L’Oriente tra passato e presente
Vicende note e meno note

Oggi ci sentiamo particolarmente coinvolti con l’Oriente per il conflitto che affligge ognuno di noi. L’Oriente è sempre stato per l’Europa un punto di riferimento commerciale e di riflesso politico di tutto rispetto. In un contesto attualmente planetario dove gli Stati Uniti devono lottare nel bene e nel male per mantenere il loro predominio economico e politico; dove la Cina deve trovare un proprio spazio per emergere non solo sul piano commerciale ma anche sociale; dove la Russia deve mantenere una propria identità anche culturale combattendo con competitori del tutto prevalenti nello scacchiere globale; dove l’Africa ha una sua forza propulsiva ma ancora del tutto inespressa per le ripetute colonizzazioni formali e sostanziali subite; e dove l’Europa si mantiene in equilibrio senza trovare una giusta e unitaria posizione non solo politica ma di equilibrio economico, con troppe anime interne espresse un po’ caoticamente, in questo groviglio di situazioni si inserisce l’Oriente. Nel suo insieme, soprattutto il Medio Oriente: l’antica Persia e i territori a essa limitrofi, che da sempre sono stati maggiormente caratterizzati da una valenza commerciale che man mano ha dovuto lasciare spazio a una sempre più corposa ingerenza politica degli Stati.

Certamente l’attuale società esige logiche di potere molto accentuate, soprattutto per la questione energetica che domina la piazza nel suo insieme. Il petrolio e il gas ma anche il carbone, ossia le fonti non rinnovabili, la fanno ancora da padroni, da quando la società industriale in Occidente si è affermata. In un lontano e meno lontano passato, seppur in un costante groviglio di conflitti, emergevano rapporti commerciali anche ancestrali molto più in equilibrio tra Oriente e Occidente.

Siamo soliti pensare alle Crociate, ai tentativi disperati dell’Europa di riappropriarsi di un contesto territoriale che era anche spirituale, ma quella stessa Europa che organizzava tali Crociate, vedi Venezia, solo per citare un caposaldo di tale politica, riusciva tuttavia a mantenere equilibri economici e commerciali con quello stesso Oriente, equilibri che hanno caratterizzato la sua millenaria vita come Repubblica indipendente. Un recente convegno che si è tenuto a Lucca, la mia città, ha prodotto osservazioni davvero interessanti su tali equilibri.

Uno storico veneziano, Luca Molà, ha perfettamente illustrato tali vicende e questa capacità di esserci, sia sul piano commerciale che politico, di Venezia.

Mi si potrebbe obiettare che Venezia era una realtà piccola, una piccola Repubblica Oligarchica. Ma per l’epoca e nei secoli, pur sempre un esempio di entità socio-economica globale, dove per globale intendiamo proprio i corposi rapporti con tutto l’Oriente che fecero non solo dell’Italia del tempo, ma dell’intera Europa, l’apripista della globalizzazione.

Racconta lo storico Molà che «c’è un Marco Polo ancora poco conosciuto, quello che vive a Venezia nel 1295, anno in cui fa ritorno nella città lagunare dopo il viaggio in Oriente che lo portò a conoscere la civiltà cinese. Cosa fece, a quel punto, Marco Polo? Come utilizzò le ricchezze accumulate in quel viaggio? E i suoi racconti, le sue esperienze, la meraviglia che suscitò, che impatto ebbero sull’economia e sulla società veneziana e più in generale sull’Italia del Medioevo?».

Quel viaggiatore «che fece scoprire un modo di vivere così diverso».

Le fortune accumulate con il suo lunghissimo viaggio in Asia consentirono alla famiglia Polo di costruire subito un imponente palazzo nella piccola contrada veneziana di San Giovanni Crisostomo, nel cuore della città. Qui pochi anni dopo, nel 1314, dopo la diaspora templare e l’invasione a Lucca con relativo saccheggio del condottiero pisano Uguccione della Faggiuola, moltissimi cittadini lucchesi guelfi fuggirono inserendosi proprio in quel palazzo di Marco Polo e dintorni e costruendo qui non solo la loro fortuna di serici (ossia, lavoratori della seta) ma ampliando considerevolmente la stessa fortuna della Grande Venezia.

Sempre qui, con i relativi rimandi degli stessi presenti anche e ancora nella loro città di origine, si stanziarono definitivamente, realizzando quasi un «gemellaggio» tra la Lucca terragnola ma molto agguerrita commercialmente e la potenza veneziana.

San Giovanni Crisostomo. Chi era costui? La sua festa canonica si celebra il 13 settembre. I Lucchesi portarono da Lucca il Volto Santo, altrettanto amato dai Veneziani di San Giovanni Crisostomo, che si festeggia sempre da calendario liturgico il 14 settembre. Suggestiva questa quasi coincidenza di date? Non proprio. Sia San Giovanni Crisostomo che il Volto Santo sono realtà orientali. E il loro esserci dentro entità commerciali e politiche così corpose in Occidente, come furono quelle dei mercanti veneziani e lucchesi, spiega bene quanto sto per descrivere.

L’Oriente ritorna da sempre in Europa e lo fa in maniera massiccia, con grande generosità. Una generosità del tutto ricambiata. Molto più di quanto non si immagini. Molti mercanti e serici persiani ricambiarono la visita di Marco Polo e dei suoi adepti. Lo storico Molà fa riferimento in particolare in Lucca a un esperto della seta che fu chiamato in città quando Lucca si trovò in difficoltà per certe colorazioni della seta con le sole risorse interne. Pagandolo profumatamente.

San Giovanni Crisostomo, nato ad Antiochia in Siria verosimilmente tra il 344 e il 354 dopo Cristo, fu un Vescovo e teologo greco antico. Patriarca di Costantinopoli. Commemorato come Santo sia dalla Chiesa Cattolica che dalla Chiesa Ortodossa e dalle Chiese Ortodosse Orientali, considerato uno dei Dottori della Chiesa Cattolica. Crisostomo non fece sconti a nessuno. Le contrapposizioni nel periodo erano altrettanto sanguinose delle attuali. Per il Patriarca di Costantinopoli il mondo ebraico era assolutamente da mettere al bando. Ma non solo. Le contrapposizioni erano anche interne alla Cristianità al punto che nel 402, epoca in cui lo stesso visse, molti nemici di Giovanni Crisostomo si erano rivolti al Patriarca di Alessandria d’Egitto, Teofilo di Alessandria, la cui Chiesa si trovava in contrasto con quella di Costantinopoli, per sconfessare Crisostomo. Contrasti forti dunque, ma mai crisi di vera identità spirituale.

Il Volto Santo di Lucca, statua lignea venerata a partire dall’Alto Medioevo in tutto l’Occidente Cristiano, che proviene dall’Oriente, dove la leggenda vuole attribuire il suo apparire prima in Luni e poi successivamente in Lucca a un fatto straordinario voluto dalla volontà divina, viene considerata un’immagine acheropita, ossia non fatta da mano d’uomo, e si inserì altrettanto compiutamente nella realtà veneziana medievale, al pari di San Giovanni Crisostomo. Una vicinanza dunque anche di appartenenza geografica cittadina. Che cosa era dunque l’Oriente davvero per questi mercanti? Certamente una terra leggendaria di inestimabile ricchezza e lusso, la fonte esclusiva di beni preziosi come la seta appunto, ma anche le spezie, le porcellane e le pietre preziose. Rappresentava soprattutto un complesso sistema di rotte terrestri e marittime (la Via della Seta) che collegava l’Europa all’Asia Centrale, alla Persia e alla Cina.

Per questi mercanti della seta medievali la cultura orientale significava un miscuglio complesso di esotismo, inestimabile ricchezza materiale, quando l’Occidente non poteva competere con tanta magnificenza e pure alterità religiosa, percepita in netta contrapposizione ma talvolta anche in sorprendente coesistenza.

La maggior parte dei territori intermedi vitali per il commercio quali la Persia e il Medio Oriente erano sotto dominio islamico, percepito come antitetico alla fede cristiana, nonostante la necessità di collaborare. Più a Est culture come quella buddista o animista erano viste dagli Europei come forme di idolatria o paganesimo.

Fu la «Pax Mongolica» a creare un ponte tra Oriente e Occidente tra il XIII e il XIV secolo. L’Impero Mongolo creò un ambiente paradossalmente sicuro per i mercanti cristiani come Marco Polo, facilitando il dialogo culturale e religioso. I mercanti scoprirono dunque che, nonostante la diversità, l’Oriente era altamente organizzato e urbanizzato. Essi guardavano con ammirazione invenzioni orientali, come la carta. Ammiravano la splendida produzione di porcellane e sete. Spesso considerate superiori alle proprie. Soprattutto l’Oriente non era un blocco unico. I mercanti arabi e persiani fungevano spesso da intermediari mescolando sul piano commerciale stili e culture. La pericolosità dunque di quei territori dove i mercanti occidentali si avventuravano era mitigata dal fascino di quelle terre, una sfida per il mondo cristiano sul piano culturale ma anche un arricchimento materiale considerevole per l’Europa del tempo.

Nel corso dei secoli poi la condizione si è invertita. L’Occidente con la Rivoluzione Industriale ha sopravanzato tutto l’Oriente sul piano economico e, di riflesso, politico. La dipendenza energetica successiva, viste le risorse fossili presenti in molti territori orientali, è divenuta motivo di nuove sfide e scontri più o meno aperti.

Adesso l’Europa sta vivendo una rapida transizione energetica, con le fonti rinnovabili (eolico e solare in testa) che nel 2025 hanno superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica, coprendo quasi la metà del consumo totale. Austria, Svezia e Danimarca guidano la classifica, puntando su eolico, idroelettrico e semplificazioni normative.

Siamo in Europa al 30% ma la sfida è di arrivare al 42% entro il 2030. Per accelerare, l’Unione Europea spinge per la riduzione dei tempi burocratici, come l’approvazione in 40 giorni per le rinnovabili in aree idonee e investimenti su reti e accumuli. Nel 2024 l’Italia ha coperto il 40,6% del consumo elettrico con rinnovabili, con un rallentamento degli investimenti nel 2025 rispetto ad altre realtà europee. L’indipendenza energetica e la riduzione dei costi sono i principali motori di questa transizione, con un impatto crescente di idrogeno verde ed eolico «offshore» (cioè con impianti in prossimità di litorali marini o lacustri).

Anche gli Stati Uniti, contrariamente a quanto talvolta si possa pensare, stanno muovendosi in tale direzione in maniera massiccia.

Nei primi mesi del 2025 il solare ha rappresentato quasi il 70% delle nuove installazioni, mentre le rinnovabili nel loro complesso hanno rafforzato la loro posizione. Il solare sta vivendo un’espansione straordinaria contribuendo a quasi il 9% della produzione elettrica nazionale, sette volte di più rispetto a dieci anni fa. La domanda di energia elettrica, spinta in particolari dai «data center» dell’Intelligenza Artificiale, sta stimolando la crescita di accumuli per gestire l’intermittenza delle rinnovabili. Nonostante le posizioni dell’Amministrazione Trump (2025) a favore dei combustibili fossili, il settore delle energie rinnovabili negli Stati Uniti continua a crescere grazie alla competitività economica e alla domanda del mercato. Stati come il Texas, l’Oklahoma e il Kansas sono diventati leader nella produzione eolica, mentre in California domina il solare, evidenziando una diffusione delle rinnovabili anche in Stati Conservatori. Negli Stati Uniti in definitiva, sebbene l’energia pulita sia in forte crescita, la sfida principale rimane la gestione della rete e la necessità di accumulo. Inoltre il dibattito tra l’utilizzo di gas naturale come fonte di transizione e l’adozione rapida di rinnovabili rimane acceso, con un recente aumento della produzione di carbone in risposta alla crescente domanda energetica complessiva.

E la Cina? È il leader mondiale indiscusso nelle energie rinnovabili, dominando la produzione globale di pannelli solari, turbine eoliche e batterie. Con oltre 1,8 TW di capacità installata a inizio 2026 mira a diventare un «Elettrostato» per la sicurezza energetica, installando annualmente quantità di fotovoltaico ed eolico superiori a quelle di Europa e Giappone, entrambe queste ultime realtà all’avanguardia, ma che non riescono nel settore a competere con la Cina. La Cina addirittura è leader nell’innovazione e «sole artificiale». Guida il mondo nei brevetti per la fusione nucleare (sole artificiale) dal 2008 (crisi energetica) al 2023. Sviluppa intensamente anche il solare termico a sali fusi che permette la produzione notturna di energia solare. Leader nella produzione di auto elettriche, nonostante l’impegno profuso anche in Cina il carbone rimane una fonte di energia importante. Si sta pianificando una sfida che è la principale sfida del presente, tra la completa transizione dai combustibili fossili a una crescita economica che abbisogna ancora dell’utilizzo dei fossili.

La strategia geopolitica della Cina sta tutta dentro la transizione energetica vista come una strategia industriale per ridurre la dipendenza dal petrolio estero, trasformando la produzione di energia verde in influenza geopolitica, specialmente nel Sud del mondo.

Dietro questi passi tecnologici da gigante si nascondono interessi «del passato» legati proprio al fossile che, giocoforza, sanno di essere alle battute finali. Come il Vecchio Occidente seppe costruire attraverso la Rivoluzione Industriale una meccanizzazione che di fatto sconfisse gli Imperi del Sol Levante, così oggi il Sol Levante (e non solo) sta costruendo una transizione che affossa il perdurare di condizionamenti politici, ideologici e soprattutto economici dal passato della «vecchia» società occidentale. Tutto il resto è silenzio, avrebbe detto il Poeta. Purtroppo le transizioni non sono indolori.

L’attuale «scontro di civiltà» rientra in questo complessivo ecosistema. Oggettivamente i Paesi Arabi hanno capito i cambiamenti e hanno voluto rigenerarsi attraverso il turismo e maggiori investimenti nel terziario. Instaurando rapporti più positivi con la stessa Israele. Ma entità antiche (i vecchi Imperi Centrali della Vecchia Europa?) come l’Iran, e anche, mi verrebbe da sottolineare, l’ex «Impero Russo», che ha anch’esso gas a profusione e fonti energetiche fossili, devono fare i conti per la stessa loro sopravvivenza con un’accelerazione imperialista, diremmo, utilizzando un termine desueto.

E gli Stati Uniti? Forza propulsiva, che non ha saputo però stare al passo con la Cina. Il Presidente Donald Trump, vuoi per motivi politici suoi, vuoi per questa condizione di transizione del suo Paese, ha innescato un conflitto per riorganizzare l’Area Medio-Orientale, conflitto che onestamente innesca a sua volta meccanismi poco limpidi e poco gestibili. A ogni modo nessuno potrà fermare la transizione «Green»: ormai la potente Cina, seppur ancora con un prodotto interno lordo molto inferiore a quello americano, ha saputo spingere la ricerca e la così detta transizione ecologica verso uno strabordamento che fino a dieci anni fa era impensabile.

Gli eserciti possono distruggere nel breve periodo sul piano militare ma non nel lungo periodo sul piano scientifico, economico e commerciale.

(maggio 2026)

Tag: Elena Pierotti, Marco Polo, San Giovanni Crisostomo, Volto Santo, Europa, Cina, Stati Uniti, Russia, Persia, Venezia, Lucca, Medio Oriente, rapporti tra Oriente e Occidente.