Bèla Kiss
Assassino seriale uccel di bosco

Un assassino che ha fatto perdere le sue tracce, dimostrando di farla in barba alla legge, è stato un certo Bèla Kiss, di cui non si seppe più nulla, ma che tutto il mondo conosceva per le femmine e un maschio da lui ufficialmente assassinati.

Nacque a Iszàk, nei pressi di Kecskemèt in Ungheria, il 28 luglio 1877. I suoi genitori erano Jànos Kiss e Verona Varga. Da ragazzo non frequentò nessuna scuola, ma comunque imparò a leggere e scrivere e divenne un appassionato lettore di libri. Intanto era impegnato in lavori di vario tipo e si interessava del sovrannaturale al punto che da operare quale veggente. A 13 anni, nel 1890, svolse il servizio obbligatorio di leva, poi lavorò come lattoniere, guadagnando un buono stipendio. Nel 1900, si trasferì a Cinkota, presso Budapest; la sua abitazione era al numero 9 di Via Kossuth, quindi traslocò in Via Ràkòczi al numero 17.

Coloro che ebbero modo di conoscerlo furono del parere che fosse una persona con un buon carattere e meritevole di fiducia, tanto che la sua vita trascorreva nella più perfetta normalità.

Nei primi mesi del 1912 sposò Mària, una ragazza più giovane di 15 anni, e dal matrimonio nacquero due figli, Aranka e Ilonka. In quel tempo era diventato amico del detective Kàartoly Nagy, capo della polizia locale.

Ma ben presto, Bèla ebbe un cambiamento, tanto che iniziò a fare una doppia vita, allontanandosi spesso senza rendere conto a nessuno di ciò che faceva a Budaperst, dove si tratteneva per giorni interi. Nello stesso tempo, assunse una governante, la signora Jakubec, la quale non ebbe difficoltà a venire a sapere che il proprio datore di lavoro aveva un sacco di amanti. Infatti, inviava annunci matrimoniali a giornali, dicendo che era un agente matrimoniale e un cartomante e le incontrava.

Ma qualcosa di grave capitò verso la fine del 1912: infatti, non si sa come, egli venne a sapere che la moglie se la spassava con qualcun altro, un tale di nome Pàl Bikhari. Fu una doccia fredda che sicuramente agì negativamente e pericolosamente sui suoi nervi e sulla sua psiche, tenuto conto che, sino ad allora, il suo comportamento era stato quello di una persona normale. Offeso a morte, egli la cacciò di casa, ma, mentre lei stava preparando la valigia con le sue cose, fece il tragico errore di dirgli che andava dal suo amante: Bèla non ci vide più, divenne violento e cominciò a percuoterla a colpi di bastone, la strangolò usando una garrota (un cavo di ferro pieghevole), e concluse il misfatto tagliandole la gola.

Poi, non bastandogli la vendetta compiuta, uscì in strada di corsa e si recò dall’amante della moglie, ripetendo punto per punto tutto quanto aveva combinato a casa sua. Si trattò di delitti d’onore che scatenarono la sua furia omicida.

Per non destare sospetti, comunicò ai parenti e agli amici che la moglie era scappata di casa, sicuramente per andare a unirsi all’amante, ma senza lasciare sue notizie. E, per non farsi scoprire, nascose i corpi in due bidoni di metallo, che sistemò in cantina.

La scomparsa della moglie non stupì nessuno, essendo note le scappatelle della donna e nessuno si sarebbe meravigliato se lui avesse cercato compagnia femminile, come del resto capitò. Dopodiché, Kiss pubblicò su un quotidiano locale un annuncio matrimoniale, spacciandosi per Herr Hoffmann e definendosi come uomo di bella presenza, desideroso di avere compagnia.

Questi due nefandi fatti avevano aperto una strada che lui decise di percorrere fino in fondo. Ciò è tanto vero che nel triennio dal 1912 al 1914 almeno 23 donne persero la vita per mano sua, che metteva in pratica la sua tecnica collaudata usando la garrota. Bèla sceglieva solo donne giovani o mature sempre ricche e senza parenti nei dintorni; e poi le attirava con annunci sui giornali, sempre usando nomi diversi per non insospettire nessuno (di solito usava i nomi fittizi «Herr Hoffmann» o «Elemér»).

La prima vittima, dopo la moglie e il suo amante, fu la giovane vedova Katelin Varga, che si presentò da Kiss e che, subito la prima sera, fu presa a botte, strangolata e inserita in un bidone, che sistemò presso gli altri due. Katelin fu seguita da Margit Tòth, alla quale, prima di ucciderla, fece scrivere una lettera alla madre per giustificare la sua scomparsa: in questa, era dichiarato che essa espatriava per gli Stati Uniti d’America, essendo delusa da un suo amore; e la lettera fu regolarmente spedita. Quindi, toccò la sorte delle altre a Jiulianna Paschar e a Ersébet Komàron: i familiari di entrambe ne denunciarono alla polizia la scomparsa; indi, toccò all’anziana signora Schmeidak.

Naturalmente, dopo quanto stava facendo, per non essere individuato dai vicini e dalla legge, pensò a come e dove nascondere i corpi delle sue vittime. Ripeté, pertanto, ciò che aveva fatto ai due amanti uccisi. Si procurò altri di quei grossi bidoni di metallo e vi infilò i corpi, ricoprendoli poi con alcol; alcuni li depositò nel giardino della sua abitazione. Per diverso tempo tutto andò liscio, senza che nessuno sospettasse quanto era stato commesso; fra questi era pure il suo amico detective Nagy. E, poiché sia il poliziotto, sia i vicini, gli avevano chiesto per quale ragione ci fossero quei bidoni in giardino, convinti che Bèla contrabbandasse liquori, ebbero come risposta che egli aveva fatto scorta di benzina, che gli sarebbe servita nel caso fosse scoppiata la guerra, come del resto avvenne. Gli credettero e tutto finì lì.

Nel frattempo, era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e Kiss, chiamato alle armi, partì nel mese di novembre 1914. Naturalmente, fu un fatto a suo favore, perché gli consentì di allontanarsi da Cinkota senza commenti negativi, mentre la casa era mantenuta aperta dalla signora Jakubec.

Per un certo periodo tutto restò tranquillo, finché successe quello che, forse, si sarebbe dovuto prevedere. Nel 1916, il padrone di casa di Bèla decise di fare qualche intervento sulla casa e sul giardino, dove trovò alcuni bidoni di metallo e, incuriosito, volle sapere cosa contenessero, anche perché da quei bidoni usciva uno sgraditissimo fetore di putrefazione, cosa che non sarebbe potuto succedere se l’inquilino fosse stato previdente e avesse provveduto a sigillarli. Però, c’è un’altra versione di come si sia giunti a quanto sto per raccontare, anche se, alla fine, non cambiò nulla. Il proprietario, trovando alcuni bidoni in giardino, si chiese a che cosa servissero e, ricordando che Kiss aveva detto che contenevano benzina, credette di fare una buona opera, donandola al Governo per i suoi soldati. Pertanto forò il coperchio di uno, per essere sicuro che contenesse benzina, e fu investito da un lezzo insopportabile. Per avere chiarimenti, il proprietario si rivolse alle autorità locali che inviarono un medico legale.

Aperti i bidoni, ci fu la sgradita sorpresa di vedere che ognuno era occupato da un corpo femminile, nudo, ricoperto da un liquido nauseabondo, dovuto alla miscela fra alcol e liquidi corporei di putrefazione. Il suo amico Nagy comprese, troppo tardi, di essere stato preso in giro e che Bèla era un assassino seriale. La polizia entrò nell’abitazione per perquisirla. In cantina rinvennero altri bidoni, ognuno dei quali conteneva un «inquilino»; alla fine, i corpi recuperati furono 24 (23 donne e un uomo) e, insieme con uno di loro, fu trovata pure la garrota. In una stanza chiusa, della quale la governante aveva la chiave, ma anche l’ordine di non aprirla, trovarono lettere, vestiti e gioielli, che erano appartenuti ai morti; qui erano pure libri che trattavano di veleni e di come eseguire strangolamenti e, inoltre, fu trovata, in un album, la raccolta di un centinaio di fotografie di donne. Dalle lettere ritrovate, si venne a sapere che Kiss aveva ricevuto 174 proposte di matrimonio e che lui ne aveva accettate 74, donne con le quali ci furono rapporti epistolari. Come ricordato, gli omicidi di cui si aveva la certezza, e pertanto ufficialmente riconosciuti, erano 24, ma, considerando tutto quel movimento di scambi di lettere, non è difficile pensare che siano stati molti di più, forse non meno di 30. Alla legge, considerando la molteplicità di amanti avute da Bèla, il dubbio che le vittime siano state molte di più non è mai svanito. Un fatto che non ha avuto nessun riscontro, vale a dire se ci sia stato un atto di vampirismo, riguarda i segni di punture rilevati durante la visita necroscopica sul collo di alcune vittime, come se si fosse prelevato sangue.

La conclusione non poteva essere altro che quella di addebitare a Bèla tutta quella strage e, per un momento, anche la governante Jakubec fu accusata di avervi partecipato, per essere poi scagionata. Bene, alla polizia non rimase altro che iniziare a ricercare l’omicida, operazione che si dimostrò da subito molto difficoltosa, essendo il nome di Bèla Kiss abbastanza comune in Ungheria. Alla fine trovarono che era andato in guerra e forse era stato fatto prigioniero dal nemico. Nel mese di maggio 1916, iniziò a circolare la voce, mai confermata, secondo la quale Bèla fosse stato ucciso durante una battaglia; e lo stesso vale per quella che ipotizzava la sua morte per tifo avvenuta nel 1915. La notizia fu rettificata dall’esercito, che affermò che Kiss era morto in un ospedale di campo dell’Est della Serbia per le ferite ricevute durante un combattimento; ma, con l’identificazione, resasi necessaria, fu chiarito che non poteva essere lui, essendo trentottenne e di carnagione scura, mentre il cadavere era quello di un ventenne di pelle chiara; Kiss, sentendo il pericolo di essere rintracciato, aveva scambiato i documenti di identità ed era sparito.

In ogni modo, ciò che era stato scoperto fece il giro di tutta l’Ungheria, mentre l’esercito, informato dalla polizia, cercava di trovare Bèla. Di quando in quando, qualcuno dichiarava di averlo incontrato, ma senza conferma. Si sa solo che, nel 1920, un disertore dell’esercito francese disse alla polizia di aver sentito da un collega che riferiva quanto un commilitone fosse bravo ed efficace nello strangolare le donne con la garrota; fra l’altro, aggiunse che si chiamava Herr Hoffmann, nome che, guarda caso, era uno di quelli che Bèla usava per contattare le sue future vittime, proponendo loro il matrimonio.

Il lavoro degli agenti fu intenso, ma non giunse mai alla conclusione; ogni tanto giungeva a loro qualche avviso di avvistamento, ma senza trovare quanto potesse confermarlo. E qualche informazione non poteva essere verificata: per esempio, quella che diceva che egli era stato imprigionato in Romania, essendo stato catturato mentre stava facendo un furto con scasso, oppure che era morto di febbre gialla in Turchia, e ci fu anche una segnalazione secondo la quale lo si era visto passeggiare su un ponte a Budapest nella primavera del 1919. Ma tutto fumo e niente arrosto: il nostro rimase uccel di bosco.

Poi, nel 1932, il poliziotto Henry «Camera Eye» Oswald affermò che l’aveva riconosciuto presso l’uscita della metropolitana di New York City Square, ma non riuscì a bloccarlo, perché Bèla, resosi conto del pericolo che stava correndo, se la squagliò, confondendosi fra la folla. Un’ultima notizia venne da una voce che affermava la sua presenza in qualità di custode di un palazzo a New York; ma anche in questo caso, un nulla di fatto.

Un fatto del genere lascia la bocca amara, quando si va a considerare che persone, giovani o mature che fossero, con le quali egli non aveva nulla da spartire, persero la vita perché un energumeno lo aveva colpito nei suoi affetti più cari: solamente una mente malata poteva escogitarne la morte con una freddezza che fa rabbrividire la gente normale e che, nel contempo, fa scatenare la fantasia degli appassionati e dei criminologi in merito a come si siano svolti i fatti. Certo è che gli insulti alla legge furono tanti e notevoli, andando dagli omicidi al loro occultamento, dagli adescamenti agli incontri decisivi, dai nomi falsi alle fughe, dalla presa in giro della polizia alle morti finte. Tutto un mosaico, che attira l’attenzione di tutti, interpretabile in maniere diverse dall’esame dei particolari espressi secondo l’interpretazione personale, e magari intervenendo con un pizzico di fantasia, per rendere i fatti più interessanti laddove sembravano perdere il loro ritmo narrativo.

Non c’è che dire: Bèla Kiss, assassino seriale, scomparve nel nulla, facendo perdere le sue tracce, lasciando i posteri nel dubbio che le morti siano state decisamente più di 24. Lasciò tutti con un palmo di naso: senza dubbio si è rivelato uno dei più furbi, sfuggenti e inafferrabili massacratori di esseri umani.

E qui finisce la storia della vita di Bèla Kiss: ci si può chiedere se la sua attività di assassino sia continuata ancora e in che modo si sia conclusa la sua vita: purtroppo nessuna risposta resta a disposizione e la si lascia alla fantasia di ogni singolo lettore.

(maggio 2025)

Tag: Mario Zaniboni, Bèla Kiss, assassino seriale, Ungheria, Cinkota, Budapest, Kàartoly Nagy, signora Jakubec, Pàl Bikhari, garrota, Herr Hoffmann, Katelin Varga, Margit Tòth, Jiulianna Paschar, Ersébet Komàron, signora Schmeidak, serial killer, Prima Guerra Mondiale.