica dell’estrema destra è pressoché azzerata (2%). La genesi storica, come la propaganda sovietica ha creato il mito del nazismo ucraino: l’associazione tra l’identità ucraina e le etichette di «fascismo» e «nazismo» non è nata oggi, ma è una strategia elaborata dagli apparati di sicurezza sovietici (NKVD, MGB, KGB) nel corso del XX secolo.

Per l’Unione Sovietica, chiunque lottasse per l’indipendenza dell’Ucraina dal centralismo di Mosca doveva essere delegittimato tramite marchiature ideologiche; negli anni ’20: «Petljurivci» (seguaci del leader indipendentista Symon Petljura); negli anni ’40-’50: «Banderivci» (seguaci di Stepan Bandera) o «Lacchè dei fascisti».

«Nazisti» o «Fascisti» che in realtà sono soggetti diversi anche se assimilabili al «Comunismo»; che senso ha?

In epoca sovietica il termine «fascista» ha finito col perdere il suo significato ideologico politico specifico ed è stato trasformato in un’etichetta semantica per definire qualsiasi nemico dell’URSS.

La falsificazione storica e la lotta dell’UPA (1942-1956) sono servite per creare un mito, un vero muro intellettuale e propagandistico per coprire i misfatti e i milioni di infelici morti e reclusi nei lager sovietici, signor Havrikov?

L’UPA (Ukrayins’ka Povstans’ka Armiya – Esercito Insurrezionale Ucraino) nacque nel 1942 con l’obiettivo di conquistare l’indipendenza dell’Ucraina. La guerra fu su due fronti.

L’UPA e i partigiani ucraini combatterono contemporaneamente contro due regimi totalitari:

– contro il Terzo Reich: i nazisti rifiutarono la Dichiarazione di Indipendenza Ucraina del 30 giugno 1941, arrestando i leader nazionalisti (Bandera fu internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen) e giustiziando o reprimendo i combattenti dell’UPA;

– contro l’URSS: l’UPA continuò una strenua resistenza armata e di guerriglia contro le forze di occupazione sovietiche ben oltre la fine della Seconda Guerra Mondiale, combattendo nelle foreste dell’Ucraina Occidentale sino alla metà degli anni ’50 (l’ultimo commando fu neutralizzato intorno al 1956).

L’operazione di discredito del KGB, quindi, cominciò subito nonostante il «caso Kravcenco» del 1947 che denunciava quei crimini che poi negli anni Settanta denunciò Solghenitin?

Poiché i partigiani ucraini hanno combattuto fino al 1956 rappresentando un’opposizione armata e ideologica all’occupazione sovietica, Mosca avviò un’imponente campagna per screditarli a livello internazionale:

– squadre speciali d’assalto (agenti-provocatori): l’NKVD/MGB creò reparti speciali travestiti da combattenti dell’UPA che commettevano crimini contro i civili per alienare il sostegno della popolazione locale ai partigiani

– falsificazione dei fatti: archivi e immagini vennero manipolati per presentare l’intero movimento indipendentista come mero collaborazionista del nazismo agli occhi degli alleati occidentali (USA, Regno Unito, Francia).

Cancellazione della Resistenza anti nazista: la storiografia sovietica ha sistematicamente cancellato gli scontri documentati tra l’UPA e le forze della Wehrmacht e della Gestapo, riducendo l’intera complessa storia della Resistenza ucraina a una caricatura di collaborazionismo. Che cosa ha prodotto?

Per comprendere la natura del movimento di resistenza ucraino degli anni ’40 (OUN-UPA) occorre smontare un altro mito fondamentale della propaganda: l’idea che si trattasse di un movimento ideologicamente «nazista» o riservato unicamente agli Ucraini.

Sebbene negli anni ’30 l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) avesse assorbito tratti del nazionalismo autoritario europeo dell’epoca, la realtà drammatica della guerra su due fronti (contro la Germania nazista e contro l’Unione Sovietica) portò a una profonda trasformazione ideologica:

– il Terzo Congresso Straordinario (1943): nell’agosto del 1943, il movimento abbandonò le concezioni autoritarie iniziali. Il nuovo programma politico si basò su principi di democrazia, libertà di parola e di culto, uguaglianza dei cittadini e diritti per i lavoratori

– il rifiuto del nazismo: l’ideologia del nazismo tedesco si fondava sulla presunta superiorità razziale e considerava gli Slavi come «subumani» («Untermenschen») destinati alla sottomissione o allo sterminio. Al contrario, il movimento ucraino lottava per l’autodeterminazione e la liberazione del proprio popolo dall’oppressione coloniale, sia essa fascista o comunista.

​L’UPA come esercito multinazionale che cosa era e faceva?

​Contrariamente alla rappresentazione di un gruppo «etnicamente puro», nelle fila dell’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) combatterono migliaia di non Ucraini che condividevano lo stesso obiettivo: abbattere i regimi totalitari.

​I reparti nazionali (i «Distaccamenti Etnici»): tra il 1943 e il 1944, all’interno dell’UPA vennero creati veri e primi reparti militari formati da altre nazionalità. Tra questi vi erano Georgiani, Armeni, Azeri, Kazaki, Usbechi, Tartari e Russi (molti dei quali erano ex prigionieri di guerra sovietici sfuggiti ai lager tedeschi o disertori dell’Armata Rossa).

​La partecipazione di personale medico ebraico: molti medici e infermieri ebrei, per sfuggire all’Olocausto perpetrato dai nazisti, trovarono rifugio e protezione nelle unità dell’UPA, prestando servizio negli ospedali da campo sotterranei dei partigiani.

​Lo slogan dell’unione: il motto ufficiale adottato dall’UPA a partire dal 1943 fu «Libertà ai popoli! Libertà all’individuo!».

Il movimento cercò attivamente di creare un fronte comune con tutti i popoli oppressi dall’Unione Sovietica nel Caucaso e nell’Asia Centrale.

​Presentare questa complessa guerra di liberazione e di guerriglia come un «movimento nazista» è una falsificazione storica che serve solo a nascondere una verità scomoda per Mosca: persone di diversa origine e nazionalità hanno impugnato le armi insieme per combattere contro il totalitarismo sovietico. L’accusa di «nazismo» usata oggi contro gli Ucraini non è quindi altro che la prosecuzione di uno strumento di disinformazione bellica ideato quasi un secolo fa per negare all’Ucraina il diritto di autodeterminarsi ed esistere come Nazione libera e indipendente.

Un aspetto fondamentale per comprendere appieno questa dinamica, signor Havrikov?

È che la presenza di partiti di estrema destra in Ucraina – come Svoboda – non solo è sempre stata marginale, ma è stata direttamente alimentata, finanziata e usata come spauracchio politico dai servizi segreti russi e dai loro alleati locali. Per la propaganda del Cremlino e per il regime filo-russo dell’ex Presidente Viktor Janukovyč, la crescita controllata di un partito radicale di estrema destra era un «asset» strategico irrinunciabile.

La «contabilità nera» del regime filo-russo si ferma qui?

No. Nel 2016, a seguito della fuga di Janukovyč in Russia, sono emersi i registri contabili informali (Chorna kasa) del suo partito. Documenti d’inchiesta consegnati all’Agenzia Anti-Corruzione Ucraina (NABU) e pubblicati dalla stampa investigativa hanno rivelato trasferimenti finanziari e pagamenti diretti da parte dell’entourage filo-russa a esponenti di Svoboda (tra cui fondi per influire sulle commissioni elettorali).

La creazione del «candidato comodo»: la strategia politica di Janukovyč prima della rivoluzione del 2014 era quella di favorire la visibilità di Svoboda per poterne sfidare il leader al ballottaggio presidenziale. Affrontare un candidato radicale avrebbe garantito a Janukovyč una facile vittoria, permettendogli di presentarsi all’opinione pubblica nazionale e internazionale come l’unica alternativa «moderata».

Fabbrica di immagini per la propaganda: i media statali russi (RT, Rossija 1) avevano un disperato bisogno di materiale visivo – cortei con le fiaccole, slogan estremisti, simboli controversi – per mostrare al mondo la presunta «minaccia neonazista». Agevolare e dare risalto alle azioni di Svoboda forniva alla macchina della disinformazione di Mosca il carburante perfetto per giustificare le proprie ingerenze.

Questo ha comportato la divisione dell’opposizione democratica?

Alimentare la frangia radicale serviva a spaccare il fronte dell’opposizione filo-europea e moderata, spaventando l’elettorato centrista e l’Occidente. Attraverso le cosiddette «polit-tekhnologii» (le tecniche di manipolazione politica affinate dai servizi d’«intelligence» russi), i movimenti radicali ucraini sono stati spesso utilizzati come «utili idioti» o scientemente infiltrati: indipendentemente dalle intenzioni dei militanti di base, le loro azioni venivano teleguidate o sfruttate da Mosca per costruire a tavolino la narrazione dell’Ucraina «estremista» che oggi viene usata per giustificare la guerra.

(ottobre 2026)

Tag: Enrico Martelloni, Oleksy Havrikov, Ucraina nazista, disinformazione di Mosca.