La missione militare tedesca in Cina 1927-1938
Un tentativo di cooperazione tra la Germania e la Cina teso allo sviluppo e alla modernizzazione del Paese Asiatico, che ebbe termine per l’opposizione del Giappone

All’indomani della abdicazione dell’Imperatore bambino Pu-Y (12 febbraio 1912) e della successiva proclamazione della Repubblica Cinese, il Presidente Sun Yat Sen abbozzò un vasto quanto complesso programma di modernizzazione della Nazione. La grave arretratezza in cui versava l’immenso Paese, sconvolto da continue guerre intestine, continuamente minacciato dalle grandi potenze (prima fra tutte il Giappone), spinse il governo cinese a tentare di imboccare la cosiddetta strategia della «porta aperta»: una politica volta ad allacciare con le Nazioni Occidentali accordi di carattere commerciale, industriale e militare, cercando di limitare, nel contempo, eventuali ingerenze di queste ultime negli affari interni. Provenendo da un lungo periodo di debolezza istituzionale (l’ultima dinastia, quella dei Qing, aveva dominato l’Impero Celeste dal 1644 al 1911 secondo criteri in tutto e per tutto medioevali), la nuova Repubblica Cinese non possedeva infatti né il personale, né le strutture e le infrastrutture indispensabili per garantire un minimo di sviluppo all’economia nazionale. Il susseguirsi di molteplici e complesse lotte intestine impedì – almeno fino alla fine della Prima Guerra Mondiale (conflitto che aveva visto la Cina schierarsi al fianco delle forze dell’Intesa) – la realizzazione dell’ambizioso progetto di Sun Yat Sen. Bisognò infatti attendere la seconda metà degli anni Venti affinché il Paese iniziasse ad «occidentalizzare» almeno in parte le sue obsolete istituzioni, come avevano auspicato i leader del cosiddetto «Movimento del 4 maggio» (1919), formato da intellettuali e studenti dell’Università di Pekino. Nel 1923 fu il Kuomintang, il primo forte partito di massa (organizzato sotto molti aspetti sul modello sovietico) ad intavolare proprio con la Russia i primi accordi di cooperazione economica e militare che sfociarono, nel 1924, con l’invio in Cina da parte del governo di Mosca di un gruppo di consiglieri militari ai quali sarebbe spettato il compito di formare, presso l’Accademia di Whampoa (diretta dal Generale Chiang Kai-Shek), il nucleo del nuovo Esercito Repubblicano. Non molto tempo più tardi, però, i leader dell’ala democratico-conservatrice del Kuomintang iniziarono ad opporsi al piano e soprattutto al progetto politico della fazione di Sinistra che, oltre a sostenere una più stretta cooperazione con l’Unione Sovietica, perseguiva obiettivi ideologici di chiara matrice marxista. Di qui la drammatica e sanguinosa scissione del movimento in diverse correnti e la contestuale formazione, a latere, del Partito Armato Comunista di Mao Zedong.

Dopo essere riuscito, nel settembre 1927, a compattare il Kuomintang unendo le forze del suo governo (quello di Nanchino) a quelle di Wuhan, il Generale Chiang Kai-Shek aveva intrapreso una serie di campagne nel Nord del Paese occupando Pekino e sottomettendo i riottosi «signori della guerra» mancesi. Ristabilito l’ordine in buona parte dei distretti nazionali, nel febbraio 1928 il Generale aveva assunto le cariche di Presidente del Comitato Esecutivo Centrale del Kuomintang, di Comandante Supremo dell’Esercito e successivamente quella di Capo dello Stato, entrando in rotta di collisione con il Partito Comunista Armato dello Hunan, al comando di Mao Zedong. Questi, nel frattempo, dopo avere conglobato una parte dell’esercito nazionale avversa a Chiang Kai-Shek (nella fattispecie, la guarnigione ribelle di Nanchang, al comando del Generale Zhu De), si era insediato nella provincia del Jiangxi, estendendo progressivamente il proprio controllo su una vasta area del Paese.

Fu a questo punto che Chiang Kai-Shek, dietro suggerimento di Chu Chia-hua (un valente ingegnere che, tra il 1914 e il 1918, aveva frequentato l’Istituto Superiore di Metallurgia di Berlino), iniziò a volgere la sua attenzione alla Germania per ottenere quegli aiuti economici e militari indispensabili per consolidare il proprio potere, eliminare il pericolo comunista e portare la Cina nel novero delle Nazioni moderne.

Durante il suo soggiorno in Germania, Chu Chia-hua aveva avuto modo di studiare a fondo il sistema politico, economico e militare tedesco, rimanendo colpito dalla sua efficienza e dall’alto livello di preparazione dei suoi quadri. E a Berlino il tecnico aveva potuto anche allacciare stretti rapporti di amicizia e collaborazione con alcuni influenti personaggi politici e militari. Non fu quindi un caso che, nel 1926, dopo essere stato nominato preside dell’Università di Canton, Chia-hua si premurasse di contattare il colonnello Max Bauer (ex membro dello Stato Maggiore del Generale Erich Ludendorff e responsabile del Hindenburg Programm: piano ideato per razionalizzare e migliorare i rapporti tra l’esercito tedesco e i suoi fornitori industriali) proponendo a quest’ultimo di esaminare una possibile intensificazione degli scambi commerciali e dell’intesa militare tra Germania e Cina. Nel 1927, Bauer incontrò Chiang Kai-Shek con il quale strinse un rapporto di grande amicizia e stima reciproca, al punto che il maresciallo cinese gli offrì l’incarico di Primo Consigliere militare.

Nel corso dei suoi studi e delle sue ricerche svolte in Cina, Bauer esaminò a fondo la disastrosa situazione socio-economica e militare del Paese, concludendo, tuttavia, che un eventuale, massiccio apporto di tecnici, militari e tecnologia tedeschi avrebbe potuto, nell’arco di alcuni anni, fare uscire la Nazione dal suo stato di cronica arretratezza. Oltre a dovere mantenere in armi un enorme e costoso esercito per tenere a bada sia il movimento armato comunista che i non pochi Generali ribelli, Chiang Kai-Shek doveva risolvere con urgenza alcuni gravi problemi, come la lotta alla fame e alle epidemie che ogni anno falcidiavano gran parte della popolazione. Nel 1928, Bauer ritornò in Germania per allacciare i necessari contatti con il suo governo e, soprattutto, con gli industriali tedeschi. Ma nonostante le sue buone conoscenze e il notevole impegno profuso, egli non riuscì a convincere alcun imprenditore a «scommettere» sulla Cina. Anche alla luce di passati ma positivi precedenti (tra il 1900 e il 1914, alcuni industriali tedeschi avevano impiantato in quel Paese, e soprattutto nella colonia di Tsingtao, parecchie attività produttive), nel 1928 la classe imprenditoriale della ridimensionata Germania dubitava che le potenze vincitrici del Primo Conflitto (in modo particolare Gran Bretagna, Francia, Russia e Giappone) consentissero all’ex nemico sconfitto a candidarsi quale partner commerciale di un grande Paese come la Cina. I tempi non sembravano infatti maturi e una ripresa dell’espansione economica tedesca non soltanto avrebbe contraddetto le limitazioni del Trattato di Versailles, ma sarebbe andata a toccare gli interessi delle potenze vincitrici, da sempre attratte dall’opportunità di «colonizzare» il vasto mercato cinese. Insomma, la Germania non era ancora in grado di agire.

Sconfitto, ma per nulla rassegnato, Bauer ritornò a Nanchino e mise al corrente Chiang Khai-Shek dei risultati della sua sfortunata missione, dichiarandosi però disposto a continuare a lavorare per il Kuomintang ed in particolare per il suo esercito. Pochi mesi dopo l’inizio del suo mandato di consigliere ed organizzatore dell’Armata Cinese, Bauer contrasse però una grave malattia e il 6 maggio 1929 morì, non prima di essere riuscito a conseguire due importanti risultati. Aggirando la diffidenza dei retrogradi vertici del governo di Nanchino, questo poliedrico militare aveva fatto a tempo a creare, su modello tedesco, la Handelsabteilung (il Dipartimento del Commercio con l’Estero): organismo attraverso il quale il governo di Nanchino poté chiedere a Berlino di allacciare i primi contatti commerciali e di inviare (clandestinamente) in Cina un primo piccolo gruppo di consiglieri militari. Nel 1928, l’Esercito di Chiang Khai-Shek era, almeno sulla carta, una realtà notevole. Esso era formato da circa 2.250.000 soldati abbastanza agguerriti, ma male equipaggiati, male armati e soprattutto peggio comandati. Fino dai suoi primi incontri con Chiang, Bauer aveva raccomandato una drastica riduzione degli organici e una maggiore selezione dei quadri superiori ed intermedi che dovevano essere formati da ufficiali addestrati secondo rigidi criteri meritocratici e tecnici e non, come era d’uso in Cina, grazie ai benefici di casta o alla fedeltà al regime. Bauer sosteneva poi la necessità di mantenere in armi soltanto un piccolo nucleo di forze scelte formate da ufficiali e tecnici tedeschi. La proposta di ridimensionamento dell’Armata venne accolta con moderato favore da Chiang Kai-Shek, e soprattutto da alcuni suoi Generali ancora convinti che il «numero equivalesse alla forza», soprattutto in Cina, dove i fronti si estendevano per migliaia di chilometri e dove le regioni da controllare erano vastissime. Prima di morire, Bauer fece, inoltre, a tempo a vedere formata, su modello europeo, una prima divisione, e nel contempo riuscì a fare spostare la sede dell’Accademia Militare da Whampoa a Nanchino, in modo da consentire al governo di controllare meglio la nuova classe militare.

Intanto in Europa la situazione stava modificandosi rapidamente. Nel 1930, la Germania iniziò a liberarsi di alcune delle clausole restrittive imposte dal Trattato di Versailles e come diretta conseguenza anche il sistema economico ed industriale del Paese incominciò a riprendersi rapidamente allargando i propri orizzonti di crescita anche oltre i confini nazionali. La prima grossa società che decise di puntare sulla Cina fu la Lufthansa che si dette da fare per istituire nuovi collegamenti con la Cina e l’Estremo Oriente: iniziativa che venne accolta e sostenuta con vigore dal governo di Nanchino. Grazie all’interessamento di Chiang Khai-Shek, nel febbraio 1930 venne istituita una compagnia mista tedesco-cinese, la Eurasia Fluggesellschaft che, inizialmente, per coprire le rotte per il Far East, si avvalse di apparecchi Junkers F-34, sostituiti in seguito dai più moderni e capaci trimotori metallici Junkers Ju-52. L’attività della Eurasia comportò ovviamente il trasferimento in Cina di aerei, attrezzature, pezzi di ricambio, più un certo numero di piloti e tecnici tedeschi, buona parte dei quali provenienti dall’aviazione militare. A questi ultimi e ad una équipe di ingegneri e di esperti del genio militare spettò anche il compito di allestire piste di atterraggio dotate di hangar, depositi di carburante e stazioni radio trasmittenti, essendo il Paese completamente sprovvisto di infrastrutture aeronautiche.

Nel 1933, con l’ascesa al potere di Hitler e con il conseguente, poderoso rilancio dell’apparato industriale e bellico nazionale, la Germania decise di impegnarsi a fondo e senza più tentennamenti nel sostegno economico e militare alla Cina. Nell’estate del 1934, Hitler inviò a Nanchino in qualità di capo della commissione di cooperazione il Generale Alexander von Falkenhausen[1]. Subito dopo il suo arrivo in Cina, von Falkenhausen iniziò a lavorare alacremente preparando un accurato piano di riorganizzazione delle forze armate di Chiang impegnate contro i comunisti e contro i Giapponesi che, nel frattempo, avevano invaso parte della Cina. Secondo il Generale Tedesco, Chiang Kai-Shek avrebbe dovuto accontentarsi di tenere sotto diretto controllo la sola provincia di Sichuan, concentrando tutte le sue forze contro gli invasori nipponici. Nella fattispecie, von Falkenhausen raccomandò al «generalissimo» di costringere i Giapponesi ad una guerra di attrito, l’unica capace di indebolirli. Affrontare in campo aperto le armate del Sol Levante sarebbe equivalso – secondo il suo parere – ad una sicura sconfitta. Più dettagliatamente, l’esercito nazionalista avrebbe dovuto tenere la linea del Fiume Giallo, ma evitare di spingere le proprie forze verso Nord. Chiang avrebbe quindi dovuto rassegnarsi a lasciare ai Giapponesi il controllo di un certo numero di regioni settentrionali, inclusa quella di Shangdong. Il Generale Tedesco raccomandò anche la costruzione di valli fortificati e linee difensive in profondità in modo da ritardare l’eventuale avanzata del nemico. In ultimo, von Falkenhausen consigliò di organizzare un’efficace guerriglia (sulla falsariga di quella attuata dalle forze comuniste di Mao Zedong) nelle retrovie del nemico.

Va detto che, prima dell’arrivo di von Falkenhausen, operava a Nanchino il colonnello Hermann Kriebel giunto in Cina in sostituzione dello scomparso Bauer. Tuttavia, a differenza del suo predecessore, Kriebel non era riuscito a farsi apprezzare dai Cinesi. Quindi, onde evitare frizioni e fraintendimenti con il governo cinese, Berlino lo aveva sostituito con il colonnello Georg Wetzell che neppure lui si rivelò però adatto a mantenere giusti ed equilibrati rapporti con lo Stato Maggiore di Chiang Kai-Shek.

Nel 1932, il «generalissimo» – impegnato su più fronti: contro i comunisti e contro il Giappone – aveva chiesto a Wetzell se fosse stato possibile trasferire in Cina un contingente di truppe tedesche, ma il colonnello aveva risposto negativamente suscitando il forte disappunto di Chiang. Irritazione che si trasformò in rabbia in occasione dell’offensiva giapponese contro Shanghai, quando Wetzell, che aveva il comando delle truppe cinesi impegnate nella difesa della città, sparì nel nulla per qualche giorno, lasciando allo sbando le sue divisioni che andarono incontro ad una serie di pesanti sconfitte. In seguito alle proteste del «generalissimo», il Reich, che temeva di perdere la sua influenza sul governo di Nanchino già avvicinato dall’Unione Sovietica, richiamò Wetzell sostituendolo con l’anziano, ma affidabile Generale von Seeckt. Questi, pur essendo in pensione dal 1928, venne immediatamente reintegrato e spedito in Cina. Dopo una serie di colloqui, von Seeckt comprese e in parte condivise le apprensioni di Chiang che voleva innanzitutto liberarsi del pericoloso ed ambiguo avversario comunista (dopo l’attacco giapponese del 1931, e contrariamente a quanto sostenuto dagli storici marxisti, l’Armata Contadina di Mao ben poco aveva fatto per contrastare l’avanzata nipponica, preferendo altresì dedicarsi alla propaganda politica nelle campagne e alla guerriglia ai danni dell’esercito nazionalista), debellare la piaga dei «signori della guerra» e concentrare, infine, tutte le sue forze per affrontare le armate di Tokyo. Ma von Seeckt non poté fornire per molto tempo il suo qualificato supporto in quanto, a causa del suo cattivo stato di salute, il 28 dicembre 1936 dovette rientrare in Germania.

Interessante è a questo punto esaminare l’esatta natura del coinvolgimento dei consiglieri nell’ambito della strategia attuata dai nazionalisti tra l’ottobre 1933 e il novembre 1934 per controbattere l’esercito comunista. Molti sostengono il ruolo di von Seeckt quale ispiratore delle manovre attuate da Chiang Kai-Shek nel quadro della lotta contro l’esercito di Mao Zedong (che disponeva anch’esso di un consigliere militare tedesco, tale Otto Braun). Ma al proposito esistono forti dubbi in quanto Chiang Kai-Shek iniziò a manovrare contro i comunisti prima dell’arrivo in Cina di von Seeckt (aprile 1934). È invece possibile, anzi probabile, che fosse stato Wetzell a fornire, nel tardo 1933, al «generalissimo» la consulenza tattico-strategica di cui abbisognava. Ciò che risulta certo è che nell’ottobre del 1934, dopo essere state sconfitte dalle forze nazionaliste, le truppe di Mao furono costrette ad iniziare la ormai famosa «Lunga Marcia». Per sganciarsi dal nemico, il leader comunista, al comando di circa 90.000 soldati, effettuò una memorabile ritirata strategica di migliaia di chilometri, raggiungendo dopo un anno la sicura provincia di Shaaxi. È da notare che al termine della marcia, a Mao non rimasero che appena 7/8.000 uomini ancora in grado di combattere. Proprio in questo periodo Mao Zedong ebbe modo di lamentarsi dell’operato di Otto Braun, sostenendo che le forze di Chiang Kai-Shek disponessero di «consiglieri militari molto più affidabili». Un giudizio, quello del capo comunista, tutto sommato giusto poiché i consiglieri di Chiang godevano di un ampio sostegno da parte del governo tedesco, mentre Braun altro non era che un semplice attivista politico, volenteroso, ma non molto pratico di questioni militari…

Intanto la presenza militare tedesca nella Cina nazionalista aveva assunto proporzioni abbastanza ragguardevoli. La Deutsche Beraterschaft (cioè la Missione Consultiva Tedesca operativa nel Paese dal 1933) contava oltre cinquanta tra consiglieri militari e civili. Essa era suddivisa in tre sezioni. La prima si interessava della consulenza amministrativa e degli aiuti in campo economico-militare (settore aeronautico, ferroviario), la seconda lavorava per la riorganizzazione dei quadri cinesi, mentre la terza copriva l’addestramento militare dell’esercito di Chiang.

Nel 1935, era stata costituita un’altra organizzazione commerciale, la HARPO (Handelsgesellschaft zur Verwertung Industrieller Produkte) con il compito di sovrintendere alla scelta e all’invio di materiali militari tedeschi attraverso la copertura fornita da apposite società di comodo. Tra il 1933 e il 1939, la Germania inoltrò in Cina un notevole quantitativo di armi e rifornimenti, tra cui: pistole e fucili Mauser (K98), cannoni controcarro da 37 millimetri, obici da 105 millimetri, carri armati leggeri Pz. I-A e semi cingolati corazzati SdKfz. 221 e 222, aerei da trasporto, tra cui ventuno Junkers AFI militarizzati R53 e, tra il 1932 e il 1936, ventiquattro biplani assaltatori Heinkel He 66. Più apparecchiature radio e telefoniche; oltre ad uniformi militari, scarponi ed elmetti di foggia tedesca. Ma Berlino procurò a Nanchino anche attrezzature ferroviarie e macchinari per l’industria. Sembra, infine, che la Kriegsmarine abbia valutato l’opportunità di cedere alla Marina Cinese un certo numero di U-Boat[2].

Uno dei meriti di von Falkenhausen fu – come si è accennato – quello di tentare di convincere Chiang Kai-Shek circa l’opportunità di ridurre il suo enorme e dispendioso esercito. Secondo alcune stime, nel 1933, l’armata nazionalista si articolava su 134 divisioni di fanteria, nove divisioni e diciassette brigate di cavalleria, trentasei brigate di fanteria, cinque brigate di artiglieria e venti reggimenti di artiglieria. Per un totale di 3,7 milioni di soldati di linea e 600.000 ausiliari. Troppi, secondo il parere di Falkenhausen che puntava sulla costituzione di divisioni più agili, motorizzate o di cavalleria, sostenute da reparti corazzati e blindati e appoggiate dal cielo da unità da caccia e da assalto (obiettivo che, tuttavia, il Generale Tedesco non riuscirà a centrare per mancanza di tempo).

Nella primavera del 1936, dopo avere costretto sulla difensiva l’esercito nazionalista e avere conquistato vaste province, l’Armata Giapponese iniziò a muoversi in Cina con maggiore prudenza, cercando soprattutto di consolidare le sue acquisizioni territoriali. Approfittando di ciò, il Generale Tedesco riordinò, almeno parzialmente, le armate poste sotto il suo controllo, preparando una controffensiva. Nell’estate del 1936, infatti, le forze nazionaliste riuscirono ad ottenere alcuni importanti successi riconquistando la provincia del Kwangsi e rosicchiando altri lembi di territorio al nemico.

Nel gennaio del 1937, von Falkenhausen promise a Chiang che, se la Germania avesse continuato a fornire gli aiuti da lui espressamente richiesti, entro la fine del 1938 egli sarebbe stato in grado di armare, equipaggiare ed addestrare venti nuove e moderne divisioni. Mentre per il rinnovamento totale dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione si sarebbe dovuto attendere la metà degli anni Quaranta. Per la cronaca, nel 1937, cioè l’anno in cui i Giapponesi esercitarono il massimo sforzo bellico, soltanto otto divisioni cinesi risultavano addestrate dai Tedeschi. E tra queste vi erano la 83ª (un’unità d’élite), e la 87ª e 88ª divisione di fanteria.

Tuttavia, proprio nel 1937 il governo di Tokyo incominciò ad esercitare forti pressioni su Berlino affinché ritirasse i propri consiglieri militari distaccati presso il Comando Nazionalista. Ma nonostante le rassicurazioni di Hitler, il 16 agosto 1937, il governo tedesco optò per proseguire la sua politica il sostegno a Nanchino. Nell’arco di poco tempo, tuttavia, nuovi eventi avrebbero però costretto i Tedeschi a modificare definitivamente il loro atteggiamento[3]. Il 4 febbraio 1938, il Reich riconobbe, infatti, lo Stato fantoccio settentrionale del Manchukuo, dipendente in tutto e per tutto da Tokyo. E il 28 aprile, Hermann Göring ordinò di bloccare qualsiasi fornitura di materiali bellici a Chiang Kai-Shek. Infine, a partire dall’estate del 1938, la maggior parte dei consiglieri militari tedeschi presenti in Cina venne richiamata in patria. Irritato dal voltafaccia tedesco, il governo di Nanchino bloccò allora tutte le forniture di tungsteno alla Germania. Va notato però che in cambio del ritiro della missione tedesca, il Giappone aveva promesso a Berlino di compensare questa prevista perdita, provvedendo esso stesso alle forniture di tungsteno e volframio: promessa che tuttavia non venne mai mantenuta. Nel 1943, il capo dell’organizzazione Todt, Albert Speer osservò che uno dei motivi della ridotta e drammatica capacità produttiva dell’industria militare tedesca fosse da attribuire proprio alla carenza di tungsteno e volframio indispensabili per la fabbricazione di corazze per carri armati e per la produzione di proiettili perforanti. Le magre scorte disponibili dovevano, infatti, essere utilizzate per la costruzione dei macchinari e degli attrezzi indispensabili per la lavorazione di buona parte dei prodotti militari.


Note

1 Von Falkenhausen conosceva abbastanza bene la Cina e la mentalità del suo popolo. Nel 1900, con il grado di tenente nel 91° Reggimento di Fanteria Oldenburg, egli aveva partecipato alla spedizione tedesca impegnata contro i Boxer. In seguito, tra il 1900 e il 1914, era stato attaché militare tedesco a Tokyo.

2 Durante gli anni Trenta la Germania non fu però l’unica Nazione a sostenere lo sforzo bellico della Cina Nazionalista. Basti pensare all’impegno della Royal Navy nell’opera di ricostituzione della Marina Cinese; o agli sforzi della Francia che istituì a Canton una piccola scuola militare. Per non dimenticare, infine, il qualificato apporto fornito, in campo aeronautico, dall’Italia con l’inoltro di piloti, specialisti e aeroplani Fiat CR32, Breda, e Savoia Marchetti SM72. L’Italia fornì anche un certo numero di carri leggeri Ansaldo L3/35. Oltre a ciò i nazionalisti acquistarono dagli Stati Uniti settantadue Douglas O-2MC-2 e venti Vought V-92C Corsairs.

3 All’inizio del 1938, il Giappone chiese alla Germania di ritirare i suoi consiglieri. Dopo che i consiglieri tedeschi lasciarono la Cina, l’Unione Sovietica incominciò a sostenere il governo nazionalista cinese inviando, nel marzo del 1938, alcune decine di carri armati. Inoltre, tecnici militari russi iniziarono ad addestrare il personale cinese, creando la 200ma Divisione Meccanizzata, un’unità formata da un reggimento carri e un reggimento di fanteria motorizzata. Il reggimento carri era a sua volta composto da quattro battaglioni, ciascuno dei quali suddiviso in tre compagnie. Come mezzi, la 200ma Divisione disponeva di ottantotto tra carri T-26 e autoblindo BA-10.


Bibliografia

Trevor Nevitt, The military history of the Chinese Civil War, New York, 1969

William Kirby, Germany and Republican China; Stanford University Press; Stanford, CA, USA, 1894

Kuo Heng Y FC, Von der Kolonialpolitik zur Kooperation; Minerva Press; Berlin/M FCnchen; Germany; 1986

Furuya, Keiji, Chiang Kai-Shek: His Life and Times, abridged English edition by Chun-Ming Chang (1981).

Pubblicato su «Storia Verità»
(luglio 2013)

Tag: Alberto Rosselli, Germania, nazisti, Cina, 1938, Chiang Kai-Shek, Max Bauer, Hitler, Alexander von Falkenhausen.