Giuseppe Arcimboldo
Il più geniale rappresentante del Manierismo Europeo

Osservando la mascotte dell’Expo non potevo non pensare al geniale Arcimboldo e all’emozione che ho provato quando a Vienna ho visto esposto nelle sale del Kunsthistorisches Museum alcune sue opere.

Da vicino si apprezza a pieno la sua innovazione artistica, la sua passione e la profonda conoscenza della natura, è un indiscusso rappresentate del Manierismo Europeo.


Premessa storica

Il Manierismo, secondo la classica ripartizione della storia dell’arte, «inizia» dopo due date importanti, la morte di Raffaello nel 1520 e il sacco di Roma nel 1527, «termina» con il ritorno al classicismo dei Carracci e con il barocco del Caravaggio.

Si fa partire tale periodo artistico dal saccheggio dei Lanzichenecchi perché molti artisti, in particolar modo quelli formati nella scuola di Raffaello, morto poco prima, fuggirono da Roma e chiesero ospitalità alle varie Case Regnanti Europee. La conseguenza di tale fuga portò, nel giro di poco tempo, alla diffusione dei modelli rinascimentali definiti dal grande Raffaello – egli, a sua volta, si era formato studiando i grandi artisti come Leonardo, Michelangelo, eccetera – che vennero apprezzati in tutte le Corti Europee le quali, desiderose di diventare, in campo culturale, moderne e alla moda, accolsero a braccia aperte tutti gli artisti che avevano studiato arte in Italia.

Il Manierismo può essere definito come arte di regime, ossia un’arte accolta e condivisa da tutti i Regnanti per esprimere il proprio gusto, imporre visivamente la loro immagine e la loro idea di potere codificata secondo, come si è detto, schemi classici.

Accanto all’indiscusso ruolo degli artisti, va ricordato anche l’importante ruolo ricoperto dalla stampa che permise la diffusione di tali modelli anche tra i nascenti ceti sociali come la ricca borghesia legata al commercio.

Riassumendo, il Manierismo partì dallo studio dei grandi artisti rinascimentali per poi superarli poiché ben presto l’immaginazione, la fantasia, la tendenza al drammatico, l’eccessivo espressionismo e il virtuosismo sostituirono il rigore classico nelle composizioni. Tale ricerca artistica portò al progressivo abbandono dello studio diretto della natura preferendo l’imitazione dei modelli già codificati.

Ciò spiega il perché il naturalismo del Caravaggio sconvolse i contemporanei, più del ritorno all’armonia espressa dai Carracci.


Alla Corte di Rodolfo II d’Asburgo

E ora è il momento di parlare di Giuseppe Arcimboldo.

Nacque a Milano nel 1527, dove morì nel 1593. Iniziò la sua attività insieme al padre a metà del XVI secolo come maestro ed entrambi realizzarono le vetrate nel Duomo di Milano. Da questa esperienza sviluppò il gusto per l’intarsio e l’uso dei colori freddi e vivaci.

Nel 1558 realizzò i cartoni per gli arazzi del duomo di Como in cui s’iniziò ad intravedere la sua passione e il suo particolare stile artistico nella bizzarra ornamentazione manieristica.

Nel 1562 fu chiamato a Praga da Ferdinando I, ove fu protetto anche dagli Imperatori Massimiliano II e Rodolfo II che lo nominò Conte Palatino nel 1591.

Bisogna dire che la sua originalità artistica fu apprezzata soprattutto dal poliedrico Rodolfo II d’Asburgo che, divenuto Re nel 1583, trasferì la capitale del suo Regno da Vienna a Praga.

Egli chiamò a sé i più importanti artisti, scultori, orafi, alchimisti eccetera, provenienti da ogni Paese Europeo, accolse a Praga tutte le menti più eccelse e originali che l’eclettico Rinascimento aveva formato; trasformò la sua Corte nell’ultimo centro del Manierismo nell’Europa Centro-Settentrionale e Praga nella capitale del mistero e dell’esoterico.

Rodolfo II, degno rappresentate del suo tempo, fu un importante collezionista di opere d’arte, oreficeria, reperti naturalistici insoliti, esotici, esoterici e quanto di più strano e originale si poteva comprare o realizzare; gli artisti, provenienti da ogni Paese Europeo, liberi di esprimersi fondarono la scuola di Praga. L’attività di tale scuola continuò anche dopo la morte del suo mecenate ma fu duramente interrotta, provocandone la chiusura, nel 1618 allo scoppio della Guerra dei Trent’Anni iniziata con la famosa defenestrazione di Praga. Il castello fu saccheggiato dagli Svedesi e parte della collezione andò dispersa, ma molte opere, fortunatamente, si possono ammirare nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Il collezionismo di Rodolfo II d’Asburgo stimolò, paradossalmente, lo studio di tipo naturalistico, la conservazione e la ricerca di animali ed elementi vegetali, tale passione ispirò lo stesso Arcimboldo. La sua originalità sta nella capacità di aver realizzato ritratti di persone con elementi tratti dalla natura trasformandole in allegorie composte da oggetti e da prodotti della natura in cui riuscì ad unire il gusto bizzarro e morboso del Manierismo Nordico (Wunderkammer, raccolte di mostri e di rarità di natura) alla tradizione delle «caricature» leonardesche.

L'Imperatore Rodolfo II

Giuseppe Arcimboldo, L'Imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno, 1591, Skokloster Castle, Stoccolma (Svezia)

Replicò una serie di Stagioni e gli Elementi (1563-1566, visitabili nel museo di Vienna).

Gli elementi floreali, i frutti e gli animali assemblati in modo da ricreare ritratti sono un intreccio di significati allegorici connessi al passato e alle aspirazioni degli Asburgo e alla passione di Rodolfo II per l’esoterico e l’alchimia poiché le piante, i fiori, i frutti e le erbe raffigurati ricordano quelli utilizzati dagli speziali, medici e alchimisti praghesi impiegati durante interminabili cerimoniali o raccolti durante speciali notti in relazione con le stelle. Tale atmosfera magica è stata riprodotta dal pennello di Arcimboldo.

Oltre ad essere il principale pittore di Corte, fu coreografo di tornei, maschere e danze e inventore di macchine prodigiose. È, dopo Bosch, il pittore del surrealismo intellettuale, del grottesco e dell’allegorico che verrà riscoperto proprio durante il Surrealismo del Novecento.

Guardando i quadri di Arcimboldo non si può non parlare del genere pittorico che ha come soggetto principale «la natura morta» che dal Manierismo in poi diventa un nuovo filone pittorico di successo.

È un genere pittorico che ha una lunga storia, come provano i bellissimi affreschi di epoca romana, ma l’unica differenza è che durante il Rinascimento ci fu il passaggio da puro elemento decorativo a vero e proprio genere artistico; nonostante sia stato considerato per molto tempo un genere pittorico minore non mancano importantissimi artisti, attivi soprattutto nelle Fiandre e nell’Italia Settentrionale, che lo hanno reso nobile dandogli una giusta posizione tra i principali generi pittorici.

Tali soggetti, apparentemente semplici, nelle opere d’arte diventavano portatori di significati simbolici, allegorici o morali, che troverà massima espressione proprio alla Corte di Rodolfo II con Arcimboldo.

L'Ortolano

Giuseppe Arcimboldo, L'Ortolano, 1590, Museo civico Ala Ponzone di Cremona (Italia)

L'Ortolano, capovolto

Giuseppe Arcimboldo, L'Ortolano, 1590, Museo civico Ala Ponzone di Cremona (Italia); se viene capovolto, il quadro mostra una natura morta (una serie di ortaggi in una ciotola)

Tale fortuna durò per tutto il Seicento grazie anche al Caravaggio, per citare il più famoso.

Tra i principali estimatori di questo genere pittorico, oltre a blasonati committenti si affiancavano meno illustri ma altrettanto facoltosi committenti provenienti dalla nascente borghesia la quale stimolò, contemporaneamente, il mercato dell’arte e il collezionismo. Inoltre, le dimensioni medio-piccole dei quadri, la loro godibilità, la duttilità dei soggetti a cui si legava facilmente una allusione all’abbondanza e al benessere, lo fecero apprezzare da questa nuova classe sociale; ebbe un successo senza eguali proprio in quei Paesi dell’Europa Centro-Settentrionale che si affacciavano alle nuove rotte commerciali atlantiche.

Articolo in media partnership con polveredilapislazzuli.blogspot.it
(aprile 2016)

Tag: Annalaura Uccella, Giuseppe Arcimboldo, Italia, Rinascimento, Manierismo, Expo, Kunsthistorisches Museum di Vienna, Manierismo Europeo, Raffaello, Carracci, Caravaggio, arte di regime, Corti Europee, Milano, Rodolfo II d’Asburgo, Praga, Ferdinando I, Massimiliano II, Guerra dei Trent’Anni, scuola di Praga, natura morta.