Il nazismo e il Cristianesimo Positivo
Il Terzo Reich di fronte alla religione cristiana ed alla Chiesa Cattolica


Tra gli studiosi attualmente vi è un vivace dibattito riguardante l’atteggiamento assunto dalla Chiesa Cattolica ai tempi del regime nazista, ma una cosa generalmente accettata dagli storici è il fatto che le opinioni personali di Hitler verso la religione cattolica siano state profondamente negative. Questa ostilità era dovuta a motivi sia ideologici che politici: il capo del nazismo detestava il Cristianesimo per la sua morale compassionevole che predicava l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio e inoltre, similmente al cancelliere Otto von Bismarck, accusava i Cattolici di essere finti patrioti fedeli più a Roma che alla Germania. Nonostante questo è nata una sorta di leggenda che vuole che il Fuhrer sia stato un fervente Cristiano.

Questa mistificazione è dovuta in parte allo stesso Hitler che fece professione di Cristianesimo in alcuni suoi discorsi pubblici, ma come hanno rilevato gli storici questi pronunciamenti non rispecchiavano le opinioni private del dittatore tedesco ed erano semplicemente dettati dall’opportunismo del capo del nazismo cosciente che per raccogliere consensi tra la popolazione era necessario non attaccare frontalmente le confessioni cristiane: «Per conseguire il potere occorre non inimicarsi la Chiesa Cattolica, che ha una grande influenza in Germania» disse nel 1925 ad Arthur Dinter. Similmente a Mussolini, egli voleva sfruttare il Vaticano per rafforzare la sua posizione; sottolineando però, nel corso di un incontro con i dirigenti del partito, che: «Una volta che io sarò al potere il Vaticano avrà poco da ridere»[1].

L’acume politico dei nazisti lo si poté notare per esempio nell’articolo 24 del Programma del Partito Nazionalsocialista Tedesco che affermava: «Conferiamo la libertà a tutte le denominazioni religiose presenti nello Stato fintantoché non mettano in pericolo l’esistenza dello stesso o si oppongano ai sensi morali della razza germanica. Il partito come tale sostiene il punto di vista del Cristianesimo Positivo, senza legarsi confessionalmente ad alcuna denominazione».

Il termine «Cristianesimo Positivo» non era infatti nient’altro che una formulazione ambigua che avrebbe potuto essere interpretata in qualsiasi modo a seconda degli scopi politici. In realtà, i gerarchi nazisti avevano un’idea religiosa radicalmente opposta rispetto a quelle delle Chiese tradizionali come illustrerà bene il Ministro degli Affari Ecclesiastici, Hans Kerrl, in un discorso tenuto nel 1937: «Il partito si poggia sulla base del Cristianesimo Positivo, e il Cristianesimo Positivo è il nazionalsocialismo… Nazionalsocialismo è fare la volontà di Dio… La volontà di Dio si rivela nel sangue tedesco… Il dottor Zoellner e il conte Galen hanno cercato di rendermi chiaro che il Cristianesimo consiste nella fede in Gesù Cristo come figlio di Dio. Questo mi fa ridere… No, il Cristianesimo non dipende dal Credo degli Apostoli… Il vero Cristianesimo è rappresentato dal partito e il popolo tedesco è ora chiamato dal partito e specialmente dal Fuhrer ad un vero Cristianesimo…. Il Fuhrer è portatore di una nuova rivelazione»[2].

Alfred Rosenberg, l’uomo che Hitler nominerà nel 1934 suo sostituto per la direzione spirituale e ideologica del partito, nel suo libro Il mito del XX secolo darà questa interpretazione al «Cristianesimo Positivo»: in esso proponeva l’eliminazione del Vecchio Testamento «ebraico», l’epurazione del Nuovo Testamento «dai tratti evidentemente travisati e pieni di superstizioni» e la creazione di una Chiesa Nazionale fondata non più su miti e dogmi astratti ma sulle forze concrete del sangue, della razza e della terra[3].

È superfluo dire che simili concezioni non avevano nulla a che fare con il Cristianesimo e la Chiesa condannò ripetutamente il «neopaganesimo» di Rosenberg giungendo a mettere la sua opera nell’Indice dei Libri Proibiti. L’atteggiamento del regime nei confronti del volume di Rosenberg fu ambivalente: da un lato dichiarò che il libro era solamente un’opera privata dal valore non ufficiale (forse per ragioni tattiche), ma dall’altro Il mito del XX secolo fu per tutta la durata del Terzo Reich fortemente propagandato nei giornali, nelle scuole e nelle associazioni giovanili e le critiche contro l’opera furono represse e proibite. Anche le gerarchie ecclesiastiche comprenderanno in seguito la falsità nazista: «Si vuole, in nome di un sedicente “Cristianesimo Positivo”, scristianizzare la Germania e ricondurla ad un paganesimo barbaro» dirà Pio XI[4].

Tutti sanno che Hitler era intenzionato ad eliminare il popolo ebreo, pochi però sanno che nella nuova Germania nazionalsocialista non ci sarebbe stato più posto per la Chiese Cristiane perché come ebbe a specificare Martin Bormann (l’uomo che Hitler nominerà suo successore poco prima di morire) in una circolare inviata ai Gauletier tedeschi il 6 giugno 1941: «Nazionalsocialismo e Cristianesimo sono incompatibili».


Note

1 Confronta A. Rhodes, Il Vaticano e le dittature, Milano 1975, pagina 178.

2 Si veda W. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1972, pagina 262.

3 Confronta G. Lewy, I nazisti e la Chiesa, Milano 1965, pagina 23.

4 Citazione tratta da G. Sale, Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei, Milano 2004, pagina 476.

(agosto 2015)

Tag: Mattia Ferrari, nazismo, Cristianesimo Positivo, Terzo Reich, religione cristiana, Chiesa Cattolica, regime nazista, Adolf Hitler, Germania, Otto Von Bismarck, Roma, Pio XI, Fuhrer, Vaticano, Arthur Dinter, Partito Nazionalsocialista Tedesco, Hans Kerrl, Alfred Rosenberg, Il mito del XX secolo, Martin Bormann.