Luoghi comuni sul Patto Molotov-Ribbentrop
Breve confutazione su alcune false credenze riguardanti il trattato stipulato tra Hitler e Stalin

La risoluzione emanata lo scorso settembre dal Parlamento Europeo in cui si comparava il Comunismo stalinista al Nazismo ha suscitato vivaci proteste in alcuni settori, specialmente per la parte riguardante il passaggio del Patto Molotov-Ribbentrop. In particolare, si è contestata l’affermazione che questo trattato avesse posto le basi per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Eppure, è difficile smentire il fatto che questo trattato diede avvio alle ostilità, considerando che, alla vigilia del conflitto, la Francia e l’Inghilterra avevano dichiarato che sarebbero entrate in guerra contro il Terzo Reich nel caso quest’ultimo avesse attaccato la Polonia: Hitler, per evitare il ripetersi della situazione verificatasi nella Prima Guerra Mondiale in cui la Germania dovette combattere un’estenuante guerra su due fronti, decise infatti di tutelarsi offrendo a questo proposito un’alleanza a Stalin. Come ammise lo stesso Fuhrer, se il capo dell’Unione Sovietica avesse invece deciso di realizzare un’intesa con le potenze occidentali, l’invasione della Polonia sarebbe stata quantomeno rinviata[1].

Non si può neppure affermare che questo trattato avesse per l’Unione Sovietica una funzione unicamente difensiva. Stalin non era infatti per principio contrario allo scatenarsi di un conflitto europeo in quanto, secondo la sua ottica, ciò avrebbe determinato l’indebolimento del sistema capitalista: «Noi non siamo contrari al fatto che si accapiglino per benino e che si sfianchino l’uno con l’altro. Non è male se per mano della Germania venga scossa la posizione dei Paesi capitalisti più ricchi (in particolare dell’Inghilterra). Hitler, senza capirlo e senza volerlo lui stesso, scuote e mina alle basi il sistema capitalistico» disse al leader del Comintern, Georgij Dimitrov. Inoltre, il leader dell’URSS vedeva favorevolmente la scomparsa della Polonia in quanto ciò gli avrebbe permesso di espandere i confini sovietici: «Nella situazione attuale la distruzione di questo Stato significherebbe uno Stato borghese fascista di meno! Che cosa ci sarebbe di male se, come effetto della sconfitta della Polonia, noi estendessimo il sistema socialista a nuovi territori e popolazioni?»[2].

Falsa è pure l’asserzione che il Patto Molotov-Ribbentrop servisse per raccogliere tempo e preparasi in vista dello scontro con la Germania. Prova eloquente di ciò è la disorganizzazione mostrata nel giugno del 1941 dalle truppe sovietiche che vennero colte completamente di sorpresa dall’attacco tedesco[3]. Nonostante Stalin avesse avuto informazioni assai attendibili sull’Operazione Barbarossa dai suoi servizi segreti e da altre fonti, giudicò difatti inattendibili quelle comunicazioni; e persino nelle ore successive all’attacco era convinto che la questione potesse «ancora essere risolta con mezzi pacifici», e avanzò l’ipotesi che l’aggressione fosse stata scatenata da azioni «provocatorie» di Generali Tedeschi insubordinati[4].

L’affermazione che il Patto Molotov-Ribbentrop fosse un semplice patto di non aggressione, e non una vera e propria alleanza è smentita da diverse azioni: basta pensare all’accordo stipulato a Mosca tra le due Nazioni l’11 febbraio 1940 dove si stabilì che l’Unione Sovietica, in cambio di prodotti agricoli e petrolio, avrebbe ricevuto dalla Germania manufatti, armi e i progetti dei modelli più avanzati nel campo degli armamenti navali, nonché i più recenti prototipi di aerei, artiglieria contraerea, bombe e carri armati[5]. La prova più evidente sta forse però nel comportamento tenuto dai due eserciti dopo la caduta della Polonia: in seguito alla sconfitta dell’esercito polacco, soldati tedeschi e sovietici tennero a Brest-Litovsk una parata per celebrare la vittoria; e tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1939, le due potenze si scambiarono i rispettivi prigionieri di guerra: 43.000 soldati polacchi, residenti nei territori passati alla Germania, vennero consegnati ai Tedeschi dai comunisti, mentre questi ultimi ricevettero invece dai nazisti 14.000 prigionieri residenti nelle zone orientali. Nello scambio, la dirigenza staliniana si rifiutò di accogliere le suppliche dei prigionieri di origine ebraica che chiedevano di non essere consegnati ai Tedeschi[6].

In definitiva, al di là delle differenze tra nazismo e comunismo, resta valida l’affermazione che fece Margaret Buber-Neumann – attivista comunista che ebbe la sfortunata esperienza d’essere stata prigioniera di entrambi i totalitarismi –, ossia che «le efferatezze di Hitler e quelle di Stalin si distinguono unicamente per una lieve sfumatura».


Note

1 Confronta Philip W. Fabry, Il patto Hitler-Stalin 1939-1941, Casa Editrice il Saggiatore, Milano 1965, pagina 55.

2 Citazioni prese da V. Zaslavsky, Pulizia di classe, Il Mulino, Milano 2006, pagine 15-16.

3 L’impreparazione sovietica al momento dell’attacco tedesco smentisce un’altra leggenda sul Patto Molotov-Ribbentrop, ossia che l’Unione Sovietica si stesse preparando nello stesso periodo a invadere la Germania, e che la decisione di Hitler di rompere il trattato fu, in sostanza, nient’altro che un attacco preventivo. È difficile immaginare che Stalin avesse deciso di attaccare Hitler nel momento in cui la Wermacht rappresentava ancora una formidabile macchina militare. Per contro, sono invece note le mire espansioniste del dittatore tedesco verso la Russia da lui considerata il «lebensbraun» del popolo ariano. La pessima prova data dall’Armata Rossa nella guerra contro la Finlandia e il timore che l’Unione Sovietica potesse riorganizzarsi militarmente furono probabilmente dei fattori che lo spinsero ad accelerare l’intenzione di rompere il patto.

4 Confronta R. Conquest, Stalin, Mondadori, Milano 1990, pagina 261. Non è ancora chiaro il motivo per cui Stalin non credette alle informazioni che lo avvisarono dell’attacco tedesco. Tra le ipotesi avanzate dagli storici, vi è il fatto che Stalin non ritenesse credibile che Hitler aprisse un altro fronte senza aver prima sconfitto la Gran Bretagna, e quindi le informazioni di un imminente attacco nazista sarebbero state da lui considerate un tentativo di depistaggio per spingerlo a entrare in guerra contro la Germania.

5 Confronta M. Gilbert, La grande storia della Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 2003, pagina 52.

6 Confronta V. Zaslavsky, Pulizia di classe, pagina 25. Nei mesi successivi Stalin consegnerà a Hitler anche molti comunisti tedeschi rinchiusi nei gulag, tra cui alcuni di origine ebraica. Questi fatti hanno portato alcuni studiosi ad accusare Stalin di aver collaborato, almeno inizialmente, all’Olocausto. Ciò non è propriamente esatto in quanto la «Soluzione Finale» prenderà avvio dopo la rottura del Patto Molotov-Ribbentrop, anche se già da prima si erano verificati numerosi massacri di Ebrei da parte nazista.

(maggio 2020)

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