Rachmaninov, il Russo Americano
Un intreccio tra musica e cinema
Sergej Rachmaninov l’Americano, fu come Skrjabin un brillante pianista, poi compositore di spessore già nell’Impero Zarista. Come molti fuggì dal «terrore rosso» innescato da Lenin. Con lui fuggirono altri prestigiosi artisti, non solo Stravinskij già allievo di Rimskij-Korsakov, ovvero frutto del virtuoso precedente momento artistico dei «Cinque» cresciuti a San Pietroburgo. Le composizioni giovanili di Rachmaninov, come le opere Aleko del 1892 e Skupoj ryacar del 1904, furono il prologo a un ampio catalogo composto fuori dalla Russia, che lo resero celebre e acclamato negli USA.

Ritratto di Sergej Rachmaninov fatto da Enrico Martelloni, 2026
Del Concerto numero 2 in Do minore, del 1901, invece, di Sergej Rachmaninov, considerato come Puccini l’ultimo dei Romantici, ne dovremmo analizzare il periodo storico e, magari, confrontarlo con un altro musicista più o meno coevo come Camille Saint Saens, compositore e pianista di scuola francese.
Rachmanivov non è per alcuni da considerarsi un Romantico, semmai un post Romantico. La partitura del Concerto numero 2 trabocca di «pathos» e melodie non comuni al Romanticismo, interrotti da episodi drammatici e particolari resi famosi nel film di Billy Wilder con Marilyn Monroe e Tom Ewell in The Seven year itch tradotto nell’italiano Quando la moglie va in vacanza del 1955. Indimenticabile è il suo «incipit» che apre con un travolgente scenico musicale che trasporta a grandi emozioni, mentre nel film, in una delle più esilaranti parti, mostra d’improvviso le gambe di una delle donne più iconiche al mondo, almeno pari a Saffo. «Roba da pelle d’oca» come dice Marylin Monroe proprio in quelle scene del film.
Grandissimo Billy Wilder, ma immensa la partitura che ne ha reso celebre il film e il musicista contemporaneo di Gershwin.
Il Concerto numero 2 per pianoforte e orchestra Opera 18, è composto nei classici tre tempi. Nel «Moderato allegro» presenta due temi differenti che il solista sviluppa con l’orchestra. In tono elegiaco, è invece l’«Adagio sostenuto». Brillante negli episodi con sfumature cupe, è il terzo tempo, «Allegro scherzoso» dove il pianoforte raggiunge valore di eccezionale virtuosismo, paragonabile ai punti più luminosi, a esempio, dei successivi concerti, numero 3, numero 4 e alla Rapsodia sopra un tema di Paganini Opera 43 composta da Rachmaninov nel 1934.
Tra le sue composizioni, usate come detto in noti film come il più recente Shine, il Concerto numero 2 risulta il più popolare. Ma la carriera di Rachmaninov, nato a Novgorod nel 1873, ha percorso una evoluzione originata grazie al padre pianista e a importanti maestri della scuola di Mosca: Zverev e Siloti, Traneev e Arenskij, debuttando a 19 anni in tournée come pianista per l’intero Impero.
Proprio la sua straordinaria capacità e virtù nelle esecuzioni con la violinista italiana Teresina Tua, gli diede in Europa e poi in varie città degli USA un formidabile successo.
«Non ho mai pensato coscientemente di scrivere musica russa» scrive Rachmaninov, anche se afferma di essere influenzato da Tchajkovskij e Rimskij-Korsakov.
Allo scoppio della rivoluzione a Mosca, Rachmaninov riparò in Svizzera eseguendo concerti in tutto il mondo eccetto che nella cosiddetta Russia, ancor oggi teatro, come da sempre, delle peggiori nefandezze umane. Rachmaninov compose i sui migliori lavori in Europa, in Svizzera e negli USA dove visse assieme alla bella famiglia in una casa a Beverly Hills in Los Angeles, prendendo nel 1942, un anno prima di morire, la cittadinanza americana.
