Il Congresso di Vienna e l’Italia
Una nazione soffocata e derisa, ma pronta al riscatto

È il 23 settembre del 1814, e a Vienna si riuniscono Re e Ministri degli Esteri per sistemare l’Europa sconvolta dalla bufera napoleonica; il Congresso, interrotto per 100 giorni, durante i quali Napoleone fugge dall’isola d’Elba e tenta di riacquistare il potere, riprende dopo la definitiva caduta del Bonaparte e termina il 9 giugno 1915. Al Congresso prendono parte: per l’Austria, Klemens Wenzel Lothar, console e poi principe di Metternich-Winneburg (1773-1859), coadiuvato da Wessenberg e Friedrich von Gentz; per la Russia, lo Zar Alessandro I con i suoi consiglieri (il Russo Razumovskij, i Tedeschi Nesselrose e Stein, il Polacco Czartoryski, il Còrso Pozzo di Borgo; per l’Inghilterra, il Ministro degli Esteri Castlereagh, il suo fratellastro Stewart, Cathcart e Clancarty; il re di Prussia è accompagnato da Hardenberg, Humboldt e Hoffmann; il Cardinale Consalvi, Segretario di Stato, interviene come rappresentante del Papa; per la Francia, partecipa l’abilissimo Ministro Charles-Maurice Talleyrand-Périgord, coadiuvato dal duca di Dalberg e dal conte La Besnardière.

I delegati al Congresso di Vienna

Jean-Baptiste Isabey, Il Congresso di Vienna, 1815

Talleyrand è stato dapprima Vescovo di Autun, poi Ministro al tempo di Napoleone e si è infine messo al servizio del Re di Francia Luigi XVIII. Riesce con scaltrezza a convincere i partecipanti al Congresso che, se l’Europa è stata sconvolta per vent’anni dalle guerre, la colpa è da attribuire soltanto a Napoleone e che quindi sarebbe ingiusto punire il popolo francese: nonostante sia una nazione vinta, la Francia riesce così a ripristinare i confini del 1790; inoltre, Talleyrand sostiene che, se il Congresso vuole compiere un atto di giustizia, deve rimettere sul trono tutti i Re spodestati da Napoleone, dare ciascun territorio usurpato all’antico Sovrano. È un’utopia, perché nel ventennio napoleonico sono avvenuti così tanti cambiamenti, la società è così radicalmente mutata, che tornare indietro è impossibile. Oltretutto, l’Europa che nel 1815 esce dal Congresso di Vienna non è la stessa del 1796, perché il principio del «ritorno al passato» non verrà applicato, dato che le nazioni vincitrici e più conservatrici tenteranno di ottenere vantaggi per se stesse: in Germania risorge la Confederazione Germanica, ridotta però a 39 stati soltanto e presieduta da Francesco I di Asburgo-Lorena; la Prussia occupa il Regno di Westfalia; la Svezia si annette la Norvegia; la Russia sottrae la Finlandia alla Svezia e si annette il Granducato di Varsavia; l’Olanda incorpora le Fiandre e diventa il Regno dei Paesi Bassi affidato a Guglielmo d’Orange-Nassau.

La più penalizzata è l’Italia: divisa in tanti piccoli stati e priva di un suo Re, non è nemmeno invitata a partecipare al Congresso. La Repubblica di Venezia, dopo un millennio di storia gloriosa, scompare per sempre; il Veneto, più la Lombardia, il Trentino, l’Istria e Trieste formano il Regno Lombardo-Veneto alle dipendenze dell’Austria; il Regno di Parma, Piacenza e Guastalla finisce nelle mani di Maria Luisa d’Asburgo, mentre nel Granducato di Toscana è restaurata la dinastia ausburgo-lorenese; infine, nel Meridione, la Sicilia passa nelle mani di Ferdinando IV di Borbone, divenuto in seguito Ferdinando I, Re delle Due Sicilie.

L'Italia nel 1815

L'Italia come disegnata dal Congresso di Vienna nel 1815

Il Congresso di Vienna sancisce anche un altro principio: i Sovrani di Russia, di Austria e di Prussia si impegnano a soffocare con le armi ogni rivoluzione che dovesse scoppiare in Europa, praticamente sostituendosi a Napoleone come dominatori del continente; il nuovo sistema territoriale europeo è improntato sul principio di legittimità e di equilibrio, ma soprattutto rivolto contro qualsiasi forza liberale e nazionalista che sarebbe potuta divenire estremamente pericolosa per le potenze conservatrici, protagoniste della Restaurazione. Sull’Italia c’è l’occhio vigile di Metternich, che in qualità di Ministro degli Esteri dirigerà la politica austriaca dal 1809 al 1848; anzi, egli si spingerà fino a dire che «l’Italia era soltanto un’espressione geografica», volendo far intendere che la Penisola era da considerarsi un semplice territorio da usare come merce di scambio e non una nazione col diritto di avere sue proprie leggi e un suo proprio capo.

Le decisioni del Congresso di Vienna vengono accolte con favore a Torino, che ridiventa capitale di uno stato indipendente e non solo di una provincia francese. Non solo, ma Vittorio Emanuele I ottiene, oltre il Piemonte e la Sardegna, anche Genova. Troppo semplicisticamente, il Sovrano pretende di considerare i vent’anni di dominio napoleonico un lungo «sogno», di cui cancellare ogni traccia: prende in mano un vecchio almanacco di Corte e restituisce incarichi ed onori in vigore tanti anni prima, i militari che hanno combattuto con Napoleone sono degradati, cerca perfino di rendere impraticabile il Moncenisio perché costruito da Napoleone; al Governo vengono chiamati soltanto i «puri», ovvero coloro che, come ironizza Cesare Balbo, in quegli anni non hanno fatto niente – gli altri, i «non puri», vengono allontanati.

In realtà, se col Congresso di Vienna la storia sembra essersi fermata, l’opinione pubblica è maturata ed è pronta per salire alla ribalta. La maturazione di questi anni non è scesa fino al popolo: Francesi o Austriaci o Papalini, le condizioni sociali sono rimaste nelle grosse linee le stesse, o almeno non c’è stato tempo per cambiamenti radicali. Le nuove idee sono, invece, penetrate nella borghesia, ed hanno fatto proseliti anche fra la nobiltà. Se il Risorgimento Italiano che sta per iniziare potrà giungere a compimento, lo si dovrà alla parte più illuminata della borghesia: il popolo, nel bene o nel male, per lo più starà a guardare e subirà passivamente lo scorrere degli eventi.

(marzo 2017)

Tag: Simone Valtorta, il Congresso di Vienna e l’Italia, 1814, Risorgimento, Ottocento, Klemens Wenzel Lothar, principe di Metternich-Winneburg, Wessenberg, Friedrich von Gentz, Russia, Alessandro I, Razumovskij, Nesselrose, Stein, Czartoryski, Pozzo di Borgo, Inghilterra, Castlereagh, Stewart, Cathcart, Clancarty, Prussia, Hardenberg, Humboldt, Hoffmann, Cardinale Consalvi, Francia, Charles-Maurice Talleyrand-Périgord, Luigi XVIII, Italia, Congresso di Vienna, Repubblica di Venezia, Regno Lombardo-Veneto, Austria, Maria Luisa d’Asburgo, Granducato di Toscana, Ferdinando IV di Borbone, Metternich, Italia, Vittorio Emanuele I, Cesare Balbo, Ferdinando I, Risorgimento Italiano, 1815.