Il dramma di una Regina Scozzese
La storia di Maria Stuart

Maria Stuart, al secolo Maria Stewart (sarà spiegato più avanti il motivo della variante nel suo cognome), personaggio tragico per eccellenza e vittima della storia, ha ispirato non solo il poeta tedesco ma tantissimi altri intellettuali, valgano come esempio Alfieri e Donizetti!

La stessa vita della Regina Scozzese si presta bene ad essere oggetto di opere teatrali, dal momento che sin dall’inizio fu avventurosa e piena di colpi di scena e drammi.

Ma chi era Maria Stuart, che nonostante la storia l’abbia tramandata come personaggio fragile e vittima delle strategie di potere dell’epoca, incantò poeti e compositori che in lei individuarono un’eroina romantica?

Maria, la Regina degli Scozzesi, era figlia di Giacomo V Stewart che altri non era se non il figlio di Margherita Tudor, una delle due figlie di Enrico VII, padre del più celebre Enrico VIII.

Quando Maria nacque nel 1542, la Scozia era un Paese rude e barbaro in cui le famiglie si riconoscevano in clan in lotta tra di loro. La Chiesa Nazionale Scozzese era, inizialmente, di matrice cattolica, ma come nel resto d’Europa e specialmente nella vicinissima Inghilterra, c’era chi desiderava eliminare alcuni errori e addirittura seguire l’esempio dell’Inghilterra e troncare i legami con la Chiesa di Roma. Fu la predicazione calvinista, tra le tante dottrine protestanti dell’epoca, ad avere la meglio sulle coscienze degli Scozzesi.

Maria, dunque, non nacque sotto i migliori auspici, tanto che la sua nascita fu segnata dalla morte del suo stesso padre. Il Regno che Maria neonata (divenne Regina a soli due giorni di vita) ereditava era in piena bancarotta. Sua nonna, Margherita Tudor e il suo secondo marito, il conte Angus, avevano dilaniato le risorse economiche del Paese, tanto che Giacomo V cercò di risanare le finanze con un matrimonio vantaggioso. Desiderio di Giacomo V era quello di allontanare, per quanto possibile, le mire espansionistiche di suo zio Enrico VIII dalla Scozia.

Inoltre la posizione dei Monarchi della dinastia Stewart nei secoli XV e XVI sembrava in pericolo per quanto riguarda le questioni dinastiche. Dal XIV secolo, sul Trono Scozzese, non c’era stata la successione al Trono di un adulto; si erano susseguiti sette Re minorenni con la conseguenza che la Monarchia si era indebolita a favore dei nobili. Gli Stewart ambivano ad un certo distacco dalla nobiltà, in quanto le loro origini, se è vero che non erano oscure, non erano neanche regali. Gli Stewart erano «primi inter pares» all’interno della nobiltà scozzese! La dinastia degli Stewart era stata fondata da Roberto II Re degli Scozzesi, figlio di Walter Stewart e Marjorie Bruce, figlia di Roberto I Re di Scozia.

Da allora l’albero genealogico si arricchì di ulteriori ramificazioni, dando vita a famiglie Stewart rivali tra di loro discendenti da figli minori e figlie dei Re. Tra le famiglie del ceppo Stewart ricordiamo i Lennox, che adottarono la grafia francese Stuart, che venne connessa al ramo reale grazie al matrimonio di Maria con Henry Stuart, lord Darnley; gli Stewart di Atholl, gli Stewart di Traquair, gli Stewart di Blantyre e gli Stewart di Ochiltree. C’erano, inoltre, famiglie nobili che si erano imparentate con gli Stewart attraverso matrimoni. Maria, per esempio, chiamava cugini gli Hamilton, i Gordon e i Campbell. In Scozia le parentele tra nobili e la Corona servivano ad indebolire la regalità piuttosto che la nobiltà.

Il padre di Maria, Giacomo V, era intenzionato a rafforzare la sua Monarchia e la sua discendenza al Trono attraverso un matrimonio oltre Manica. La sua scelta ricadde su una principessa francese. Dopo tante trattative concluse il suo matrimonio con Madeleine, figlia del Re Francesco I di Francia. La dote della fanciulla e l’allettante idea di un’alleanza con Francesco I avevano giocato un ruolo importante nella scelta. La mano della giovane e fragile principessa era stata negata al Re Scozzese che, in realtà, si era recato in Francia per sposare Maria, figlia del duca di Vendome, ma dopo aver visto Madeleine nella sua acerba giovinezza e nella sua bellezza esile e delicata, optò per la mano della principessa.

Il suo matrimonio durò pochissimo. La rigidità del clima scozzese, come lo stesso Francesco I aveva immaginato, tanto da non essere favorevole al matrimonio, ebbe un effetto fatale sulla giovane Madeleine che morì giovanissima e solo dopo pochi mesi di matrimonio. Occorreva una nuova sposa per Giacomo V e soprattutto che fosse in grado di procreare. La sposa scelta, futura madre di Maria, fu una nobile francese, Maria di Guisa appartenente ad una ricca e forte famiglia (esattamente della Lorena). Era la figlia maggiore del duca Claudio e sua moglie Antonietta di Borbone. I Guisa, in una Francia che come altri Paesi europei si apprestava a vivere lo spauracchio delle guerre di religione tra Cattolici e ugonotti (così erano chiamati i protestanti francesi dal nome di uno dei loro più convinti capi: Huges), erano profondamente cattolici e giocheranno un ruolo importante in Francia per molti anni.

Maria di Guisa era una donna robusta e in grado di dare eredi al Re di Scozia: era la vedova del duca di Longueville dal quale aveva avuto un figlio.

C’era un particolare in Maria di Guisa che affascinava Giacomo V, ossia la dote che portava con sé che avrebbe, secondo il Re Scozzese, migliorato le sorti della Scozia, sebbene la dote non fu mai consegnata del tutto dal Re di Francia. Dunque dal matrimonio di Giacomo e della Guisa nacque Maria Stuart.

La sua situazione dinastica non era delle migliori e per questo motivo già i suoi primi giorni di vita furono turbolenti. I nobili scozzesi non erano preparati ad accettare come Sovrana una donna che, inoltre, diventava Regina con la reggenza di Maria di Guisa, dato che suo padre era morto.

La situazione dinastica in Scozia, come è stato specificato sopra, appariva alquanto complessa: il ramo familiare degli Stewart includeva diversi possibili legittimari al Trono.

La vita della giovane Maria fu segnata dalle lotte di potere. Erano in tanti coloro che reclamavano, per puri interessi, la mano della giovane principessa.

Suo zio Enrico VIII, ad esempio, che desiderava estendere il potere inglese verso la Scozia, chiese per il figlio Edoardo la mano di Mary. L’idea di un matrimonio con un principe e l’unione con un Paese protestante apparve agli Scozzesi protestanti come matrimonio ideale. I Cattolici, invece, detestavano quell’idea e caldeggiavano un matrimonio con un consorte cattolico. Iniziarono i complotti e i tentativi da parte di Enrico VIII di condurre la giovane principessa presso la Corte Inglese con il pretesto di voler contribuire alla formazione culturale di Maria e di volerla allontanare dalle mire francesi.

Maria di Guisa, quindi, fu costretta a condurre la piccola principessa tra le mura dei castelli scozzesi più sicuri fino a quando, attraverso un carteggio, non decise di promettere sua figlia al delfino francese: il futuro Francesco II figlio di Enrico II e Caterina de’ Medici.

La scelta della madre fu ovviamente dettata dal fatto che le sue origini erano francesi e nella terra oltre Manica c’erano i suoi potenti parenti Guisa. Maria di Guisa, inoltre, era Cattolica e desiderava per la figlia un matrimonio e un’alleanza con un Re e un Paese dichiaratamente cattolici.

In Francia Maria visse gli anni più allegri e spensierati della sua vita. La delfina di Francia fu educata e preparata a diventare Regina all’interno di una Corte sfarzosa. Fu qui che imparò l’amore per l’arte e la conoscenza del latino e del greco e a danzare divinamente. Lei stessa si dilettava nella creazione di sonetti e componimenti poetici.

Maria crebbe a stretto contatto con quel delfino che sarebbe diventato suo marito e che era segnato da un fisico malaticcio. A Corte fu ammirata da subito, seppur bambina, per la sua grazia e bellezza, e strinse forti legami con le sorelle del delfino, in particolare con Elisabetta di Valois, destinata a diventare Elisabetta di Spagna sposando il Cattolicissimo Filippo II di Spagna.

Maria Stuart all'età di 12 o 13 anni

François Clouet, Ritratto di Maria Stuarda, Regina di Scozia, all’età di 12 o 13 anni, circa 1555–1559, National Ossoliński Institute, Breslavia (Polonia)

Durante la sua permanenza in Francia accaddero degli avvenimenti che avrebbero avuto un riscontro nella vita di Maria.

In Inghilterra la cugina di Maria Stuart, ossia Maria Tudor, era morta e suo suocero, Enrico II, si apprestò a definire sua nuora Regina d’Inghilterra, Scozia, Irlanda e la indusse ad assumere lo stemma reale inglese insieme a quello francese e scozzese. Da parte di Enrico II c’era l’intento di accrescere l’onore della sua Monarchia e pareggiare i conti con la Spagna. Maria Tudor era stata sposata con Filippo II di Spagna, pur non lasciando eredi, e ora Enrico II sperava di pareggiare i conti reclamando per la Francia il diritto al dominio inglese. Il prezzo di questa scelta politica sarà pagato da Maria durante gli anni della sua prigionia inglese e del suo processo.

Fu un grave errore che adirò la cugina Elisabetta I Tudor che, intanto, era diventata, con la morte di Edoardo VI e Maria, la Sanguinaria Regina.

Ma quale diritto aveva Maria Stuart a reclamare il Trono? Maria, come si accennava sopra, era nipote di Margaret Tudor sorella di Enrico VIII. Elisabetta era stata dichiarata illegittima dal testamento di successione di suo fratello Edoardo, così come Maria la Sanguinaria nata dal matrimonio di Enrico con Caterina d’Aragona. Inoltre Elisabetta era figlia di Anna Bolena che lo stesso Enrico, dopo tanta passione e ardore verso l’insidiosa e intrigante cortigiana, aveva fatto condannare per tradimento. Secondo i legittimisti inglesi dell’epoca Elisabetta non aveva diritto al Trono, inoltre, fino a quando Elisabetta non avesse contratto un matrimonio e avuto discendenti, Maria era la sua legittima erede.

La legittima erede appariva, specialmente agli occhi dei Cattolici Inglesi, Maria Stuart che non aveva tutti i torti a reclamare quel Trono!

Ritornando, per ora, al matrimonio di Maria e Francesco, credo sia di vitale importanza il contratto che fu firmato e che avrebbe dovuto delineare i contorni di quel matrimonio tra teste coronate.

Furono firmati due contratti, uno reso noto e l’altro segreto. Il primo trattato ufficiale firmato da testimoni come la celeberrima cortigiana Diana di Poitiers, si impegnava a conservare le antiche libertà, liberalità e privilegi della Scozia; fino a quando Mary fosse rimasta fuori dal Paese avrebbe, al posto suo, governato sua madre Maria di Guisa e il Re di Francia e il delfino si obbligavano a concedere appoggi, in caso di morte di Maria a sostenere il diritto al trono del più prossimo legittimo erede a quel Trono ossia il capo della casa degli Hamilton, il duca di Chatelherault. A Maria veniva concessa una dote consistente. Il delfino avrebbe portato il titolo di Re di Scozia e, diventando Re di Francia, avrebbe unito le due Corone e i sudditi di entrambi i Paesi sarebbero stati naturalizzati con l’uno e con l’altro. In caso di morte del marito Maria avrebbe potuto scegliere se restare in Francia o ritornare in Scozia. Maria avrebbe ricevuto una proprietà di seicentomila «leivres». Se la coppia avesse generato figli maschi, il maggiore avrebbe ereditato il Trono di entrambi i Paesi, se la coppia avesse avuto figlie femmine, in base alla legge salica vigente in Francia, la maggiore avrebbe ereditato solo la Corona di Scozia.

Entrambi i coniugi, stando al contratto, avrebbero firmato i documenti ufficiali; Francesco avrebbe firmato a sinistra e Maria a destra. Secondo l’araldica la firma a sinistra era quella più importante perché letta per prima.

Il contratto segreto e furbescamente non reso noto, prevedeva che in caso di morte di Maria senza eredi, i diritti al Trono Scozzese e Inglese sarebbero passati alla Francia e anche la Scozia e le sue rendite fino a quando la Francia non sarebbe stata risarcita della somma di denaro spesa per finanziare le guerre scozzesi.

Sicuramente il contratto firmato da Maria appare ingiusto, ma non dovremmo ritenere la giovane Regina avventata. All’epoca aveva solo quindici anni e quel contratto le veniva proposto da un uomo, Enrico II, che lei conosceva da bambina e che adorava e da una serie di consiglieri francesi che includevano gli amati zii di Guisa.

La Scozia, considerando il contenuto di questo contratto, viene considerata alla pari di una colonia o un protettorato francese. Forse la stessa Maria, all’epoca la considerava così, una terra foriera di problemi, dove i lord combattevano tra di loro e bisognosa di un governo forte come quello francese.

La stessa Maria era per metà francese e cresciuta in Francia a stretto contatto con i suoi parenti francesi e magari le era naturale pensare in senso filofrancese.

Del resto nella stessa Francia dell’epoca, la Scozia veniva immaginata come una terra che avrebbe avuto solo da guadagnare dall’unione tra le due Corone.

Un’opera di Estienne Perline del 1558 e dedicata alla duchessa di Berry, sorella di Enrico II, recita:

«Quanto felice dovresti stimarti, oh Regno di Scozia, di esser favorito, nutrito e mantenuto come infante, al seno del più magnanimo Re di Francia, del più grande Signore del mondo intero, e futuro Monarca di quella macchina rotonda, che senza lui saresti ridotto in ceneri, il tuo Paese devastato e rovinato dagli Inglesi, maledetto estremamente da Dio».

Sicuramente se fosse stata più adulta e non fosse stata consigliata dai suoi zii, la Stuart non avrebbe mai firmato quei documenti.

Il matrimonio si svolse il 24 aprile del 1558 nella cattedrale di Notre Dame. Tutti poterono ammirare lo sfarzo di quelle cerimonie e la bellezza di quella giovane Regina che da alcuni venne definita la più bella di Europa.

Ma come era davvero Maria fisicamente? Alcuni quadri che ci sono pervenuti, non le rendono giustizia, in quanto la ritraggono ormai adulta e già sfiancata dai tanti problemi che nella sua vita dovette affrontare!

Occorre rifarsi ai commenti dei poeti dell’epoca e ai pochi quadri della sua giovinezza.

Maria era alta quasi 1,80 metri! La sua era un’altezza fuori dagli standard dell’epoca per una donna, era di costituzione forte, dono sicuramente ereditato dai Guisa, occhi castani e capelli biondo cenere nella sua infanzia che diventarono successivamente rossicci e con un naso aquilino. Furono tanti coloro che a Corte si invaghirono di lei e che lei con pudicizia rifiutò.

Il nobile lignaggio, la sua bellezza, la sua infanzia trascorsa nello sfarzo della Corte Francese non la tennero lontana dai dolori. Sua madre che era rimasta in Scozia, come reggente, morì e subito dopo suo marito; l’amico della sua infanzia morì poco dopo il matrimonio. Maria, come da contratto, poteva scegliere di restare in Francia o ritornare in Scozia. Il suo dolore fu forte, cedendo a volte ad isterismi a cui era soggetta.

Sua suocera, Caterina de’ Medici, non le rese la vita facile, le richiese i gioielli della Corona Francese e cercò di metterla a disagio, fino a quando Maria decise coraggiosamente di partire e ritornare nella sua terra d’origine.

Maria Stuart parte dalla Francia

Robert Herdman, L'addio di Maria Stuarda alla Francia, 1867, National Gallery, Edinburgh (Gran Bretagna)

I suoi tentativi di contrarre un matrimonio vantaggioso, magari con un Sovrano Cattolico d’Europa, all’indomani del suo prematuro lutto, sfumarono.

Tornata in Scozia, Maria trovò una situazione difficile. I lord scozzesi non erano ben disposti verso di lei e la consideravano una straniera. Erano accesi gli scontri tra i protestanti scozzesi, di matrice calvinista, e i Cattolici. Maria, però, per quanto non interessata ad abiurare il Cattolicesimo, si mostrò tollerante pensando di poter ottenere di più con la calma e la dolcezza che assumendo atteggiamenti estremi come aveva fatto in Inghilterra sua cugina Maria Tudor. Il suo attaccamento alla fede cattolica resterà un elemento importante nella sua vita.

In una Scozia attraversata dalle predicazioni calviniste, Maria trovò uno dei suoi più acerrimi detrattori: il calvinista e moralista Knox che vedeva in lei, ingiustamente, il frutto della lussuria e della vanità, per il semplice motivo che aveva condotto con sé a Corte le danze e gli svaghi a cui era stata abituata in Francia.

Restava aperta la questione inglese. Maria di fatto era una erede al Trono e desiderava almeno che sua cugina Elisabetta la designasse come sua discendente.

Elisabetta, però, giocò d’astuzia, prendendo tempo e restando lì ad osservare quale matrimonio avrebbe contratto Maria.

Designare Maria alla successione inglese avrebbe significato per Elisabetta ricevere contestazioni. Maria era Cattolica, mentre l’Inghilterra si professava ufficialmente anglicana ed erano tanti coloro che con Enrico VIII avevano abbracciato la fede protestante.

La fede di Maria era il vero problema per Elisabetta. Sapeva benissimo che la Chiesa di Roma e gli Stati Cattolici avrebbero preferito una Cattolica come Sovrana d’Inghilterra, piuttosto che una protestante.

Per quattro anni Maria governò la Scozia senza un marito accanto, mostrando la parte migliore di sé. La giovane Regina era impavida, caparbia, tenera. I suoi sudditi iniziarono ad amarla e ad essere orgogliosi di una Regina giovane e bella. Mostrò determinazione nel sedare i disordini provocati dai nobili ribelli, cavalcando impavida alla testa del suo seguito.

La sua giovane età e i problemi che il governare da sola le procurava la spinsero a cercare nuovamente un marito adatto a lei.

Il prescelto fu un lord inglese suddito di Elisabetta e cugino di entrambe, dunque legato alla successione di entrambe le Corone: Henry Stuart, lord Darnley figlio del conte di Lennox.

Maria si innamorò di quel giovanotto poco più giovane di lei, bello e aitante ma viziato e portato per ogni tipo di divertimento ozioso. In modo precipitoso decise di sposarlo deludendo i suoi sudditi e i suoi consiglieri che avevano iniziato a conoscerla come donna giudiziosa.

Il matrimonio, inoltre, adirò Elisabetta che mal sopportava l’idea che un suo suddito sposasse, senza il suo permesso, la Regina di un Paese straniero. Inoltre il matrimonio sembrava contratto appositamente per mettere Elisabetta in difficoltà in quanto Maria ed Henry erano legati alla successione inglese.

La felicità nuziale durò a malapena un anno. Il primo anno di matrimonio Maria lo passò a combattere per far accettare suo marito ai lord scozzesi. Ben presto Maria si rese conto di quanto fosse stato grande il suo errore e quanto lord Darnley fosse arrogante e pretenzioso accettando malamente il suo ruolo di Re consorte.

Darnley molto probabilmente non si accontentava di un ruolo marginale, rispetto alla moglie. Forte del fatto che anche lui era in linea di successione al Trono Scozzese e a quello Inglese, iniziò a tramare alle spalle della moglie che intanto era rimasta incinta del suo unico figlio, ossia il futuro Giacomo VI.

L’evento che fece accrescere i sospetti di Maria, circa il tradimento del marito fu l’assassinio del suo segretario personale, l’Italiano Davide Rizzo che qualcuno etichettava come l’amante di Maria. Durante un banchetto Rizzo fu massacrato a pugnalate proprio dinanzi a Maria. La Stuarda maturò l’idea che in realtà la vittima di quell’attentato doveva essere lei e che il mandante fosse proprio il marito. Divenne sempre più chiaro per Maria quanto grande fosse stato il suo errore nello sposare Darnley. Lord Darnley si mostrava per quello che era: un arrivista viziato che avrebbe, per i suoi fini, ucciso sua moglie e il loro unico figlio.

Fu dopo quell’evento che Maria, facendo finta di aver perdonato, cercò di accattivarsi il bene di Darnley, facendogli credere di aver pensato che entrambi fossero in pericolo e che quelle coltellate fossero destinate alla coppia reale. Intanto la Stuarda iniziò a progettare un modo per liberarsi di suo marito, magari attraverso un divorzio. L’idea del divorzio in ambito regale non era poi così assurda! Suo zio Enrico VIII aveva divorziato anni primi da Caterina d’Aragona e sua nonna Margherita Tudor aveva divorziato dal suo secondo marito, il conte Angus.

Maria fece tesoro del suo desiderio ai suoi consiglieri di fiducia alludendo al divorzio. Non si sa quanto Maria sia stata coinvolta in quello che accadde successivamente o se i suoi consiglieri, tra cui Giacomo Botwell conte di Hepburn, agirono autonomamente.

Fatto sta che Maria restò nuovamente nubile, non attraverso un divorzio ma attraverso la vedovanza: lord Darnley morì violentemente giovanissimo.

Successivamente Maria fu protagonista di un altro grande dramma. Uno degli uomini che avevano partecipato all’assassinio del marito, il conte Botwell, suo fidato consigliere, fu accusato e durante un processo farsa fu assolto. Dopo aver divorziato da sua moglie (divorzio discutibile e forse illegale) puntò alla mano della Regina. La rapì e la prese con la forza.

Alcune fonti ritengono che in realtà il rapimento e la violenza fattale furono solo una maschera per celare il fatto che la Regina, neanche dopo poche settimane dalla morte di lord Darnley, riprendesse marito.

L’opinione pubblica fu influenzata negativamente dagli eventi. La morte di un Re consorte e il fatto che la Regina si risposava dopo poco tempo con uno degli uomini sospettati di aver assassinato Darnley, appariva di una mostruosità immensa.

La Regina Maria fu costretta ad accettare quel matrimonio con quell’uomo ambizioso ma a lei fedele. I lord scozzesi, specialmente quelli coinvolti nell’omicidio, si erano affrettati ad appoggiare Botwell con il Patto di Anslie che rendeva chiaro che erano pronti ad affiancare Botwell come Re consorte.

In un Paese diviso e fortemente fazioso a causa delle lotte tra nobili, Maria accettò di sposare Botwell dato che i nobili apparivano coalizzati finalmente tra di loro.

Fu un altro grande errore. Il suo nuovo consorte le era sempre accanto e la controllava assiduamente pretendendo di essere sempre presente ai consigli e partecipe delle sue decisioni, ma le mostrava sempre rispetto e fedeltà.

Gli eventi, ancora una volta, giocarono a sfavore di Maria. I nobili, gli stessi nobili che le avevano mostrato la loro approvazione per quel matrimonio le voltarono le spalle chiedendole di lasciare suo marito. Lei rifiutò di divorziare, in quanto riteneva che gli stessi nobili che ora le chiedevano una cosa simile, erano proprio quelli che l’avevano incoraggiata verso quel matrimonio e, soprattutto, Maria era incinta e non desiderava mettere al mondo figli illegittimi destinati a non essere inclusi nella successione al Trono. Maria aveva a cuore la situazione dinastica; aveva solo un figlio e occorreva rafforzare la sua discendenza.

In breve tempo la nobiltà influenzò il popolo. Tutto il Paese riteneva Maria un’adultera che aveva sposato l’assassino del marito. Iniziavano a correre voci che Maria e Botwell fossero amanti già ai tempi del matrimonio con Darnley. Ormai anche gli abitanti delle città che erano sempre favorevoli ai Sovrani le si rivoltavano contro sobillati dai nobili ostili a Maria.

Anche le Corti Europee sembravano in quel momento ostili a Maria e al suo matrimonio, tanto da chiederle spiegazioni e prove circa la sua estraneità riguardo la morte di lord Darnley.

Ormai era la fine per Maria. Il Paese le era ostile, in modo particolare i nobili che le avevano consigliato quel matrimonio. Botwell fuggì in cerca di alleanze, mentre Maria fu imprigionata e trattata senza riguardo, proprio lei che era cresciuta nello sfarzo e trattata con dignità. Le fu chiesto ancora e con insistenza di divorziare da lord Botwell in cambio della sua libertà, ma lei rifiutò.

Il luogo della sua prigionia fu Lochleven presso la famiglia dei Douglas. Rinchiusa e sorvegliata con assiduità e costanza Maria fu costretta ad abdicare a favore di suo figlio Giacomo, pensando che una rinuncia al Trono durante una condizione di prigionia ed estrapolata con la forza da nobili che a lei erano ostili, non sarebbe stata accettata e sarebbe stata resa non valida nel caso in cui fosse riuscita a liberarsi.

Durante la sua prigionia, Maria incontrò Lady Margaret della famiglia dei Douglas che nutriva un forte odio per lei, anche se fuori luogo, in quanto suo figlio Moray era il figlio illegittimo di Giacomo V e pertanto fratellastro di Maria. Secondo Lady Margaret Maria occupava un posto che sarebbe dovuto toccare a suo figlio. La Stuarda, al contrario, si era sempre comportata in modo gentile, come le era solito per sua natura, nei confronti di quel fratellastro agevolandolo e concedendogli beni.

I mesi della reclusione furono per Maria cruciali: subì un aborto naturale ai danni dei due gemelli che aspettava dal suo ultimo marito (lord Botwell).

Lord Botwell, che era stato convocato per rispondere dell’accusa di omicidio di Darnley, non si presentò e fu dichiarato fuorilegge. Il partito realista formato da nobili ancora fedeli alla Corona crollò.

Botwell passerà il resto della sua vita nelle prigioni scandinave dopo aver sperato di trovare riparo in Danimarca e Norvegia: qui fu imprigionato dal Re Federico che vedeva in lui una pedina da utilizzare nella politica internazionale in qualità di marito consorte della Regina Scozzese.

Il figlio della Regina ancora minorenne, intanto, venne incoronato Re con la reggenza (del tutto illegale!) di Moray che da quel momento in poi ebbe tutti gli interessi nel mantenere Maria lontana dalla Corona.

Da Lochleven Maria riuscirà a fuggire in modo avventuroso e quasi romantico grazie a George Douglas, figlio minore della nobile famiglia che si occupava della sua prigionia. George si era innamorato di lei, dato l’immenso fascino che la Regina era capace di esercitare ancora su chi le stava attorno.

Una volta libera e con il partito realista in numero non sufficiente per combattere i traditori della Corona, Maria fece una scelta drastica e avventata. Senza risorse, lontana dalla Corona e con pochi nobili rimasti a lei fedeli e intenzionata a riprendersi il Trono, decise di cercare l’appoggio straniero. I nobili fedeli le consigliarono un Paese Cattolico, in modo particolare la cattolica Francia dove lei era cresciuta e dove c’erano i suoi parenti Guisa che avrebbero dato ascolto alle sue richieste.

Forse perché erano maturi i tempi per il compimento del suo destino, forse perché era convinta di trovare l’appoggio di una cugina affettuosa, Maria scelse di rivolgere le sue richieste di aiuto ad Elisabetta. Inviò delle lettere e senza aspettare risposta si incamminò verso quel Paese che sarebbe stato il luogo della sua prigionia e della sua morte: in Inghilterra sarà costretta a trascorrere diciannove anni di reclusione.

La presenza di Maria sul suolo inglese poneva problemi alla Regina Elisabetta. Accoglieva una Regina in odore di essere un’assassina e un’adultera e, soprattutto, Maria era fedele al Cattolicesimo; agli occhi di Elisabetta, avrebbe creato disordini tra i suoi sudditi protestanti e quelli cattolici che desideravano una Sovrana Cattolica. Maria rappresentava una minaccia alla regalità della Tudor, se si considerano anche le pretese al Trono Inglese della Scozzese.

Sua cugina, inizialmente, la sottopose ad un processo nel quale avrebbe dovuto dimostrare di essere estranea alla morte di Darnley e solo dopo avrebbe ricevuto il suo aiuto per riprendere il Trono Scozzese.

Il processo contro di lei ebbe inizio nel 1568. Tra i suoi più grandi accusatori c’era il suo fratellastro Moray che produsse delle prove contro di lei: un cofanetto con delle lettere che intendevano dimostrare la colpevolezza di Maria nella morte del consorte. Le lettere furono portate in Inghilterra nel 1569.

Non fu mai chiarita la verità sulle lettere e la stessa veridicità delle missive è dubbia. Tutte le lettere presentate da Moray presentano una formula di chiusura differente da quella utilizzata dalla Regina che, inoltre, utilizzava come firma la variante francese «MARIE» che non è presente nelle lettere del processo inglese. Alcune delle lettere presentano una calligrafia differente da quella della Stuarda e, seppure presentino contenuti relativi alla sua presunta passione per il conte Botwell e siano datate ai tempi del matrimonio con Darnley, non si esclude l’idea che siano state scritte da altre donne, dato che Botwell aveva molteplici amanti, e magari è plausibile che siano state recuperate e attribuite a Maria per incriminarla.

Alla fine del processo Maria fu dichiarata innocente, ma mentre Moray ritornava in Scozia incolume, lei restò ancora prigioniera in Inghilterra senza alcun motivo attendendo sempre che Elisabetta le desse l’aiuto per riavere il Trono Scozzese.

Intanto Maria avviava le pratiche di divorzio dal conte Hepburn, che era detenuto in Norvegia; il matrimonio poteva esser dichiarato nullo rifacendosi a cavilli legali, quali il presunto divorzio dalla precedente moglie, per alcuni illegale.

Durante la prigionia qualcuno le attribuì un interessamento verso la fede protestante, in quanto Maria ascoltava la preghiera comune protestante, ma molto probabilmente ciò era dovuto al fatto che in Inghilterra ormai non c’era più l’ombra di un prete cattolico e forse Maria desiderava accattivarsi la simpatia di Elisabetta. La verità è che Maria non abdicò mai la sua fede.

Le vennero proposti progetti di fuga che Maria valutava attentamente; desiderava un piano infallibile, magari con l’appoggio delle potenze straniere cattoliche. In quella precaria situazione non desiderava esser messa in pericolo.

I piani di fuga a cui aderì, come quello di un diplomatico italiano, Ridolfi (che proponeva la fuga della Stuarda con l’appoggio del duca d’Alba a capo dei Pesi Bassi) e di Filippo II che, invece, affermava che avrebbe attaccato l’Inghilterra solo quando i Cattolici Inglesi si fossero uniti contro Elisabetta, fallirono.

Il progetto di Ridolfi fu sicuramente avallato dalla bolla papale del 1570: Regnans in excelsis, promulgata da Papa Pio V. La bolla era stata applicata sulle porte del Vescovado di Londra. La bolla scomunicava i sudditi cattolici inglesi dall’obbedienza ad Elisabetta.

I congiurati furono scoperti e giustiziati nel 1572. I lord della Camera dei Comuni avrebbero voluto condannare e giustiziare anche la Regina Scozzese. Elisabetta, invece, si oppose limitandosi a far passare una legge che privava Maria del suo diritto alla successione inglese. Elisabetta stessa affermò che, nel caso in cui Maria fosse stata nuovamente coinvolta in complotti contro la Corona, sarebbe stata processata in un tribunale di pari.

La bolla del Papa aveva deteriorato la situazione di Maria in Inghilterra. Dai patrioti inglesi protestanti era considerata una traditrice e un pericolo da eliminare per la sicurezza dell’Inghilterra.

Alcuni episodi oltre Manica aggravarono la posizione di Maria. In Francia, nella celebre notte di San Bartolomeo, il 24 agosto del 1572, i cattolici Guisa avevano dato ordine di massacrare tutti i protestanti presenti a Corte (gli ugonotti, come erano denominati i protestanti francesi).

La strage francese non fu opera di Maria, ma accrebbe le antipatie verso di lei, inserendola sempre di più, suo malgrado, in una crociata religiosa che vedeva schierati i Cattolici contro i protestanti.

Fu la volontà di Elisabetta a salvarla per molti anni della sua prigionia dall’odio degli Inglesi; forse Elisabetta provava dei sentimenti dovuti alla parentela o, più semplicemente, si rendeva conto che Maria era l’unica erede al Trono Inglese ad essere adulta. La situazione della Corona Scozzese messa sempre in grave pericolo per via dei suoi Sovrani bambini, era la dimostrazione che era necessario per il bene del Paese un Monarca adulto.

Maria Stuart durante la prigionia

Maria durante la prigionia, 1575

Per quanto Elisabetta cercasse di tutelare Maria e Maria desiderasse che la cugina le concedesse la libertà e l’aiuto a riprendere il Trono Scozzese, nulla valse a tenere lontana la Scozzese dai suoi ultimi dolori: comprese che suo figlio Giacomo, che intanto era Re di Scozia, nutriva odio verso di lei (del resto aveva avuto come reggenti uomini che avevano contribuito a fargli il lavaggio del cervello presentandogli sua madre come l’assassina di suo padre) ed era cresciuto nella fede calvinista e non cattolica; inoltre aveva tutti gli interessi a tenerla lontana dalla Corona; i lord della Camera dei Comuni ordirono contro di lei un complotto al fine di farla risultare traditrice e cospiratrice ai danni della Regina Elisabetta.

Il presunto ed ennesimo complotto che per Maria si presentava essere come un estremo tentativo di fuga, fallì portando con sé condanne e morti. Finalmente l’intento di coloro che progettavano la fine della Stuarda era raggiunto.

Elisabetta ordinò di processarla per tradimento senza la presenza di legali che parlassero per lei. Quel processo era del tutto fuori luogo. Maria, come lei stessa fece notare, era una Sovrana straniera e non poteva essere giudicata come traditrice non essendo mai stata suddita di Elisabetta.

Per ovviare a questo problema vennero recuperati alcuni antichi e presunti diritti feudali che l’Inghilterra avanzava sulla Scozia e che rendevano Maria una suddita inglese.

Dal processo Maria risultò, come era immaginabile, colpevole e condannata a morte per decapitazione.

Maria Stuart condotta al patibolo

Scipione Vannutelli, Maria Stuarda si avvia al patibolo, 1861

La Stuarda terminerà la sua vita nella sala grande del castello di Fotheringhay, ultimo luogo della sua prigionia, l’8 febbraio del 1587. Aveva quarantaquattro anni e quello era il suo diciannovesimo anno di reclusione.

Le sue ultime preghiere furono rivolte in latino a Dio: In manus tuas, Domine, confido spiritum meum!

Il suo boia mancò il primo colpo e mentre Maria pronunciava le parole «Dolce Gesù» il secondo colpo si abbatteva su di lei tagliando tutto il collo, meno un tendine che venne spezzato usando la scure come sega. Il boia sollevò, infine, la sua testa mostrandola ai presenti.

Il suo corpo fu condotto all’interno di Fotheringhay, dove fu analizzato e le sue viscere estrapolate e tumulate in un punto, rimasto sconosciuto, del castello; la sua salma venne tumulata a Peterborough. La Monarchia Inglese fece molta attenzione a non far uscire dal Paese neanche una minima parte del suo corpo, per evitare che la Stuarda venisse venerata come martire della fede cattolica. Maria, a prescindere dalle sue reliquie, divenne il simbolo delle lotte di religione e incarnò un periodo storico, quello della Controriforma.

Dopo alcuni mesi dalla sua morte il suo seguito, quell’esiguo numero di dame di compagnia e servitori che le erano stati vicini durante la prigionia inglese, tornò in Scozia e toccò a Jane Kennedy, una delle sue dame più fidate e che l’aveva condotta sino al patibolo, il relazionare a Giacomo, Re di Scozia, quanto era accaduto a sua madre. Un’altra dama di compagnia, Gillis Mowbray, che con sé aveva gli ultimi oggetti della Stuarda, sposò sir Smith of Barnton e lasciò alla propria pronipote i ricordi di quella infelice Regina, che attualmente sono conservati nel Museo Nazionale di Antichità di Edimburgo.

Per quanto concerne il figlio della Regina che tanto le si era mostrato ostile, alcune fonti tramandano che accolse la notizia con giubilo affermando che ora era lui soltanto il Re; altre fonti, al contrario, tramandano che Giacomo accolse la notizia con tristezza e dolore. Le sue richieste di spiegazioni al Governo Inglese circa la morte di sua madre appaiono deboli. La Regina Elisabetta cercò di evitare l’astio del Re di Scozia affermando che l’esecuzione di Maria era stata un grosso errore dovuto ad un suo funzionario, asserendo che aveva consegnato un documento relativo alla condanna a morte della Regina Scozzese, ma che non aveva mai dato l’ordine di attuarla. Il funzionario accusato di aver frainteso il volere della Regina fu condannato solo a pagare una semplice ammenda e a scontare un limitato periodo di reclusione.

Le Corti Europee reagirono con sgomento dinanzi alla morte violenta della Regina: cadeva una delle prime teste incoronate (la prima, se pensiamo a cosa accadrà a Carlo I Stuart o a Luigi XVI e Maria Antonietta). Per la prima volta veniva messo in discussione il principio del «rex gratia Dei», perno centrale dell’assolutismo regio.

Nel 1587 moriva Maria, ma non la sua dinastia che era destinata a regnare per secoli. Suo figlio Giacomo, alla morte di Elisabetta, diventerà Re di Inghilterra in qualità di erede legittimo con il titolo di Giacomo I (Giacomo VI per gli Scozzesi ma il primo per l’Inghilterra), unendo così le due Corone e dando vita a quella che noi conosciamo come Gran Bretagna.

Nel 1612, Giacomo in qualità di Re Inglese oltre che Scozzese, diede ordine che la salma di sua madre fosse condotta da Peterborough a Westminster e racchiusa in una cripta all’interno della quale fu fatto edificare un monumento in marmo bianco che ritraeva la Regina giacente. Il triste ricordo di Fotheringhay, dove la Regina aveva trovato la morte per mano del boia, venne demolito e oggi non resta al suo posto che la verde campagna.

Nel 1867, alcuni lavori nella cripta di Maria portarono ad una scoperta: con lei, in qualità forse di capostipite, erano stati tumulati molti discendenti e bambini di sangue reale morti nella prima infanzia e appartenenti alla dinastia Stuart.

Il magistero della Chiesa Cattolica ha dichiarato che la sua morte fu un vero martirio per la fede cattolica; alcuni Papi come Benedetto IV e Pio VI, considerando l’idea agostiniana che è la causa e non le torture subite a fare il martire, la giudicavano una martire. Maria, difatti, non abiurò mai nonostante in Inghilterra le fosse stato chiesto con assiduità sino alla sua morte. Resta, però, difficile renderla beata, come la Chiesa vorrebbe, dato che su di lei vive l’ombra della morte violenta di suo marito per mano dell’uomo che lei sposò successivamente e che per alcuni era il suo amante.

Maria non regnò mai sull’Inghilterra, anche se per tutta la sua vita aveva ritenuto di averne diritto, morì per mano di una Regina Inglese e ora i suoi resti riposano a Westminster, dove i Sovrani della Gran Bretagna sono incoronati.

La sua discendenza ha dato alla Gran Bretagna i suoi Sovrani, tanto che l’attuale Elisabetta II discende da Maria la Stuarda Regina degli Scozzesi.

La storia, attraverso diverse vicissitudini e drammi ai danni di una donna forte e fragile allo stesso tempo, ha dimostrato come per quanto gli uomini si oppongano al flusso del destino e cerchino di deviare il corso degli eventi, vengono irrimediabilmente ignorati in nome di una volontà più grande. Maria non regnò mai su un Paese a cui evidentemente era legittimata, ma per ironia del destino diede vita ad una discendenza di Re Inglesi.

(dicembre 2015)

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