Menachem Begin
Un Nobel per la pace
In un periodo in cui lo Stato di Israele si trova a vivere con l’intera regione un periodo davvero difficile della sua storia, ripercorriamo le vicende di un uomo che fu uomo di pace e che seppe dare al suo popolo e ai popoli vicini soluzioni negoziabili.
Politico israeliano di origini bielorusse, Menachem Begin ha attraversato il XX secolo.
Entrò a soli 13 anni nel movimento giovanile socialista per passare poco dopo al Betar, movimento sionista di destra, di cui divenne nel 1932 capo del dipartimento organizzativo, e si occupò in quel frangente della propaganda in Polonia. Erano davvero anni bui per l’Europa e per il mondo intero.
Fu inviato proprio nel 1932 in Cecoslovacchia e nel 1935 si laureò in Legge a Varsavia.
Nel 1937, in seguito a tafferugli a Varsavia di fronte all’Ambasciata Britannica, dove egli capeggiò una manifestazione di rivolta, venne arrestato. Fu a partire dal 1939 che si occupò dell’organizzazione dell’emigrazione palestinese dei membri del Betard, cui diventò leader.
Durante il Secondo Conflitto Mondiale fu fatto prigioniero dall’esercito sovietico perché raggiunse dopo il bombardamento di Varsavia la città di Vilnius. Essendo poi egli membro del Betar, era ancor più monitorato.
Fu dunque per le sue idee definite sioniste, revisioniste e borghesi che venne deportato in un gulag sovietico dal 1940 al 1942. Fu liberato in seguito allo scoppio delle ostilità tra Germania nazista e Unione Sovietica.
Rimasto molto segnato da quanto vissuto nel gulag durante la sua vita, si batterà per denunciare i crimini qui perpetrati.
Begin fece parte per un breve periodo dell’esercito polacco. Nel 1942 raggiunse la Palestina e uscì definitivamente da tale esercito.
Organizzò in quel periodo molti attentati per attività terroristica anti britannica e anti araba.
Nel 1948 prenderà vita lo Stato di Israele. Menechem Begin però non appoggerà il Governo in essere e farà parte dell’opposizione israeliana.
Entrerà poi come Ministro Senza Portafoglio dal 1967 al 1970 nel Governo di Unità Nazionale. Insieme al Partito Sionista Generale fonderà e dirigerà il Likud e nel 1977 diverrà Primo Ministro.
Il suo Governo iniziò nel migliore dei modi e nel 1978 Sadat, a capo del Governo Egiziano si presterà negli Stati Uniti agli accordi di Camp David. Anche Begin, considerato un falco, in realtà accettò di consegnare il Sinai agli Egiziani firmando gli accordi di cooperazione con Sadat. In quegli anni Presidente degli Stati Uniti era il democratico Jimmy Carter.
Non possiamo negare che egli, nonostante questa lungimiranza, abbia fatto bombardare nel 1981 durante la campagna elettorale una centrale nucleare irachena ottenendo anche per questo la rielezione a Primo Ministro.
Ordinò l’anno successivo, ossia il 1982, per i continui attacchi subiti da Israele, l’invasione del Libano che chiamò «Operazione Pace in Galilea». L’operazione ebbe il suo culmine con l’espulsione da Beirut delle milizie palestinesi guidate da Arafat.
Dopo la terribile strage di Sabra e Shatila compiuta da formazioni maronite palestinesi, alleate di di Israele, Begin fu costretto dalla stessa opinione pubblica israeliana a destituire il suo Ministro della Difesa Ariel Sharon, senza tuttavia toglierlo dal Governo ma incaricandolo di nuovi compiti.
Si dimise nel 1983 per la grave crisi economica che si trascinò in Israele fino al 2000.
Celebre oratore, ebbe sempre a cuore la sicurezza dello Stato di Israele. Sul piano economico viene definito un populista.
Fu già a partire dal 1948 accusato da personaggi come Albert Einstein e Hannah Arendt di essere di idee fasciste. Nel 1978 gli venne conferito per le sue scelte politiche del momento il Premio Nobel per la Pace.
Era dunque davvero Begin un uomo di pace? E se proviamo a riflettere sull’attuale situazione in Palestina, possiamo ravvisarvi maggiore lucidità?
Menachem Begin aveva vissuto il regime sovietico e questa terribile esperienza sicuramente lo segnò profondamente. Se da giovane fu di idee socialiste, abbracciò poi diverse idealità che furono tuttavia improntate a una visione democratica. Lo dimostrò proprio il suo comportamento nel 1978. Egli fu essenzialmente come politico votato sì al mantenimento del potere, e dunque a seguire anche una logica personale, ma sempre nel rispetto delle vicende del popolo israeliano che rappresentava. La nascita dello Stato di Israele ha rappresentato sin dalla sua origine una difficile premessa per il mantenimento della pace nell’area. Tuttavia dobbiamo riconoscere che il popolo ebraico da sempre auspicava questo rientro sul territorio palestinese di cui sentiva inesorabilmente l’appartenenza. Un popolo senza la sua terra di riferimento. L’Egitto di Sadat non era sicuramente l’Iran, o la Palestina rivoluzionaria di Arafat. Riconoscere questo significa non accettare i massacri terrificanti e spesso strumentali che si verificano ogni giorno ancora oggi in Palestina. Ogni giorno rabbrividiamo per questo. Tuttavia lo Stato di Israele ha saputo nel corso della sua storia farsi rappresentare anche da persone considerate sì falchi, ma allo stesso tempo capaci di monitorare la situazione e di agire costruendo ponti di pace. Magari momentanei, magari complicati. Ma sempre possibili.
