Lusitania, terra da riscoprire
La fine di una nave e l’inizio di una guerra

«In tutti i testi scolastici si legge che l’affondamento del Lusitania fu una delle cause dell’entrata in guerra degli Stati Uniti nel Primo Conflitto Mondiale, ma non viene sempre spiegato come andarono esattamente le cose. Il Lusitania era il più grande transatlantico delle linee Cunard, un colosso con quattro fumaioli costruito nei cantieri inglesi e dotato di tutte le innovazioni tecnologiche di un’era che aveva rivoluzionato i trasporti marittimi. Quando la nave salpò da New York per l’Inghilterra, il 2 maggio 1915, tutti i suoi passeggeri (circa 1.700 di cui 1.000 cittadini) andarono a ingrossare le fila di chi voleva far affondare tutte le navi su cui sventolasse la bandiera del Regno Unito o quella dei suoi alleati. Per rassicurare i passeggeri, il capitano William Thomas Turner, comandante del Lusitania, annunciò che la nave, non appena giunta al largo delle coste irlandesi, sarebbe stata scortata da un “destroyer” della marina britannica. Le cose andarono diversamente. Alle 14.10 del 7 maggio, un siluro lanciato da un U-boot tedesco aprì un grande squarcio sulla fiancata della nave. L’impatto provocò una doppia esplosione: quella del siluro e qualche secondo dopo, probabilmente, quella del materiale bellico che il Lusitania aveva caricato prima della partenza da New York. Vi era stata una ispezione doganale, sommaria e frettolosa.

Il caso divenne immediatamente politico. Per tutti coloro che auspicavano l’intervento degli Stati Uniti in guerra a fianco della Gran Bretagna, questo era il “casus belli”, una occasione da cogliere immediatamente. Ma il Presidente Americano esitò. Woodrow Wilson non voleva che il suo Paese si lasciasse coinvolgere nel conflitto e avrebbe creato per il popolo americano una situazione imbarazzante. Archiviata, per il momento, la vicenda del Lusitania ridivenne attuale a gennaio del 1917 quando il Governo Britannico rese noto il testo di un telegramma con cui il sottosegretario tedesco agli Affari Esteri Arthur Zimmermann proponeva al Messico di scendere in guerra a fianco della Germania per recuperare i territori perduti in Texas, New Mexico e Arizona dopo il conflitto con gli Stati Uniti del 1847. Insieme al risvegliato ricordo dell’affondamento del Lusitania, il “telegramma Zimmermann” ebbe l’effetto di allargare l’area anti-tedesca dell’opinione pubblica americana e di creare le condizioni politiche perché il Presidente Wilson, ormai deciso a intervenire nel conflitto, chiedesse al Congresso una dichiarazione di guerra che fu votata il 6 aprile 1917».[1]

Lusitania, perché Lusitania? Che cosa rappresentava davvero questo luogo?

Entità politica attiva in epoca romana, nel Medioevo il nome Lusitania definiva l’area geografica e storica della penisola iberica occidentale, che avrebbe dato origine al Portogallo. Quel territorio passò attraverso le invasioni germaniche, la dominazione islamica e la nascita della Nazione Portoghese. Nel V secolo, e precisamente dal 409 dopo Cristo, la regione fu raggiunta dai Vandali, dagli Alani e dagli Svevi. Il Regno Svevo occupò la Galizia e la Lusitania Settentrionale dal 410 al 584 dopo Cristo, prima di essere assorbito dal Regno Visigoto. Furono i Visigoti a mantenere il controllo dell’area iberica occidentale fino all’arrivo degli Arabi nell’VIII secolo. La zona rimase sotto il califfo e gli Emiri di Cordova per secoli, sebbene la spinta cristiana della «Reconquista» iniziasse quasi subito dal Nord della penisola. Con la «Reconquista» i Regni Cristiani riconquistarono progressivamente le terre tra il fiume Douro e Lisbona. Nel 1128, con la battaglia di Sao Mamede, Alfonso Henriquez si autoproclamò Principe, e nel 1139 divenne il primo Re del Portogallo, sovrapponendo l’identità del nuovo Regno ai territori dell’antica Lusitania romana.

Oggi vediamo a Ceuta le difficoltà presenti con la questione dei migranti. La Penisola Iberica da sempre ha rappresentato un fronte contro l’avanzata islamica. E la Lusitania ebbe un ruolo centrale in questo contesto. Il transatlantico Lusitania non a caso restò un simbolo anche nei primi anni del XX secolo.

Assediata per diversi mesi dalle forze cristiane sotto il comando di Alfonso I di Portogallo, Lisbona viene sottratta al dominio arabo nell’anno 1147.

Nel 711 Lisbona era stata occupata dai Musulmani che avevano amministrato intelligentemente facendo prosperare la città, che aveva acquistato il nome di Al-Usbuna, ampliandone il perimetro e costruendo all’interno imponenti edifici. Le lotte con i Regni Cristiani a Nord del fiume Douro, nel Nord del Portogallo odierno e della Galizia Spagnola, furono sporadiche e soprattutto dettate non da questioni religiose bensì collegate a una questione di controllo territoriale, risorse e sbocchi commerciali.

L’idea della «Reconquista» basata su fondamenti religiosi si rafforzò soprattutto con il fenomeno delle Crociate e con le prime spedizioni verso le zone del Medio Oriente. Nacque dunque un nuovo tipo di scontro. Il primo tentativo ci fu nel 1142. Che non fu determinante pur facendo prendere fiducia a chi cercava tale soluzione.

Ancora nel 1147 i Lusitani ebbero il sostegno delle truppe crociate, ci fu un intervento massiccio nell’ottobre di quell’anno che determinò la cristianizzazione di quei luoghi. Ci vollero però ben 100 anni ancora per assistere alla marginalizzazione dei pochi Musulmani rimasti. La situazione si capovolse e furono i quartieri musulmani a venir marginalizzati e messi in un angolo.

I Cristiani e i Mori ebbero dunque storie e culture destinate, in Portogallo, in un primo tempo a incontrarsi, poi a scontrarsi e, infine, a incontrarsi di nuovo. Fu col passare del tempo dunque che lo scontro acquistò anche il carattere di una guerra religiosa e i rapporti di forza cambiarono. Queste le dinamiche. Mentre i Cristiani trovarono nell’idea di Reconquista un elemento, anche se formale, di unità, i Musulmani conobbero momenti di instabilità sociale e politica, mentre la Cristianità si armava, si faceva aggressiva e sognava la conquista di Gerusalemme. L’Islam Iberico al suo interno era lacerato da questioni religiose, mentre i Regni e le contee cristiane di qua e di là dal Douro-Duero crescevano e si rafforzavano. L’Impero Almoravide si frantumava in una serie di piccoli Regni autonomi e si ricomponeva soltanto con l’invasione almoade degli inizi del XII secolo. I Cristiani esibiscono la propria potenza e manifestano le proprie intenzioni alzando mura a Braga e a Guimaraes (la città di Vimara), a Coimbra e a Portuale (Oporto); i Musulmani rispondono nelle cittadelle fortificate di Al Usbuna (la futura Lisbona) e di Silb (Silves), di Ysbiliya (Siviglia) e di Santarin (Santarem), di Curtuba (Cordova) e di Martula (Mertola).

Assedi e razzie, incursioni e fughe, occupazioni temporanee e conquiste più o meno durature, appelli papali alla «Cruzada de Ocidente» mai seguiti fino in fondo e attuazione di Crociate locali, la lotta si concluse, in Portogallo, quasi un secolo e mezzo dopo il suo inizio, quando le insegne reali portoghesi entrarono nel 1249 nell’«Algarb al Andalus», l’Algarve musulmano.

I vinti se ne andarono. Chi restò fu sottoposto a restrizioni anche pesanti di residenza e movimento, e al pagamento di tasse e balzelli di ogni tipo. Nelle «mouriarias», i quartieri ghetto dei Mori, prontamente istituiti nelle città conquistate e dove le donne cristiane non potevano inoltrarsi da sole, era vietato uscire di casa dal tramonto all’alba. Durante il giorno ognuno era libero di andare dove voleva, anche nella parte cristiana, ma nessun infedele poteva frequentare locande né assistere a feste. Nelle campagne tasse e decime quadruplicarono e i pochi contadini mori rimasti dovevano tirare la cinghia. Il vento era girato. Una volta erano i Cristiani in terra musulmana, i così detti Mozarabi, a vivere quasi segregati, ancorché con strutture amministrative proprie, e a pagare imposte salate, adesso era il contrario.

Nelle terre occupate la popolazione prima diminuì, poi aumentò quando, da Nord, a colmare il vuoto lasciato da chi era partito per la Spagna o per l’Africa, arrivarono contadini, artigiani e mercanti. Il Re, i nobili, gli Ordini militari e la Chiesa subentrarono nei latifondi agli antichi proprietari; l’agricoltura migliorò grazie alle tecniche d’avanguardia (il mulino ad acqua, i sistemi di irrigazione) lasciate dai vinti. La lingua portoghese si arricchì di nuovi termini mutuati dall’arabo.

Comparirono anche unità amministrative, i cosiddetti «Conselhos», in genere ricalcati su precedenti strutture musulmane. Questi istituti con apposito documento regio, signorile o ecclesiastico riconobbero alle singole comunità, entro certi limiti, alcune libertà e anche il diritto di avere istituti autonomi. Ma il Portogallo era piccolo, il controllo del concessionario, fosse esso il Re, un Vescovo oppure un Abate, troppo presente e attento. Per tale ragione i «Conselhos» non diventarono mai l’equivalente dei coevi Comuni Italiani. Quando nel XVI secolo fu firmato il decreto definitivo di espulsione dei Mori dal Re Dom Manuel I il Fortunato, pochi, pochissimi ne saranno colpiti.

I Mori dal Mediterraneo scomparvero come pericolo costante e reale nel XVIII secolo. Fino a quel momento troviamo a esempio nel Granducato di Toscana, solo per citare appunto un esempio, una agguerrita marineria (ogni Stato aveva la sua flotta) che rastrellava il Mediterraneo tutto per intercettare le incursioni moresche. Gli Inghirami di Volterra furono in questo caso la famiglia toscana che quasi ininterrottamente gestì l’Ordine di Santo Stefano appositamente voluto dai Granduchi di Toscana a partire dal 1561-1562 per difendere il Granducato nelle rotte marittime mediterranee. E le incursioni moresche erano davvero una costante. Neppure la battaglia di Lepanto mise fine a tali incursioni che destarono pericolo appunto fino al XVIII secolo. Nello specifico fu il Granduca Cosimo I de’ Medici con approvazione di Papa Pio IV a decretare l’istituzione e il successo dell’Ordine.

Napoleone e la Rivoluzione Francese dettero la spallata finale a queste incursioni. La presenza di Napoleone nella Campagna d’Egitto fu sì un modo per allontanare il Grande Córso da Parigi ma anche uno strumento di potere dentro al Mediterraneo sia nei confronti degli Inglesi che delle marinerie moresche.

Per l’Occidente tutto, dunque, la Lusitania rappresentava ancora nel XX secolo un simbolo chiaro di supremazia e difesa mediterranea e non solo. Come ben sappiamo il Portogallo a partire dal XV secolo divenne anche l’apripista per la realizzazione di Imperi coloniali destinati a far primeggiare l’Occidente. Un piccolo Paese ma una grossa risorsa marinara e commerciale.


Nota

1 «Corriere della Sera», lunedì 4 gennaio 2016. Sergio Romano.

(ottobre 2026)

Tag: Elena Pierotti, Lusitania, storia del Portogallo, Granduca Cosimo I de’ Medici, Napoleone Bonaparte, Pio IV, Lisbona, Parigi, Woodrow Wilson.