Uno 007 insospettato: Padre Paolino Beltrame O.S.B. (1909–2008)
Un uomo tenace e coraggioso che, tra le altre cose, probabilmente ispirò a Guareschi la figura di Don Camillo

Figlio di beati e postulatore di Santi, cappellano militare in guerra e monaco benedettino, scout e collaboratore del SIM-Marina (servizio di intelligence) e della «Missione Nemo» (intelligence), Padre Paolino rimane una figura da non far cadere nell’oblio. Le sue sedi religiose furono: abbazia di San Paolo fuori le Mura (1924-1928), abbazia di San Giovanni Evangelista a Parma (1928-1962), abbazia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento (località Frattocchie, vicino a Roma; 1962-2008). Valido predicatore (lo ricorderà lo scrittore Giovannino Guareschi), compagno di strada di tante vocazioni (tra queste quella di Pietro Barilla[1]), costituisce a tutt’oggi un esempio, specie quando si devono affrontare salite e scelte radicali.

Padre Paolino Beltrame

Foto di Padre Paolino Beltrame

1909-1924. Da Cesare (detto Cesarino) a Paolo (Paolino)

Padre Paolo, noto come Paolino (1909-2008), nasce a Roma. Viene registrato: Cesare Beltrame Quattrocchi. Era uno dei figli della prima coppia di coniugi beatificata dalla Chiesa Cattolica nel 2001 da Giovanni Paolo II.[2]

Il 6 novembre del 1924 si inserisce, come aspirante monaco benedettino, nella comunità dell’abbazia di San Paolo Fuori le Mura (Roma). È Abate in quel periodo Don Ildefonso Schuster[3], divenuto in seguito Arcivescovo di Milano. Nel 1928 Padre Paolino professa i voti religiosi solenni nella chiesa di San Giovanni a Parma. Nel 1933 è ordinato sacerdote.


1940. Cappellano militare. Trieste. Fiume

1940: l’Italia entra in guerra. Il 10 ottobre di quest’anno, Padre Paolino, mentre sta confessando, riceve la cartolina precetto. Assegnato inizialmente a Trieste, lo inviano poi a Fiume. È operativo nel XXVII Settore, V Raggruppamento, Guardia alla Frontiera, dall’aprile 1941. In questa zona vi rimane fino all’8 settembre 1943. In quel periodo il prefetto è Temistocle Testa.[4] Raggiunte le terre dell’Italia Orientale, il religioso si rende subito conto dei drammi in corso. In un rapporto al superiore ecclesiastico descrive in modo dettagliato numerosi casi di violenza perpetrata dalle forze dell’NDH (Stato Croato) nella regione della Lika, a maggioranza serba. Intere famiglie, giovani, vecchi, bambini, trucidati e dati alle fiamme, mentre i sopravvissuti, feriti o mutilati, cercano scampo e soccorso presso gli ospedali militari italiani. A Gospić, nel novembre 1941, sono gli alpini che interrompono, con la minaccia delle armi, una ennesima strage di Serbi. A motivo degli eccidi si accentua un flusso di Ebrei in fuga. Dalla Jugoslavia tentano di oltrepassare il confine orientale italiano.[5]

In tale contesto Padre Paolino s’impegna, in accordo e con gli ufficiali del Regio Esercito, insieme a funzionari della Questura, a proteggere e a trasferire in modo silenzioso in Italia famiglie di Ebrei (procurando anche documenti falsi). I perseguitati provenivano da Karlovac, Gospić, Ogulin, Otočac, Plaški, Pago.[6]

L’interazione tra questo religioso e i funzionari della Pubblica Sicurezza è significativa per lo storico. In quel periodo, infatti, lavora in Questura il Commissario Dottor Giovanni Palatucci.[7] È responsabile dell’Ufficio Stranieri. Come Padre Paolino, si attiva per assistere e proteggere gli Ebrei che provengono dal territorio jugoslavo.[8] Per questo motivo si continua a cercare negli archivi documentazione attestante l’intesa tra il funzionario di Pubblica Sicurezza e il religioso benedettino.[9]

L’operato di Padre Paolino a favore degli Ebrei Croati (aiutati a dirigersi verso Parma) è alla fine scoperto. Ricercato dai Tedeschi in Dalmazia, il monaco trova riparo a Trieste, in casa del Colonnello Mario Emilio Ponzo.[10]

Poco prima (13 agosto 1943) Padre Paolino era sfuggito ai colpi di un cecchino mentre raccoglieva le spoglie di un soldato caduto.[11]


1943. Armistizio. SIM-Marina

Nel settembre del 1943 il cappellano militare Padre Paolino è in licenza a Roma presso la casa paterna. Proprio in quel mese viene firmato il cosiddetto «armistizio» (una resa senza condizioni) tra il Regno d’Italia e gli Alleati. A questo punto, Don Tarcisio Beltrame Quattrocchi passa al Sud come cappellano di Stato Maggiore della Regia Marina. Attraverso di lui, il fratello – Padre Paolino – entra a far parte del SIM-Marina (intelligence militare).[12] Ciò gli consente di contribuire a resistere alle violenze nazifasciste, salvare i perseguitati dal regime, gli arrestati e i condannati a varie pene, sostenere i Cattolici impegnati in operazioni umanitarie. Padre Paolino (alias «Fulvo») si occupa di collaborare anche con chi opera per favorire la fine delle ostilità sul territorio italiano (fermando in tal modo scontri e bombardamenti, e salvando un elevato numero di vite). Quello del religioso benedettino diviene un inserimento accentuato ma non appariscente. Anche in tempi post bellici Padre Paolino ha preferito non ricordare in pubblico le vicende di questo periodo.[13] Nel frattempo la sua famiglia protegge a Roma persone a rischio di arresto (per esempio, i familiari dell’Ammiraglio Raffaele de Courten).[14]


Novembre e dicembre 1943

Nel novembre e nel dicembre del 1943 Padre Paolino è inviato a Trieste e a Fiume per acquisire dati da trasmettere poi ai servizi di intelligence italiani e alleati. A Trieste, in casa del Colonnello Ponzo, conosce il giovane maggiore degli alpini Riccardo De Haag.[15]


Parma, gennaio 1944

Il 6 gennaio del 1944 il religioso benedettino raggiunge Parma. Prende contatto con il comandante militare della provincia (Generale Umberto Fabbri). Arriva a coinvolgerlo nel proprio disegno. Anche con il suo appoggio, Padre Paolino può inserire in posti chiave dell’amministrazione del tempo diversi suoi fiduciari. Tra questi ci sono dei militari, ad esempio il maggiore carrista Massimiliano (Max) Casaburi[16] e De Haag (operativo in seguito a Milano).[17] Non mancano inoltre referenti tra il personale civile. Può così attivarsi una rete di intelligence (che progressivamente si ramifica). Padre Paolino si occupa del servizio informativo, ma finisce per ricoprire anche il ruolo di capo della rete di Parma e provincia. Unitamente a ciò, riesce a farsi nominare anche cappellano delle carceri. Può così assistere i membri della Resistenza arrestati, e mantenere un collegamento tra questi e i gruppi zonali.

Maggio 1944: Padre Paolino si muove in modo di inserirsi negli uffici del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato di Parma.[18] Arriva a interagire con il Tenente Colonnello della Guardia Nazionale Repubblicana Vincenzo Cersosimo. Questi è divenuto sostituto procuratore generale.[19] Attraverso tale contatto, il benedettino: 1) riceve un lasciapassare per la missione a Trieste (novembre 1944); 2) ottiene provvedimenti di favore per più detenuti politici (Barassi ed altri); 3) si procura una serie completa di timbri del Tribunale Speciale; 4) fa sottrarre l’incartamento processuale di Ferruccio Parri[20]; 5) può utilizzare un certo numero di fogli di scarcerazione firmati in bianco.[21]

In tale contesto, non è comunque da dimenticare il fatto che Padre Paolino può muoversi con relativa facilità grazie anche al sostegno di più persone. Tra queste si ricordano ufficiali dell’esercito, il Commissario di Pubblica Sicurezza Emilio Cellurale[22], responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura di Parma, e Sorella Luisa Minardi[23] della Croce Rossa (oblata benedettina, proclamata «Giusto tra le Nazioni»).


Le operazioni fuori Parma

Oltre ad agire nell’area parmense, il religioso benedettino accetta di operare in missioni a vasto raggio. Raggiunge più località. Tra queste, Milano (notevole è l’intesa tra Padre Paolino e l’Arcivescovo Schuster) e Salò. Qui, è operante un sottosegretario di Stato delegato alla gestione ordinaria del Ministero della Guerra (a livello apicale rimane il Duce). Il religioso riesce a ottenere la sospensione della pena capitale a favore di 26 partigiani di Parma. In tale contesto, rimane costante un’attenzione agli Ebrei perseguitati. Gli aiuti realizzati trovano un deciso sostegno anche a Milano.[24]


L’intesa tra SIM-Marina e «Missione Nemo» (aprile 1944)

Il contributo offerto da Padre Paolino a favore del SIM-Marina (intelligence) si amplia ulteriormente quando questo organismo arriva a realizzare un’intesa con i membri della «Missione Nemo».[25] Il 1° aprile del 1944 la struttura di intelligence di Parma, collegata al SIM-Marina, si integra con la «Missione Nemo». Ciò avviene a Parma, in un incontro tra il Capitano di Corvetta Emilio Elia[26] (della «Nemo») e Padre Paolino (del SIM-Marina).[27]

Per comprendere tale dinamica è utile fornire qualche dato sulla «Missione». Fu istituita dall’«Office of Strategic Services» (O.S.S., intelligence USA). Si sviluppa dal marzo del 1944 arrivando a inserire propri membri in punti strategici della Repubblica Sociale Italiana, nei CLN di Milano e Trieste, nel CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia).

Il responsabile è il Capitano Elia. Questi, nella notte del 18 marzo 1944, con un «Mas»[28] è sbarcato a Punta Corona, nelle Cinque Terre (vicino a Monterosso). Abile nei movimenti, valido nella scelta dei collaboratori, imposta sei ramificazioni operative (importanti quelle di Parma e di Milano). Si cerca in pratica di raccogliere informazioni (militari, industriali e politiche), sorvegliare i movimenti dei nazifascisti, comunicare in cifra notizie vitali e urgenti, dare aiuto ai fuggitivi, preparare e consegnare documenti falsi. Ciò viene realizzato d’intesa anche con il «Secret Intelligence Service» (S.I.S.) britannico.


La missione a Roma (febbraio 1945)

Nel febbraio del 1945, Padre Paolino riceve un incarico dal comandante in capo del Corpo Volontari della Libertà, Generale Raffaele Cadorna[29] (con il «placet» del Cardinal Schuster). Deve raggiungere Roma insieme a De Haag e consegnare a Umberto II delle relazioni, oltre a fornire a voce aggiornamenti sui tentativi in atto per arrivare a un «cessate il fuoco» tra Alleati ed esercito tedesco posizionato in Italia.

Su questa vicenda esiste oggi una discreta conoscenza. La prima relazione (datata 26 febbraio 1945) riguarda Esercito nazionale e comando unico del CVL. La seconda (del 27 febbraio 1945) fa riferimento alla questione di Trieste (rischio di perdere l’italianità). La terza (27 febbraio 1945, Polizia) comprende questioni di ordine pubblico. La quarta (27 febbraio 1945) affronta il tema dei Tribunali insurrezionali (progetto mirato a giudicare rapidamente i colpevoli di crimini evitando un loro riutilizzo nella pubblica amministrazione). Ci sono poi anche due allegati che riguardano il sistema di distribuzione dei fondi CLNAI, e la questione del Comandante unico.

Ma un punto chiave rimane l’argomento riferito a voce: le trattative con i Tedeschi per far cessare la guerra in Italia. Al riguardo è utile un cenno.

1) La situazione bellica del tempo impedisce contatti diretti tra chi opera clandestinamente al Nord (nella Repubblica Sociale Italiana) e chi agisce nei territori liberati dagli Alleati. Il Governo dell’Italia libera ha urgenza di comprendere varie situazioni, dagli orientamenti della Resistenza (divisa tra più correnti ideologiche) alle questioni dell’Italia Orientale (dissidi nel Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste tra la posizione italiana e quella slava)[30] fino alle questioni legate alla tutela degli impianti industriali.

2) Ma il problema più grave è un altro: esistono in quel momento diverse iniziative mirate a far cessare il conflitto in Italia. Per arrivare a questo necessita un accordo tra Tedeschi e Alleati.[31] Il percorso seguito si rivela problematico perché più interlocutori diventano negoziatori, perché permangono valutazioni diverse tra gli Alleati[32], perché tra i Tedeschi c’è disaccordo[33], perché le iniziali richieste tedesche – così come sono formulate – trovano dinieghi. Si vuole comunque arrivare a un risultato. La strada definitiva sarà l’accordo tra Karl Wolff[34] (Generale Tedesco, SS) e il Comitato di Liberazione Nazionale, un’intesa mediata da Allen Welsh Dulles[35] (O.S.S. Svizzera) e dal Cardinal Schuster.

Per l’esito positivo della missione a Roma Umberto II conferisce a Padre Paolino una medaglia d’argento al valor militare.


Il modus operandi di Padre Paolino. La rete dei contatti

In tale contesto il ruolo di Padre Paolino non è debole. Lo stesso Elia scriverà a fine missione che attraverso «Fulvo» ( Padre Paolino) ebbe la possibilità di interagire con il capitano Riccardo De Haag (alias «Alpino») e con una persona in contatto con il Comitato di Liberazione Nazionale. Seguono incontri con vari membri del Partito Liberale. Tra questi il barone Rinaldo Casana, l’avvocato Giustino Arpesani[36], l’avvocato Luciano Elmo[37], il Professor Ugo Borroni.[38] Grazie a tali contatti, Elia acquisisce informazioni che – attraverso «Alpino» e il sottotenente Guido Tassan[39] (alias «Corriere Primo») – sono recate a Pisa e trasmesse a un altro resistente (Urbano).[40]

È utile evidenziare tale dinamica perché attesta un movimento parmense molto attivo. Si pensi, al riguardo, anche alle azioni poste in essere da Don Giuseppe Cavalli[41], da Don Ennio Bonati[42] (alias «Gabbiano»), da Don Arnaldo Vignali[43] (alias «Bellini»), da Giampaolo Mora[44] (alias «Daino»).


Il modus operandi di Padre Paolino. I documenti falsi. Subiaco

Padre Paolino, comunque, non è solo abile nel sostenere i vari resistenti al regime del tempo. Egli si attiva in più occasioni anche per ottenere documenti falsi da consegnare a diversi perseguitati. Tale fatto trova più riscontri. Ne indichiamo qui di seguito uno.

Tra i diversi incontri romani in casa Beltrame Quattrocchi rimane significativa la cena del 24 maggio 1943. È ospite Don Emanuele Caronti.[45] Si tratta dell’Abate Generale della congregazione cassinese di prima osservanza («sublacense»). In mattinata, il religioso si è recato all’Ordinariato Militare. E ha incontrato Don Tarcisio (fratello di Padre Paolino). Tale dinamica desta interesse. Alla luce di fatti successivi si è arrivati a meglio comprendere il motivo di questi contatti romani.

31 luglio 1943: sei giorni dopo la caduta di Mussolini, Padre Paolino Beltrame lascia Parma. Raggiunge Roma. Ha con sé dei plichi e alcune lettere. Nell’Urbe parla con il fratello. Tutto si svolge in un’ora segnata da gravi incertezze sulla guerra in corso e sul futuro del Paese.

Il 5 gennaio 1944, Maria Beltrame scrive una lettera al figlio Paolino.[46] Alcuni passaggi sembrano in apparenza poco chiari: «Ti raccomando di non tenere a portata di mano di tutti i ragazzi che potranno venire a giocare in camera tutti quei libri e giochetti che portasti da Subiaco».[47]

Questo testo diventa meno oscuro se si legge una missiva che Padre Paolino scrive alla madre da Firenze (16 febbraio 1944). Annota: «Tarcisio dovrebbe procurarmi un’altra ventina di quei fogli stampati a Subiaco che potrei avere per ½ [sic] di Don Igino, con tutti gli allegati; presumo non avrò tempo di andare a Subiaco, dovrebbe andare subito [sottolineato nel manoscritto] procurandomeli, sicché io li trovi a Roma. Possibilmente, se ce ne sono, anche cartoline illustrate di Subiaco».[48]

Da una successiva lettera di Maria Beltrame (1° marzo 1944) si comprende che probabilmente Don Paolino non ebbe più la possibilità di raggiungere nell’immediato Roma. Si intuisce comunque che altre lettere gli vennero scritte dall’Urbe. Le missive furono consegnate utilizzando dei corrieri. Si evitò quindi il servizio postale. Contenevano quanto Padre Paolino aveva chiesto da Subiaco? L’interrogativo-chiave riguarda comunque i fogli stampati, gli allegati e le cartoline che Don Paolino aveva chiesto da Subiaco, tramite don Igino. Di che cosa si trattava? E chi era questo sacerdote?


Le operazioni segrete. Don Igino Roscetti

Don Igino Roscetti e Alberto Scarpellini

Don Igino Roscetti (a sinistra) con il conte Alberto Scarpellini

Don Igino Roscetti[49] è parroco della cattedrale di Sant’Andrea di Subiaco dal 1936. La sua figura, molto dinamica, è collegata anche a una distribuzione segreta di falsi documenti a favore dei perseguitati del tempo. Dall’archivio di questo sacerdote[50] sono stati acquisiti dei dati. Egli è inserito segretamente in una rete locale di solidarietà. In un periodo nel quale Subiaco si trova sotto controllo nazifascista, questo sacerdote, per le sue opere umanitarie, può contare sull’aiuto del personale degli uffici comunali. Tra gli impiegati spiccano le figure di Quintilino Antonucci e di Maria Luisa Bagnani. Questi rilasciano ai perseguitati una dichiarazione in carta bollata che li qualifica profughi dell’Italia Meridionale, assegnando nomi e luoghi di nascita fittizi. Un solo dato resta autentico: la data di nascita. L’essere in possesso di un documento di identità permette di muoversi all’aperto (pur con le necessarie cautele), e di avere una carta annonaria. Tra i sostenitori di Don Igino c’è anche l’Abate di Santa Scolastica, Don Simone Lorenzo Salvi.[51]

Studiando le carte di Don Igino[52] e quelle dell’archivio Beltrame[53] si constata che il parroco di Sant’Andrea mantiene contatti anche con Padre Paolino Beltrame. Quest’ultimo, nelle missive del 1943, per avere certi documenti, usa un linguaggio in codice. Ad esempio, chiede un certo quantitativo di «breviari Caronti».

Nel febbraio del 1944 Don Tarcisio Beltrame, su incarico del fratello Paolino, ha il compito di procurarsi da Don Igino dei «fogli stampati». Alla luce di recenti ricerche non è debole affermare che tali «fogli» sono quasi certamente dei modelli di carte d’identità, di lasciapassare e altri documenti che la stamperia benedettina di Subiaco riesce a falsificare. Al riguardo, anche in «report» dell’«Office of Strategic Services», riguardanti l’Operazione Nemo, si trovano riferimenti all’uso di documenti contraffatti[54], quasi migliori degli originali (ciò è possibile solo in precisi centri benedettini).

È interessante rilevare pure un altro dato: nel manoscritto del parroco di Subiaco che riporta ricordi del periodo bellico il riferimento alla persona di Padre Paolino è preciso. Scrive Don Igino: «Don Beltrame, di Parma, che in quel periodo abitava a Roma presso la mamma, in Via Agostino Depretis e svolgeva una preziosa attività clandestina che sarebbe stata utile anche a me».[55]


La scoperta dell’Operazione Nemo a Parma (marzo 1945)

L’attività dell’Operazione Nemo a Parma viene scoperta e distrutta nel marzo del 1945 (poco prima della fine della guerra). Forse alcuni resistenti, sottoposti a tortura, rivelarono dati sensibili. Nel convento dei Padri Stimmatini è trovato l’archivio del servizio informativo partigiano. Cadono nelle mani degli agenti tedeschi gli elenchi degli informatori, dei collaboratori, delle spie, le relazioni periodiche e molta altra documentazione circa l’attività cospirativa. È arrestato il comandante Gavino Cherchi[56] «Stella», ucciso e gettato nelle acque del Po insieme a Ines Bedeschi[57] e Alceste Benoldi[58] dopo tre settimane di prigionia e sevizie. Catturato pure Massimiliano (Max) Casaburi, stretto collaboratore di Padre Paolino. Quest’ultimo sfugge alla cattura perché in quel momento è in missione a Roma per conto del Generale Cadorna. Comunque, il religioso benedettino il 28 aprile è già a Parma liberata, ritrovando i suoi compagni liberi (fuggiti dal carcere il 22 aprile dopo un bombardamento).[59]


L’apostolato svolto a Parma (1945 e anni successivi)

Al termine del Secondo Conflitto Mondiale (1945), Padre Paolino, dopo encomi dai comandi dell’esercito e una medaglia,[60] fa parte di quel vasto movimento di Cattolici che partecipa, in tempi e modi diversi, alla ricostruzione di un Paese rimasto sfigurato dagli eventi bellici. La sua sede stabile diviene l’abbazia di San Giovanni Evangelista a Parma. In questo luogo è confessore e predicatore molto seguito. Vi rimane 34 anni.

Accanto all’impegno religioso, Padre Paolino svolge un’intensa attività sociale.[61] Per offrire un primo soccorso a quanti rientrano dal fronte e dai campi di prigionia, è tra coloro che organizzano nel 1945 un campo nella vicina stazione di Pescantina (tra Verona e il Garda). In tale area è accolto un significativo numero di soldati che ricevono pure concreti sostegni per le prime necessità. Tra i rimpatriati emerge la figura dello scrittore Giovannino Guareschi.[62] Questi, in occasione del primo incontro con Padre Paolino, rimane colpito dal religioso che ha modo di rivedere in seguito.[63] Probabilmente si ispira a lui quando idea la figura romanzata di Don Camillo.[64]

Dopo l’alluvione del Polesine (1950) Padre Paolino sostiene i soccorsi per gli sfollati. È lui a dare vita alla locale sezione della Pontificia Opera Assistenza (POA) con una rete di dieci colonie. Nell’ambito di tale progetto c’è l’acquisto (1945) per conto della diocesi di Parma, di un hotel a Misurina (Villaggio Alpino Pio XII). Viene utilizzato come casa di vacanze per accogliere un alto numero di bambini.[65] Molto utili si rivelano anche le colonie situate a Scipione di Salsomaggiore e a Corniglio (quest’ultima per i minatori di Carrara).

Si devono anche alle «pressioni» di questo religioso la strutturazione a Parma (in borgo Regale) della «Casa del reduce» (già «Casa del soldato») per accogliere i soldati italiani reduci dalla prigionia; la fondazione di «Villa Serena» in Via Buffolara, sede di prima accoglienza per i carcerati liberati; l’organizzazione di un refettorio per i poveri; l’inaugurazione di una Scuola per assistenti sociali (in seguito inserita in ambito universitario); l’ideazione del Circolo «La spiga» in Via Petrarca, per il doposcuola dei ragazzi della provincia. Per gli studenti universitari viene strutturato il pensionato «Sant’Anselmo d’Aosta», utilizzando ambienti del convento di San Giovanni.


Il sostegno allo scoutismo cattolico

Da persona impegnata in ambito educativo, Padre Paolino fu anche molto attivo nell’associazionismo scout. Il suo impegno copre oltre 92 anni di fedeltà alla Promessa scout. Era divenuto il più anziano scout d’Italia: aveva infatti raggiunto in piena lucidità i 99 anni, e aveva pronunciato la Promessa nel 1917. Padre Paolino si era formato alla scuola scout su orientamento dei genitori. Questi lo avevano inserito nel gruppo Roma V. Si trattava di uno dei primi reparti della capitale. Lo avevano costituito i Gesuiti dell’Istituto Massimo. In questa scuola studiò anche il fratello di Padre Paolino, già inserito nel gruppo scout nel 1916.[66]

Luigi Beltrame Quattrocchi, Padre di questi ragazzi, fu il primo presidente del Roma V. Venne pure chiamato a far parte del commissariato centrale dell’associazione scout cattolici italiani. Nel 1919 fondò un nuovo reparto, il Roma XX.

Una volta stabilitosi a Parma, Padre Paolino (ribattezzato dagli esploratori «gatto rosso») fondò nel 1946 un gruppo di ragazze aderente all’associazione guide italiane (AGI). Ne rimase assistente ecclesiastico fino al 1962.


La vita nella Trappa

Nel 1962 Padre Paolino si inserì in una comunità di Padri Trappisti. Si trasferì, infatti, nell’abbazia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento, situata in località Frattocchie (Roma). In questa fase della sua vita, il religioso proseguì il suo impegno religioso percorrendo più strade. Dal 1978 ricoperse la carica di postulatore generale per le cause dei Santi del suo Ordine. Con tale ruolo poté seguire la causa di beatificazione del Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, della religiosa trappista Maria Gabriella Sagheddu (che divenne la prima beata dell’ecumenismo), del Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, del religioso Rafael Arnaiz Baron (Cistercensi Riformati), del Trappista Nigeriano Padre Cyprian Michael Iwene Tansi. Nel 1979 raggiunse la Cina per ricostruire la storia dell’antico monastero benedettino di Nostra Signora della Consolazione, presso Yang Kia Ping (a 120 chilometri da Pechino), distrutto nel 1947.


Annotazione di sintesi

Padre Paolino concluse il suo esodo terreno martedì 30 dicembre 2008, nel monastero di Frattocchie. Avrebbe compiuto un secolo nel 2009. Le esequie, presente la sorella Enrichetta, vennero celebrate sabato 3 gennaio 2010.


Ringraziamenti

Professoressa Enrichetta Beltrame Quattrocchi (intervista al Professor Guiducci durante l’ultimo periodo di vita; decesso nel 2012). Padre Loris M. Tomassini, Abbazia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento (località Frattocchie). Dottor Alain Vidal, Segreteria del Vescovo, Diocesi di Tivoli. Professor Fabrizio Lollobrigida, nipote di Monsignor Igino Roscetti. Dottoressa Tiziana Checchi, Responsabile dell’Archivio Storico dell’Abbazia Territoriale di Subiaco. Dottor Andrea Torre, Responsabile dell’Archivio dell’Istituto Nazionale «Ferruccio Parri», Milano.


Archivi

1) Archivio privato Famiglia Beltrame Quattrocchi (Roma), Lettera dell’Arcivescovo Ordinario Militare Carlo Alberto Ferrero al cappellano militare Paolino Beltrame Quattrocchi, Roma, 16 giugno 1945. Oggetto: Richiesta notizie, Protocollo Numero 2193/ Ord.

2) Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito (Roma):

– Relazione di Padre Paolino Beltrame, datata 24 luglio 1945. Riguarda l’opera svolta dal religioso dall’8 settembre 1943 al 9 maggio 1945.

– Fascicolo 276. «3035/5. Tenente Cappellano Don Paolino Beltrame Quattrocchi, relazione sul comportamento delle truppe italiane in Jugoslavia (aprile 1941-settembre 1943)» cc. 49 1946 gennaio 26. Relazione di 23 pagine, con 79 fotografie (11,5 x 8,5 centimetri) b/n annesse, del Tenente Cappellano Don Paolino Beltrame, in data 26 gennaio 1946, indirizzata all’Ufficio Informazioni.

3) Archivio Storico dell’Abbazia Territoriale di Subiaco, Piazzale Santa Scolastica 1 (00028 Subiaco):

Relazione sul contegno ed attività del clero dell’Abbazia di Subiaco durante il periodo di emergenza dal settembre 1943 al luglio 1944, s.d. (post 1944).

1943-1944: sfollati ed Ebrei: corrispondenza di sfollati ed Ebrei con Igino Roscetti, parroco di Sant’Andrea (originali e fotocopie).

– Informativa della Guardia Nazionale Repubblicana di Tivoli al Comando dei carabinieri di Subiaco circa le attività «antinazionali» svolte da Igino Roscetti a Subiaco durante l’occupazione nazista, 20 maggio 1944 (trascrizione dattiloscritta posteriore).

Relazione sull’attività patriottica in Subiaco dall’8 settembre 1943 al 10 giugno 1944: dattiloscritto di Igino Roscetti in data 15 novembre 1944.

4) Archivio privato del Professor Fabrizio Lollobrigida.

5) Archivio Guareschi, «Club dei Ventitré», Via Processione, 160 – I – 43010 Roncole Verdi (PR).

6) Archivio Storico Società Barilla (Via Mantova, 166 – 43122 Parma). Testimonianza di Padre Paolino Beltrame Quattrocchi.


Opere di Padre Paolino Beltrame Quattrocchi

Questo consolante evangelo (Marietti, 1992, 1997); Virgo Mater Meditazioni (Cantagalli, 2004); Posso darti del tu, Signore? Note di catechesi sulla preghiera (Piemme, 1991; Edizioni del Deserto, 1996). Tra le biografie: La beata Gabriella dell’Unità (Trappiste di Vitorchiano; 1980); Nel fascino dell’Assoluto: Rafael Arnaiz Baron (Città Nuova, 1988; Edizioni del Deserto, 1992); Al di sopra dei gagliardetti: l’Arcivescovo Schuster, un asceta benedettino nella Milano dell’era fascista (Marietti, 1985). Nel mondo scout è noto il testo: Buongiorno sorriso (1967). Espressione dello studio a costante della liturgia sono: il Messale quotidiano (Libreria Editrice Vaticana/Editrice Marietti, 1984); il Salterio corale; il Salterio quotidiano; il Breviario monastico; L’ora dell’ascolto; i Salmi preghiera cristiana; Cristo nei Salmi. I Titoli cristiani dei Salmi (Paoline, 1970).


Biografie

F. Perrone, Le avventure di un monaco in bianco e nero, Cantagalli, Siena 2014. R. Rastelli Zavattaro, L’avventuriero di Dio. Padre Paolino Beltrame Quattrocchi, Pro Sanctitate, Roma 2010.


Fonti varie

R. Beretta, STORIE. Barilla, il «Don» dietro la pasta, in: «Avvenire», 21 luglio 2010. D. Corbetta, Ribelle per amore. Don Gnocchi nella Resistenza, Oltre edizioni, Sestri Levante 2015. M. Galvagno, La Chiesa e il salvataggio degli Ebrei nel Parmense, in «Storia e documenti», numero 6, 2001, Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma. G. Torelli, I baffi di Guareschi, Áncora, Milano 2006.


Note

1 Pietro Barilla (1913-1993). Titolare per oltre 50 anni della multinazionale alimentare Barilla.

2 Il 21 ottobre 2001 la coppia di sposi (Luigi e Maria Corsini), vissuta a Roma nell’ambiente dell’alta borghesia, fu la prima dopo molti secoli a essere proclamata beata per le virtù coniugali e familiari che aveva esercitato. Il primogenito Filippo (Don Tarcisio; 1906-2003), rimase religioso benedettino per 27 anni. In seguito scelse di restare solo sacerdote secolare. Durante la Seconda Guerra Mondiale ricoprì il ruolo di cappellano in Marina. Stefania (1908-1993) scelse la clausura (divenne Suor Cecilia) e proseguì il suo impegno nella Chiesa a Milano (tra le Benedettine del Santissimo Sacramento). Cesare si inserì tra i Monaci Benedettini (Padre Paolino). Enrica (detta Enrichetta; 1914-2012; Serva di Dio) fu una laica impegnata nella Chiesa.

3 Ildefonso Schuster (Beato; 1880-1954). Arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954. Creato Cardinale nel 1929.

4 Temistocle Testa (1897-1949). Fortemente antisemita. Accusato di crimini di guerra. Morto suicida (?).

5 «Non appena ti sarà possibile, fammi avere la documentazione circa quelle barbarie cui assistesti nel 1941 e 1942, perché richiesta in visione da Superiore Autorità». Lettera dell’Arcivescovo Ordinario Militare Carlo Alberto Ferrero al Cappellano Militare Beltrame Quattrocchi, Roma, 16 giugno 1945. Oggetto: Richiesta notizie, protocollo numero 2193/ Ord. Archivio privato della famiglia Beltrame Quattrocchi, Roma.

6 Si confronti al riguardo il lavoro realizzato da Fiorella Perrone dal titolo: L’orrore dei Balcani. Vittime civili nel Secondo Conflitto Mondiale in ex Jugoslavia. Pubblicato da: «L’Osservatorio – Centro di Ricerche sulle Vittime Civili dei Conflitti», Roma 2018.

7 Giovanni Palatucci (1909-1945).

8 Proclamato «Giusto tra le Nazioni» nel 1990.

9 Una parte delle carte si trova a Roma presso l’abitazione del Professor Francesco Beltrame Quattrocchi.

10 Ingegner Mario Emilio Ponzo, Colonnello del Genio Navale. Grand’ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (1938). Fu il contatto dell’Operazione Nemo a Trieste. Abitava in Via Crispi, 68. Arrestato dai miliziani di Tito nel 1945. Probabilmente infoibato.

11 G. P. Di Nicola, A. Danese, Un’aureola per due: Maria Corsini e Luigi Beltrame Quattrocchi, Effatà, Cantalupa 2004, pagina 149.

12 SIM: Servizio Informazioni Militare. Diversi ufficiali del SIM-Marina si incontravano anche nella casa romana dei Beltrame-Quattrocchi.

13 Esiste comunque una relazione che redasse su richiesta dell’autorità ecclesiastica.

14 Conte Raffaele de Courten (1888-1978).

15 Riccardo De Haag, nato a Trieste. Nel 1942 era stato responsabile della II divisione Lavori pubblici del Comune di Trieste. Parlava perfettamente il tedesco.

16 Massimiliano (Max) Casaburi (1906-1945). Conosciuto in Croazia (era tra coloro che operavano a favore di Ebrei). Attivo poi a Parma. Ucciso nell’ultimo periodo bellico.

17 Riccardo De Haag fu assunto con falsa identità in un ufficio del Comando Militare provinciale. Fornì a Padre Paolino tesserini da ufficiale e da sottufficiale dell’esercito repubblicano, carta intestata e timbri del Comando Militare provinciale.

18 Era terminato da poco il processo ove erano stati condannati a morte per alto tradimento gli Ammiragli Luigi Mascherpa (1893-1944) e Inigo Campioni (1878-1944).

19 Le vicende sfavorevoli al regime fascista avevano suggerito al Cersosimo una diversità di comportamento verso i resistenti del tempo.

20 Ferruccio Parri (1890-1981). Capo partigiano. Primo Presidente del Consiglio a capo di un Governo di unità nazionale istituito alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

21 Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito (Roma), Relazione di Padre Paolino Beltrame, datata 24 luglio 1945 (opera svolta dal religioso dall’8 settembre 1943 al 9 maggio 1945). Confronta anche il rapporto del Capitano di Corvetta Emilio Elia a fine «Missione Nemo».

22 Emilio Cellurale. Il suo operato a tutela dei perseguitati è noto grazie alla ricerca dell’Istituto storico della Resistenza di Parma e alla documentazione conservata in parte dalla famiglia Cellurale e in parte dall'Archivio del centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano. Confronta anche: L. Picciotto, Salvarsi, Einaudi, Torino 2017, pagina 484.

23 Luisa Minardi (1907-1978). Medaglia d’oro della Croce Rossa Italiana. Cavaliere al merito della Repubblica per il suo altruismo e generosità verso i bisognosi e i sofferenti. Medaglia d’oro della Comunità ebraica di Parma per l’aiuto dato agli Ebrei perseguitati.

24 Don Andrea Ghetti (detto «Baden»; 1912-1980), Don Enrico Bigatti (1910-1960), Don Giovanni Barbareschi (1922-2018; «Giusto tra le Nazioni»), Giulio Cesare Uccellini (1904-1957; capo delle «Aquile Randagie»: scout che proteggevano perseguitati in fuga).

25 F. Gnocchi Ruscone, Missione «Nemo». Un’operazione segreta della Resistenza militare italiana 1944-1945, Mursia, Milano 2011.

26 Emilio Elia (1899-1974). Ingegnere di Torino. Capitano di Corvetta della Regia Marina. Nome in codice di missione: Ingegner Bruno. Già combattente nella Prima Guerra Mondiale, poi nella Seconda. Primo questore di Milano dopo la Liberazione.

27 Con riferimento alla «Nemo» si può ricordare che Padre Paolino risulta inserito nella missione «Barley» ma il suo campo di azione fu comunque molto vasto.

28 Motoscafo armato silurante.

29 Raffaele Cadorna (1889-1973).

30 Esisteva il pericolo di un’occupazione da parte dei partigiani di Tito.

31 Piano A: ritiro. Piano B: capitolazione.

32 I comandi militari alleati, ad esempio, vedono con preoccupazione un possibile rientro in Germania delle divisioni tedesche dislocate in Italia.

33 Il capo delle SS in Italia è per la trattativa, i comandi dell’esercito tedesco no.

34 Karl Wolff (1900-1984).

35 Allen Welsh Dulles (1893-1969).

36 Giustino Arpesani (1896-1980).

37 Luciano Elmo. Venne arrestato e incarcerato a San Vittore (numero matricola 2778). La data di ingresso è: 1° agosto 1944. Quella di uscita in direzione campo di concentramento è: 7 settembre 1944.

38 Ugo Borroni (nato a Milano nel 1895).

39 Guido Tassan, sottotenente nella divisione alpina Julia in Grecia e in Russia. Svolse anche compiti di intelligence (Ufficio Informazioni). Dopo essere stato arrestato dalla polizia segreta jugoslava OZNA (Odelenje bastita naroda), venne tenuto prigioniero per due anni e due mesi.

40 Confronta anche: P. Tompkins, L’altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista, il Saggiatore, Milano 2009, pagina 381.

41 Don Giuseppe Cavalli (1898-1973). Esponente dell’antifascismo cattolico. Arrestato il 25 aprile del 1944. Rinchiuso nel carcere di San Francesco. Venne poi liberato.

42 Don Ennio Bonati (1915-1950). Rifonda lo scoutismo a Parma.

43 Don Arnaldo Vignali (1908-2006).

44 Giampaolo Mora (1928-2016). Deputato e senatore per cinque legislature dal 1976 al 1994.

45 Don Emanuele Caronti (1882-1966). Abate del monastero di san Giovanni di Parma dal 1919 e poi Abate Generale della Congregazione benedettina sublacense dal 1937 al 1959.

46 Le lettere di Maria Beltrame ai figli sono conservate presso l’archivio privato della famiglia Beltrame. Confronta anche: Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, Dialogando con i figli, Città Nuova, 2° volume, Roma 2001.

47 È stato evidenziato un passaggio significativo.

48 Per la sua significatività è stato evidenziato «Subiaco».

49 Monsignor Igino Roscetti (1911-1990). Ordinato sacerdote il 21 aprile 1935. Notevole fu il suo impegno pastorale e sociale durante la Seconda Guerra Mondiale a favore degli abitanti di Subiaco, tra cui alcune famiglie di Ebrei. Collaborò in seguito con le amministrazioni locali nell’opera di ricostruzione della città, devastata dai bombardamenti.

50 Il materiale relativo al Reverendo Don Igino Rossetti è conservato presso il nipote, Professor Fabrizio Lollobrigida (nato a Subiaco nel 1939), presso l’Archivio Storico dell’Abbazia Territoriale di Subiaco, e presso l’Archivio della Comunità Ebraica di Roma.

51 Simone Lorenzo Salvi (1879-1964). Già Abate Claustrale dal 1909. Abate Ordinario dal 10 novembre 1917 al 26 maggio 1964.

52 Specie un manoscritto ritrovato dal nipote.

53 Lettere in particolare.

54 Confronta il Rapporto all’Office of Strategic Services (sede di Washington), 30 agosto 1945. Documento firmato dal Capitano di Corvetta Emilio Elia. La Nemo Mission è presentata come la più estesa ed efficace rete spionistica che abbia agito in Nord Italia nel periodo 1944-1945.

55 Monsignor Igino Roscetti, Manoscritto, Archivio privato del Professor Fabrizio Lollobrigida.

56 Gavino Cherchi (1911-1945).

57 Ines Bedeschi (1911-1945).

58 Alceste Benoldi (1909-1945).

59 P. Beltrame Quattrocchi, Relazione sul nucleo di Parma della missione Nemo. 22 luglio 1945. Il testo si trova in: F. Gnecchi Ruscone, Missione Nemo, Mursia, Milano 2011, pagina 164.

60 Egli, tra l’altro, prese parte al coinvolgimento del colonnello SS Eugen Dollmann (1900-1985) nell’ambito delle operazioni mirate a far cessare il conflitto in Italia.

61 Il 4 maggio 2002 nella cattedrale di Parma, l’allora Vescovo Silvio Cesare Bonicelli gli consegnò il premio «Monsignor Rossolini» quale segno di gratitudine perché dal 1940 al 1962 si era prodigato a Parma istituendo ex novo diverse strutture per persone in difficoltà.

62 Giovannino Guareschi (1908-1968).

63 https://www.giovanninoguareschi.com/. Confronta al riguardo: «Il dolce “magone” del Natale 1954».

64 G. Guareschi, Mondo piccolo. Don Camillo, Rizzoli, Milano 1948.

65 Questa Casa fu un punto di riferimento significativo. Divenne infatti anche un preventorio di base apprezzato da più medici pneumologi. Il soggiorno per minori affetti da patologie respiratorie, malati di tubercolosi e asma si rivelò efficace.

66 Don Tarcisio (Don Tar, «Aquila Azzurra») partecipò attivamente alla vita dell’AGESCI. Fu l’assistente ecclesiastico di «Scout Avventura». Rimane noto anche perché fu l’autore del canto: Al cader della giornata.

(ottobre 2019)

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