La cattedrale di Palermo e le sue nobili tombe
Oltre ad essere opere d’arte, i sarcofagi ci parlano dei valori e delle caratteristiche della società che li ha utilizzati

Nella cattedrale di Palermo accanto alle meravigliose tombe imperiali ce ne sono delle altre altrettanto belle e nobili, sono delle tombe che provengono dall’antico mondo romano e riutilizzate nel turbolento Medioevo, tombe ricche di fascino e di storia.

Grazie ai viaggi si scoprono usanze, persone, tradizioni, buon cibo e meravigliosi monumenti che rendono ogni città unica nel suo genere, Palermo, ricca d’importantissimi monumenti UNESCO, è una di esse.

Inizio da qualcosa che mi ha colpito, e mi ha colpito, grazie anche alla luce molto suggestiva, la cripta del duomo palermitano in cui sono custoditi una serie di sarcofagi romani e paleocristiani riutilizzati come sepolture in epoca medievale.

La cripta, secondo vari studiosi, risalirebbe al VI secolo dopo Cristo, di origine romane sarebbero le colonne e i capitelli corinzi riutilizzati e inglobati nei nuovi pilastri frutto del suo restauro avvenuto in seguito alla costruzione della Cattedrale palermitana voluta dall’Arcivescovo Gualtiero II detto Offamilio e dedicata all’Assunta sul finire del XII secolo.

In origine tali sarcofagi erano situati nel duomo lungo la navata sinistra che era chiamata comunemente «Cimitero degli Arcivescovi», in netta contrapposizione alla navata destra chiamata «Cimitero dei Re» perché lì trovarono degna sepoltura i membri della famiglia reale normanna; anche dopo la morte la distinzione tra il potere temporale e quello religioso rimaneva netta ma in equilibrio, un lato per uno non fa male a nessuno.

I sarcofagi così disposti rimasero anche dopo il primo grande restauro della cattedrale avvenuto durante il 1500, per poi essere spostati e portati nella cripta durante l’ultimo restauro avvenuto tra il 1781 e il 1801 che modificò radicalmente l’interno dell’edificio, si è persa purtroppo ogni traccia di questa contrapposizione tra i due poteri.


Il riuso come status distintivo

Camminando tra i 23 bellissimi sarcofagi e leggendo attentamente le varie etichette emerge un dato curioso, che è poi il tratto distintivo di questa cripta, quelli romani e quelli paleocristiani furono riutilizzati per accogliere unicamente le spoglie degli Arcivescovi mentre i laici, indipendentemente dal rango sociale, furono sepolti in sarcofagi medievali scolpiti «ex novo». Dato questo che mi aveva stuzzicato perché ho notato sarcofagi con caratteristiche simili in altre chiese palermitane e ricollegandomi agli studi sugli «spolia» ho apprezzato come gli Arcivescovi usassero il forte potere comunicativo dei sarcofagi antichi per esprimere quei valori di stabilità, unità sociale e politica che, nonostante i secoli trascorsi, le testimonianze materiali del mondo antico continuavano a trasmettere, valori conosciuti e condivisi anche da chi li guardava (ciò smentisce il luogo comune che i secoli medievali erano di rottura e rifiuto dell’Evo Antico); i valori morali e spirituali dell’Evo Antico furono ripresi con delle diverse sfumature dai due poteri, quello religioso guardava ai valori presenti nei primi secoli del Cristianesimo, mentre il potere imperiale guardava ai valori che hanno animato la politica dell’Imperatore Costantino, il primo Imperatore «cristiano».

La scelta da parte degli Arcivescovi di farsi seppellire in sarcofagi durò per ben 250 anni, dal XIII secolo fino alla metà del XVI secolo, e si diffuse in tutta l’isola; non è una peculiarità solo palermitana perché bellissimi esempi li abbiamo anche qui in Campania.

Indubbiamente la particolarità della cripta palermitana sta nel fatto che ci sono tanti esempi in un unico posto e, nonostante i vari restauri e spostamenti, sono giunti a noi integri, così si possono ammirare i vari riadattamenti che il committente cristiano ha eseguito sul sarcofago romano come l’aggiunta di scritte o riferimenti cristiani, sagomare il volto centrale nel clipeo secondo i propri tratti oppure farsi raffigurare come un filosofo detentore della «philosophia», poi, in netto contrasto, ci sono le coperture chiaramente medievali che testimoniano il raffinato gusto scultoreo raggiunto in quei secoli considerati sempre brutti e tristi. Si crea così su un unico sarcofago un intreccio di stili e di storia e tutti insieme rendono affascinate questa cripta.

Accanto alle sepolture degli Arcivescovi si trovano, ma è una conseguenza del restauro del XIX secolo, i sarcofagi di epoca normanna che accolgono, invece, le spoglie dei laici. Sono altrettanto meravigliosi perché mostrano l’alto livello della scultura palermitana raggiunta già in quel periodo.

Per farsi un’idea di quanto detto basta confrontare i tre sarcofagi in cui furono sepolti tre membri della stessa famiglia, Bartolomeo e Francesco d’Antiochia, entrambi Arcivescovi, furono sepolti in sarcofagi romani strigilati con la porta al centro che si schiude sull’Ade, sulla copertura medievale sono stati scolpiti gli stemmi familiari e le iscrizioni commemorative, il fratello Federico, invece, essendo un laico dovette «ripiegare» su un sarcofago «ex novo» in puro stile medievale, ciò testimonia come anche all’interno della stessa famiglia le distinzioni e i valori da trasmettere erano ben netti e distinti.

In questo suggestivo ambiente ci sta una unica eccezione a quanto detto fino ad ora, ci sta un unico sarcofago medievale che ospita le spoglie di un Arcivescovo, è quello realizzato per il fondatore della cattedrale, l’Arcivescovo Gualtiero II detto Offamilio, morto nel 1190, sarcofago squisitamente normanno con un raffinato lavoro in «opus sectile» e iscrizione coeva.

Articolo in media partnership con polveredilapislazzuli.blogspot.it
(agosto 2018)

Tag: Annalaura Uccella, cattedrale di Palermo, Cimitero dei Re, tombe imperiali, riuso, Gualtiero II detto Offamilio, sarcofagi romani e paleocristiani, cripta del duomo di Palermo, famiglia reale normanna, Cimitero degli Arcivescovi, spolia, Costantino, Bartolomeo e Francesco d’Antiochia.