Le origini dell’Ebraismo
Studiosi religiosi e non, hanno dato interpretazioni molto diverse sulla storia degli Ebrei

L’Ebraismo e il Cristianesimo che ne deriva, costituiscono fra le massime religioni mondiali, ma sulla loro storia permane un dibattito molto ampio che riguarda studiosi di diverse materie. Studiosi religiosi e studiosi laici si affrontano non sempre nel rispetto degli studi storici e filologici, ricordiamo fra le varie controversie quella sulla città di Gerico, distrutta dagli Ebrei di Giosuè per i primi, già in rovina al momento del loro arrivo per i secondi. Pensare ad un mondo dominato da culti pagani, politeisti e bizzarri e ad un piccolo popolo che possedeva fin dai tempi più antichi una religione molto evoluta sul piano morale ci lascia abbastanza perplessi. Se poi pensiamo alla Bibbia come ad un testo di cronaca, le difficoltà aumentano e molti dei fatti citati non concordano con altre fonti storiche importanti, mentre diversi studiosi hanno messo in luce le contraddizioni all’interno del testo stesso. Per molti religiosi poi la Bibbia è uno scritto da interpretare letteralmente, cosa estremamente difficile viste le diverse incongruenze che presenta. Difficile credere, per fare un esempio, al Diluvio Universale come ad un evento reale, l’arca di Noè doveva essere gigantesca per trasportare un numero incredibile di coppie di animali con il loro carico di alimenti, e se l’acqua avvolgeva tutto il pianeta fino a coprire le più alte montagne, dove è defluita? Se la Bibbia come ritengono gli studiosi risale intorno al VI secolo come ha potuto riportare eventi accaduti millenni prima, addirittura prima della comparsa della scrittura? Sono numerose le similitudini fra i racconti biblici e quelli degli altri popoli vicini, si può ricordare l’infanzia di Mosè, simile a quella del Re Accadico Sargon (come anche a quella di Romolo e Remo), mentre la Legge Ebraica presentava similitudini con quella del babilonese Codice di Hammurabi, il Libro dei Proverbi ricordava un testo egizio antico ed infine il racconto del Diluvio Universale appare simile fra i diversi popoli di quella regione. Sul piano morale l’Antico Testamento lascia sconcertati, si parla di un Dio misericordioso, ma i profeti più antichi (e a volte lo stesso Dio) incitavano spesso allo sterminio dei popoli vicini, nel testo si riscontrano diverse punizioni divine arbitrarie o per motivi futili, in alcune parti si parla di sottomissione della nazione a Dio trascurando i comportamenti individuali e in altre si parla di devozione del singolo. Interessante notare che Greci e Romani avevano un forte senso di rispetto verso gli dèi, ma non teorizzarono l’ubbidienza a Dio nelle forme drastiche degli Ebrei. D’altra parte dei riscontri concordanti fra i testi biblici e i testi degli altri popoli scoperti dagli archeologi non mancano, così come i Rotoli del Mar Morto (250 avanti Cristo – 68 dopo Cristo) ritrovati nel 1947 contenenti i più antichi frammenti della Bibbia concordano con gli altri testi biblici a noi pervenuti.

Secondo i religiosi l’Ebraismo è sorto con Abramo intorno al 1800 avanti Cristo, ovvero mezzo millennio dopo con Mosè, non esiste alcuna evidenza archeologica né conferme da parte di testi diversi da quelli biblici a testimoniare un simile evento, più in generale storici ed archeologi ritengono del tutto non documentate le vicende dei Patriarchi vissuti fra il 4.000 e il 1.800 avanti Cristo e quelle successive dei Giudici, che in pratica sarebbero dei capi militari, anche se può colpire il fatto che in un’epoca vicina a quella mosaica (1300 avanti Cristo) sia esistito il culto monoteista del disco solare in Egitto ad opera del Faraone Akhenaton.

Alcuni ritengono di identificare l’antico popolo ebraico con gli Hyksos che invasero l’Egitto intorno al XVIII secolo avanti Cristo, ma l’ipotesi non è accettata dalla maggioranza degli storici. Le più antiche citazioni sugli Ebrei risalgono forse al 1389-1358 avanti Cristo: si tratta di lettere (ritrovate a El Amarna in Egitto) di Re Cananei e Siriani dirette al governatore egizio in cui si lamentavano delle razzie compiute dagli Habiru. Il termine Habiru sta per «predone» e alcuni lo ritengono il nome da cui deriva la parola Ebrei (Ibri). L’archeologia non riesce a illuminarci sulle vicende antiche di Israele, comunque intorno al 1300-1200 avanti Cristo nel territorio palestinese si notano distruzioni di città e la nascita di insediamenti generalmente piuttosto modesti rispetto a quelli dei Cananei, collocati su alture con tipologie di case particolari, dove diversamente dai territori vicini non si riscontrano ossa di maiali, fatto che potrebbe far pensare ad una popolazione con abitudini alimentari di tipo ebraico. In tali siti archeologici non sono stati trovati né templi né tombe monumentali, gli abitanti dovevano avere un’organizzazione sociale piuttosto semplice. La datazione di tali insediamenti, concorda con il racconto biblico dell’arrivo degli Ebrei nella Terra di Canaan e con le citate lettere sui predoni. Interessante notare che l’invasione ebraica della terra dei Cananei, un popolo culturalmente e politicamente influenzato dagli Egizi, avvenne nello stesso periodo in cui i popoli del Medio Oriente vennero investiti dagli attacchi dei cosiddetti Popoli del Mare, un periodo che si deve ritenere di forte crisi politica in tutta la vasta regione. Gli studiosi di lingue antiche mettono in luce che Ebrei, Cananei e Fenici costituivano sostanzialmente un unico popolo e condividevano molti miti e molti dèi. Non molto diverso da questi doveva essere il popolo degli Aramei, conosciuto soprattutto per la loro lingua, l’aramaico che ebbe grande diffusione, popolo di cui facevano parte i Nabatei che noi conosciamo per le magnifiche costruzioni di Petra. Nello stesso periodo la stele egizia di Merenptah cita come gruppo tribale e quindi non come stato organizzato, Israele.

Intorno all’anno Mille avanti Cristo sorse la Monarchia ad opera di capi militari (Saul e Davide), ma anche qui le fonti storiche e la documentazione archeologica sono assolutamente minime, le grandi opere citate dalla Bibbia realizzate da Salomone non hanno trovato che minimi riscontri, il più antico personaggio israelita citato in testi non ebraici è il Re Acab dell’853 avanti Cristo, questo ci porterebbe a pensare che fino a quell’epoca Israele non sia stata una grande nazione dal punto di vista politico.

Per quanto riguarda i culti, le informazioni sono altrettanto limitate, si ritiene anche da fonti bibliche (Genesi) che gli Ebrei tenessero i loro culti all’aperto sulle alture e che erigessero pali sacri e stele di pietra, usanza condivisa anche dai Cananei, mentre il Re Saul chiamò uno dei suoi figli Is-Baal (uomo di Baal) e un successivo Re di Israele, Geroboamo, fece erigere statue di tori o vitelli forse in onore al dio Baal. Gli archeologi hanno scoperto iscrizioni risalenti al IX-VIII secolo in ebraico e fenicio (fra i quali una stele dei Moabiti) dove si parla degli dèi Yahweh (Yhwh), Baal e Aserah. In particolare risulta che Yahweh avesse una consorte di nome Asherah, ovvero possedesse un palo sacro con il medesimo nome, le opinioni degli studiosi laici e religiosi anche su questo divergono. Risalente allo stesso periodo abbiamo un tempio ad Arad ritenuto israelita con una grande pietra eretta (simile a quelle descritte nel libro del Genesi), un altare in pietra non tagliata come nelle prescrizioni del libro biblico di Esodo e un’ostraca (frammento di vaso) con scritto «casa di Yahweh», tale luogo di culto venne successivamente distrutto probabilmente ai tempi di Giosia, quando si affermò il monoteismo. Un altro tempio a Bersabea presenta un altare con quattro corni agli angoli e la figura di un serpente. Nello stesso periodo si hanno dei sigilli cilindrici raffiguranti delle persone che adorano un albero, le raffigurazioni di uomini con grossi falli, tori, stambecchi, tutti di fattura artistica molto semplice. Il culto degli alberi sacri è citato nella Bibbia e venne successivamente condannato dai profeti. Sono stati trovati nelle stesse località immagini che si riferiscono alla fertilità, figure di mucche, gazzelle, daini e capre che succhiano il latte materno, nonché una dea che tiene in mano un serpente. Statue di dee con grossi seni, altri simboli di fertilità, sono state trovate anche a Gerusalemme spezzate di proposito, forse da parte dei sostenitori del monoteismo.

Dopo Salomone la nazione ebraica, situata nella zona interna rispetto all’attuale stato israeliano, si divise in due Regni: Israele a Nord e Giuda a Sud comprendente la città di Gerusalemme, sottoposte entrambe all’influenza di Egitto e a quella più dura dell’Assiria. In Israele si ebbero i primi profeti, Elia ed Eliseo, che contestavano il culto delle divinità straniere ed ebbero un ruolo politico, Eliseo in particolare è ricordato per aver dato origine alla cerimonia di unzione dei Re.

Nell’VIII avanti Cristo secolo i due Regni Ebraici ritrovarono un periodo di prosperità, ma si ebbero anche le critiche dei profeti Amos, Osea e Michea contro il potere politico e i culti stranieri, i medesimi si interessarono a questioni religiose piuttosto innovative per l’epoca, il sostegno a poveri, vedove e orfani criticando l’avidità e l’ingiustizia. In precedenza le religioni si erano incentrate sull’ordine e l’equilibrio della natura senza mostrare grande interesse per le questioni morali. Nello stesso periodo Isaia chiese al Re Ezechia di rimuovere la statua del serpente Nechustan (ritenuta realizzata da Mosè e dotata di poteri magici) nonché altri idoli dal Tempio ed insieme ad un altro profeta denominato dagli studiosi Deutero-Isaia, cercò di superare l’idea della fedeltà della nazione a Dio e di accentuare l’importanza del rapporto personale del fedele con il Creatore.

Il Re Ezechia cercò di riunire nel 716 avanti Cristo Giuda e Israele con l’accentramento dei culti nel Tempio di Gerusalemme, eliminando i santuari locali, ma il successore Manasse li ripristinò. Sessant’anni dopo il Re di Giuda Giosia diede una svolta radicale alle questioni religiose distruggendo gran parte dei luoghi di culto diversi da quelli della religione ufficiale e come afferma la Bibbia eliminando fisicamente i sacerdoti che offrivano incenso a Baal, al Sole, alla Luna e alle stelle. In pratica il Re instaurò il monoteismo o la versione meno drastica della monolatria, cioè la devozione ad un unico dio senza escludere l’esistenza di altri dèi. La politica di chiusura verso il mondo esterno venne ulteriormente rafforzata dopo l’occupazione babilonese e persiana, in un periodo in cui i sacerdoti detenevano importanti funzioni politiche, e nel 539 avanti Cristo il grande sacerdote Esdra condannò i matrimoni con stranieri. L’affermazione dell’adorazione di un solo dio non fu comunque definitiva, nel 400 avanti Cristo nell’isola fluviale del Nilo di Elefantina abitata da Ebrei sono state trovate invocazioni alla coppia Yahweh-Anath insieme ad altri dèi. Nello stesso periodo a Gaza è stata rinvenuta una moneta con un dio seduto su una ruota alata che sorregge un uccello con la scritta Yahweh.

Connesso con la questione delle origini del culto ebraico è ovviamente il problema della datazione dei libri biblici, che presenta non poche difficoltà, anche perché all’interno di essi si sono avuti rimaneggiamenti successivi. Si ritiene che alcune parti più antiche risalgano al X secolo avanti Cristo, alcuni dei libri profetici risalgono all’VIII secolo, il Pentateuco, ovvero la Torah, la Legge Ebraica risalga fra il Seicento e il Quattrocento avanti Cristo, altri testi fra i quali quelli maggiormente incentrati sulla misericordia divina risalirebbero addirittura al periodo immediatamente precedente l’avvento di Cristo o in un periodo di poco successivo. A rendere più complessa la questione abbiamo le diverse compilazioni e traduzioni, il canone ebraico più antico, la cosiddetta Settanta (traduzione in greco del III secolo avanti Cristo) e la Volgata (la traduzione latina del IV secolo dopo Cristo). Interessante notare che anche diversi passi biblici fanno pensare al politeismo, si parla del dio Yahweh (generalmente tradotto come «Io sono Colui che È») a volte assimilato a un dio delle tempeste come Baal, ma si parla anche di El e Elohim (plurale del precedente termine, «Coloro che sono in alto»), oltre all’appellattivo più generico di Adonai (Signore, ma alcuni ritengono si tratti del dio fenicio Adon). Gli studiosi religiosi ritengono che gli Elohim non fossero dèi ma angeli, la questione è molto controversa. Nel libro del Genesi Dio si presenta come El Shaddai ovvero «Dio della montagna», ma secondo altri il significato sarebbe «Dio della fertilità», oppure «il Distruttore». Yahweh compare anche in scritti non ebraici e viene considerato figlio del dio delle tempeste Baal, quest’ultimo rappresentato come un serpente o un toro, mentre in un testo di Ugarit (Fenicia) El è il padre di Yahweh. Il Dio della Bibbia richiede un culto esclusivo perché afferma di essere un Dio «geloso», facendo pensare che la gelosia sia nei confronti di altri dèi. Anche nei libri dei Salmi, Daniele, Cronache, Deuteronomio, Ester, Esodo ci sono dei passi brevi ma molto espliciti dove si parla di un Dio superiore agli altri dèi.

Per i religiosi la religione ebraica era già pienamente formata nell’antichità ma una parte della popolazione e delle autorità si lasciavano corrompere dai culti stranieri, per gli studiosi laici gli Ebrei erano politeisti come gli altri popoli, adoravano le forze della natura e successivamente maturarono una religione più incentrata sulle questioni etiche e sull’unicità di Dio, fenomeno che interessò anche altri popoli. Zoroastro in Persia, Buddha in India, Confucio in Cina, alcuni filosofi greci come Platone, in un periodo non diverso da quello dei grandi profeti ebrei, si avvicinarono ad una religione incentrata su un unico Dio e su alcuni princìpi morali fondamentali che reggevano la vita dell’uomo.

(marzo 2017)

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