Un poliziotto nella Roma occupata dai Tedeschi (1943-1944)
La figura del Maresciallo di Pubblica Sicurezza Gennaro Lucignano

Nella manovra di accerchiamento attuata dai nazisti il 16 ottobre del 1943[1] non venne rivolta una particolare attenzione all’Isola Tiberina perché in quest’ultima non risiedevano famiglie ebree. Si voleva soprattutto violare, oltre ad altre zone[2], l’area dell’antico Ghetto per cancellare l’immagine di una comunità viva e laboriosa. In tale operazione alcuni Ebrei riuscirono comunque a sfuggire alla cattura.[3] E trovarono rifugio anche all’interno di edifici posti sull’Isola Tiberina.


Lo scoppio del dramma

In questa Isola, intorno alle 5,30, furono in diversi ad accorgersi della tragedia in atto. Dall’Ospedale del Fatebenefratelli «San Giovanni Calibita» vennero presto individuate le manovre dei militari tedeschi. Tra i presenti figurano anche il medico Vittorio Emanuele Sacerdoti (Ebreo)[4] e il laureando in medicina Adriano Ossicini[5]. In quel momento non era presente il primario, Dottor Giovanni Borromeo[6], ma i suoi collaboratori sapevano che era favorevole ad accogliere Ebrei e a nasconderli. Mentre Ossicini si assentò da Roma per alcuni giorni[7], si mosse nel frattempo una figura importante: quella dell’economo Fra Maurizio Bialek[8]. In una situazione di emergenza l’intesa tra frati, medici e infermieri fu immediata e fruttuosa. Tale azione umanitaria fu approvata dal Cardinale Marchetti-Selvaggiani[9], Vicario del Papa per la Diocesi di Roma.

Anche i Frati Minori del convento San Bartolomeo si attivarono per far entrare un numero significativo di Ebrei.[10] Questi religiosi accolsero i perseguitati nell’arco di più mesi. Dopo una fase di immediata protezione si cercavano altri luoghi più decentrati. Tale dinamica si rivelò particolarmente a rischio quando i nazifascisti vollero far irruzione in Istituzioni Cattoliche (esempio Pontificio Seminario Lombardo, Pontificio Collegio «Russicum», Pontificio Istituto di Studi Orientali, 21 dicembre 1943), e in luoghi di culto protetti dall’extra territorialità (esempio basilica e convento di San Paolo fuori le Mura; notte tra il 3 e il 4 febbraio 1944).


Dora Focaroli

In tale contesto, la notizia della retata in atto era arrivata anche a chi operava nell’Ospedale Israelitico e nel Ricovero per Ebrei anziani. Emerse in tale frangente la figura dell’infermiera Dora Focaroli.[11] Questa donna operò nelle due Istituzioni dal 1934 al 1965.[12] Quando il 16 ottobre 1943 si accorse della retata in atto, adottò una serie di decisioni immediate. Tolse, prima di tutto, il cartello che indicava l’esistere dei presìdi ebraici. Avviò i malati in grado di camminare al Fatebenefratelli. I più gravi, invece, li condusse con un’ambulanza della Croce Rossa all’Ospedale Littorio (attuale San Camillo). Gli anziani del Ricovero furono nascosti nella torre inserita nell’edificio che accoglieva Ospedale e Ricovero anziani.

Nei giorni successivi al 16 ottobre 1943, la Focaroli – risultando dai documenti Cattolica – poté mantenere collegamenti con gli Ebrei nascosti nell’attiguo Ospedale Cattolico[13], interagì con la Comunità dei Frati Minori, e operò per garantire agli anziani che vivevano nella torre non solo del cibo e delle cure ma anche una quotidiana assistenza religiosa serale, grazie a Rav Izhak Davide Panzieri[14] che morì poco dopo la fine della guerra.[15]


La figura del Maresciallo di Pubblica Sicurezza Lucignano

La rete di solidarietà verso i perseguitati non poteva però passare inosservata agli occhi dei poliziotti che proprio all’Isola Tiberina avevano (e continuano ad avere) una postazione strategica. Questo gruppo di persone, che agiva nei ranghi della Polizia Fluviale, aveva come responsabile il Maresciallo Gennaro Lucignano.[16] A lui spettava una serie di compiti che, in tempo di guerra, assumeva delle connotazioni particolari.

La Polizia Fluviale, tra l’altro, doveva controllare i barconi posti sul Tevere e vigilare sulle sponde del fiume al fine di prevenire azioni di possibili gruppi eversivi. Aveva ancora l’obbligo di arrestare e far processare tutti coloro che proteggevano avversari del regime fascista, oppositori del nazismo, renitenti alla leva e soprattutto Ebrei (per la cattura dei quali erano state poste delle taglie). Unitamente a ciò, spettava a detta Polizia il controllo dell’area insistente sull’Isola Tiberina. La sorveglianza riguardava soprattutto i punti di accesso all’Isola e l’area del Pronto Soccorso del Fatebenefratelli. Ma nel 1943 emerse anche una criticità da affrontare immediatamente.


Lucignano e gli Ebrei

Lucignano sapeva benissimo (e con lui tutti i suoi uomini) che sull’Isola Tiberina c’erano diversi Ebrei. Conosceva l’Ospedale Israelitico. Sapeva della presenza di Ebrei anziani nel Ricovero. Ed era anche informato sull’esistenza di una rete di solidarietà a protezione degli Ebrei segnata da reciproci contatti tra le Istituzioni Cattoliche e gli Organismi territoriali ebraici dell’Isola.[17]

Lucignano poteva far rapporto ai superiori del tempo, poteva informare il Comando Tedesco, e poteva collaborare a operazioni segnate da arresti e deportazioni. Anche i suoi uomini potevano comportarsi allo stesso modo.

Ciò però non avvenne. Lucignano, quindi, disobbedì agli ordini ricevuti.

Ma chi era questo Maresciallo? I dati che lo riguardano sono contenuti nel fascicolo personale 024218. Dal 1923 al 1925 fu impiegato nella Regia Marina (Compartimento marittimo di Napoli). Nel 1927 iniziò il suo «cursus» come allievo guardia nel Corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza. Il 16 agosto del 1943 fu promosso Maresciallo di II classe. Venne poi assegnato al presidio della Polizia Fluviale, posto sull’Isola Tiberina.

C’è anche da sottolineare un dato non marginale. Lucignano viveva il proprio credo religioso in modo semplice ma concreto. Ogni forma di oppressione verso altri fratelli, aggravata da comportamenti inumani, lo rendeva ostile verso chi dirigeva operazioni persecutorie. Il suo Cattolicesimo non deviava verso compromessi etici.


Lucignano e la Focaroli

Una volta chiarita la propria linea operativa, Lucignano, con il supporto di tutti i suoi uomini, ebbe più incontri non solo con i Frati del Fatebenefratelli e con i Francescani, ma soprattutto con l’infermiera Dora Focaroli. Fu proprio quest’ultima a ricordare, dopo diversi anni dai fatti tragici del 1943, la figura di questo Maresciallo di Pubblica Sicurezza.

Tale fatto si concretizzò grazie all’iniziativa di un mio amico, lo storico Emanuele Pacifici (1931-2014). Egli volle intervistare l’infermiera Focaroli.

E scrisse al riguardo: «La cosa più importante di tutta la storia della Casa di Riposo fu un’intesa tra lei e il Maresciallo Luciniani (sic) che dirigeva il Comando della Polizia Fluviale che era sito nello stesso stabile, ma al piano terra. (Il comando di Pubblica Sicurezza Fluviale c’è ancora ai giorni nostri, s’intende il personale non è più quello).

Ebbe noie da parte di alcuni soldati austriaci e specialmente di uno che andò a domandargli: “C’è una Cattolica con degli Ebrei?”. Grazie al pronto intervento del Maresciallo Luciniani (sic) la cosa finì lì, in una bolla di sapone, e disse a Dora di stare tranquilla perché fino a quando lui era al comando di quel posto di Polizia non avrebbe più avuto da temere o aver fastidi.

Onde Dora potesse avere libertà di agire o di spostarsi anche nelle ore notturne, il Maresciallo Luciniani (sic) le procurò un lasciapassare per le ore di coprifuoco».[18]


La Polizia Fluviale nel ricordo del Rabbino Ravenna

La testimonianza della Focaroli è confermata pure da un intervento del Rabbino Alfredo Ravenna.[19] Si riportano alcuni passi:

«L’ospedale Israelitico e l’Ospizio invalidi erano situati in Piazza San Bartolomeo all’Isola di fronte al Fatebenefratelli. Occupavano due piani di un vecchio fabbricato, un’ala di un antico convento; al terreno c’era (e c’è ancora) un posto di Polizia Fluviale. Il primo piano che era adibito ad Ospedale fu occupato da un Istituto Religioso Cattolico, sfollato dai Castelli[20], al secondo piano rimasero gli Invalidi indisturbati.

Era intervenuto un tacito accordo per cui le guardie che erano a piano terra avrebbero avvertito se si fosse verificato un qualche pericolo, ma fortunatamente questo non si verificò».

Poche righe dopo Pacifici chiede: «Come mai non venne disturbato e perseguitato dai Tedeschi l’Ospedale e la Casa di Cura?».

Al quesito Ravenna risponde: «1) Il locale era occupato dalle Suore con dei bambini fino all’arrivo degli Alleati.

2) Perché al piano terra c’era la Polizia Fluviale (c’è tuttora) che di accordo con le autorità della Casa di Riposo avrebbe immediatamente avvertito in qualsiasi momento di ogni minimo pericolo».[21]


Il Maresciallo Luciniano nel ricordo di Rav Moshè Mario Piazza o Sed

Il Maresciallo Luciniano è pure ricordato dal Rabbino Moshè Mario Piazza o Sed, di Shemuel.[22] Quest’ultimo trasmette i suoi ricordi a Pacifici che annota: «Moshè Sed ricorda un particolare: appena dopo il 16 ottobre fu tolta la targa dal portone d’ingresso con la dicitura “Casa di Riposo e Ospedale Israelitico”. Dichiara che se nulla è accaduto a questa Istituzione Ebraica, lo si deve al Maresciallo della Pubblica Sicurezza Fluviale che conduceva il comando nello stesso stabile al piano terra».[23]


Testimoni del tempo

Fra Bartolomeo Coladonato. Nato a Rutigliano (Bari) il 16 aprile 1927. Ultimo sopravvissuto di quanti, nella Comunità del Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, vissero i fatti del 16 ottobre 1943. In quel periodo era un giovane postulante. Indossava la tonaca, anche se non aveva lo scapolare. Grazie all’abito religioso poteva far visita ai Padri Francescani. Interagì inoltre con il personale dell’Ospedale Israelitico e con il Maresciallo Lucignano.


Fonti archivistiche

Archivio dello storico Emanuele Pacifici. Oggi custodito presso la Fondazione Museo della Shoah, Roma.

Archivio dello storico Michele Tagliacozzo. È conservato in Israele (Galilea Occidentale) presso Itzhak Katzenelson Holocaust and Jewish Resistance Heritage Museum, Documentation and Study Center. Tale Istituzione fu fondata nel 1949 da membri del Kibbutz Lohamei Hagetaot, una comunità di sopravvissuti all’Olocausto.

Archivio dello storico Professor Pier Luigi Guiducci. Roma.


Alcune indicazioni bibliografiche

P. L. Guiducci, Il III Reich contro Pio XII, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013, pagina 215

G. Magliozzi o.h., Morbo di K, una bugia da rischiarci la fucilazione!, in: «Archivo Hospitalario», anno 2018, numero 16, pagine 257-276

A. Majanlahti – A. Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944, il Saggiatore, Milano 2010, pagina 209

A. Riccardi, L’inverno più lungo, Laterza, Bari-Roma 2011, pagine 15-18.


Riferimenti generali a Dora Focaroli

S. Ficacci – M. T. Natale (a cura), 19 luglio 1943 – 4 giugno 1944: Roma verso la libertà, Gangemi, Roma 2014

B. Frale, Il principe e il pescatore, Mondadori, Milano 2011. Confronta il paragrafo: «Vatican escape-line»

U. Pacifici Noja – S. Pacifici Noja, ll cacciatore di Giusti. Storie di non Ebrei che salvarono i figli d’Israele, Effatà, Cantalupa (Torino) 2010, pagina 99 e seguenti. Con riferimento alla Focaroli gli Autori utilizzano come fonte lo storico Emanuele Pacifici

G. Rocco – C. Cipolla – A. Stievano (a cura), La storia del nursing in Italia e nel contesto internazionale, Franco Angeli, Milano 2015, pagina 322

http://www.icbsa.it/index.php?it/119/collezione-giuseppe-campagnano (viene evidenziata l’intesa operativa tra Giuseppe Campagnano e Dora Focaroli)

https://carlomafera.wordpress.com/2015/01/26/il-senso-di-una-scelta-aspetti-storici-della-polizia-di-stato/ (intervista al Professor Pier Luigi Guiducci)

http://ecolloquia.it/04-resistenza/medici-infermieri-della-resistenza/.


Ringraziamenti

Dottor Mario Coi, Direttore Amministrativo Ospedale Israelitico.

Dottor Ruben Spizzichino, Ufficio Stampa Ospedale Israelitico.

Fra Giuseppe Magliozzi Pirro o.h., medico, docente e storico.

Fra Bartolomeo Coladonato, ultimo sopravvissuto di quanti, nella Comunità del Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, vissero i fatti del 16 ottobre 1943. Fra Bartolomeo fu poi Direttore della Scuola per Infermieri Generici, presso l’Ospedale San Pietro (Roma).


Note

1 Confronta anche: G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Einaudi, Torino 2001. M. Baumeister – A. Osti Guerrazzi – C. Procaccia (a cura), 16 ottobre 1943. La deportazione degli Ebrei Romani tra storia e memoria, Viella, Roma 2016.

2 Trastevere, Testaccio, Monteverde e altri.

3 Sono diverse le ricerche storiche che hanno approfondito tale aspetto. Confronta anche: L. Larcan, A Trastevere il tunnel che salvò gli Ebrei, in: «Il Messaggero», 25 febbraio 2017, rubrica «cultura».

4 Vittorio Emanuele Sacerdoti (1915-2005). Medico. Era stato cacciato dall’Ospedale Civile di Ancona, ma il suo primario, Professor Bombi, l’aveva indirizzato all’amico Professor Borromeo perché quest’ultimo lavorava in una struttura religiosa.

5 Adriano Ossicini (1920-2019). Nel 1943 aveva 22 anni. Era laureando in medicina.

6 Giovanni Borromeo (1898-1961): «Giusto tra le Nazioni». Antifascista.

7 16 ottobre 1943. La deportazione degli Ebrei di Roma. La testimonianza di Adriano Ossicini, intervista, in: «Il Messaggero», 16 ottobre 2003.

8 Maurizio Bialek (1912-2009).

9 Francesco Marchetti Selvaggiani (1871-1951). Papa Pio XI lo creò Cardinale nel 1930. Nel 1931 divenne Vicario Generale della Diocesi di Roma. Fu il Cardinale protettore dell’Ordine del Fatebenefratelli. Il suo appartamento privato era nel Palazzo dell’ex Sant’Uffizio (Vaticano). Amico d’infanzia di Pio XII (si davano del tu).

10 Padre Samuele Puri ofm (1883-1966), Padre Stefano Bianchi ofm (nato nel 1913).

11 Dora Focaroli (morta il 16 maggio del 1991). In alcuni testi il suo cognome è scritto: «Fogaroli». Sposatasi con un Di Veroli, ne adotterà la fede ebraica. Una volta in pensione, si trasferì a Latina. Nell’ultima fase della sua vita, rimasta vedova e accolta in una casa di riposo, interagì con lo storico Emanuele Pacifici. Sarà quest’ultimo a comunicare alla Comunità Ebraica di Roma il decesso di Dora.

12 Confronta anche: Archivio storico CDEC Milano, Inchiesta sulla casa di riposo ebraica all’Isola Tiberina, Testimonianza di Dora Fogaroli (sic), b. Roma, 1922-1945, numero 1, fascicolo 13B.

13 Testimonianza di Fra Bartolomeo Coladonato (nato nel 1927), sacerdote, ultimo sopravvissuto di quanti, nella Comunità del Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, vissero i fatti del 16 ottobre 1943. Colloquio con il Professor Pier Luigi Guiducci alla presenza di Fra Giuseppe Magliozzi. Roma, Villa San Pietro, 25 aprile 2019. Archivio Storico Provincia del Fatebenefratelli, Roma.

14 Rav Izhak Davide Panzieri (1875-1946).

15 Nel 1955 Dora Focaroli ricevette un attestato di benemerenza dall’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane per l’opera umanitaria svolta a protezione degli Ebrei a rischio della propria vita.

16 Gennaro Lucignano (nato nel 1903). Confronta anche: Bollettino Ufficiale del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, Ministero dell’Interno, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1943, «Gennaro Lucignano», pagina 694.

17 Contatti confermati da Fra Bartolomeo Coladonato.

18 L’Ospedale e la Casa di Riposo Israelitici di Roma durante l’occupazione tedesca (a cura di Emanuele Pacifici). Note e Documenti. I. Testimonianza di Dora Fogaroli, in: «Quaderni del Centro di Studi sulla Deportazione e l’Internamento», numero 10, Roma, Associazione Nazionale Ex Internati, 1978-1982, Centro Stampa di R. Tortora, Napoli febbraio 2014, pagina 66.

19 Alfredo Ravenna (1899-1981). È stato insegnante di molti orientalisti e biblisti italiani.

20 Si tratta delle Suore Immacolatine di Albano.

21 L’Ospedale e la Casa di Riposo Israelitici di Roma durante l’occupazione tedesca. II. Testimonianza del Rabbino Alfredo Ravenna, pagine 68-69.

22 Moshè Mario Piazza o Sed, di Shemuel (1915-1982).

23 L’Ospedale e la Casa di Riposo Israelitici di Roma durante l’occupazione tedesca. III. Testimonianza del Rabbino Moshè Sed, pagina 70.

(giugno 2019)

Tag: Pier Luigi Guiducci, Gennaro Lucignano, Roma occupata dai Tedeschi, 16 ottobre 1943, Isola Tiberina, Fatebenefratelli, persecuzione degli Ebrei a Roma, Frati Minori, Dora Focaroli, Ospedale Israelitico, Ricovero per Ebrei anziani, Polizia Fluviale, Rav Izhak Davide Panzieri, Emanuele Pacifici, Alfredo Ravenna, Moshè Mario Piazza o Sed, Fra Bartolomeo Coladonato.