Sub tuum praesidium
Leggendo un papiro del III secolo, la storia della prima preghiera mariana

Sono in molti a ritenere che l’attuale preghiera dell’Ave Maria sia stata la prima orazione rivolta dai Cristiani alla Madonna. Questo non è esatto. Per arrivare al testo oggi in uso, è necessario transitare nel II millennio quando, alla parte iniziale (saluto dell’angelo ed esclamazione di Elisabetta), venne aggiunta l’invocazione: «Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen».[1] Nei primi secoli, ci si rivolgeva alla Vergine con brevi formule, o con una prece scritta in Egitto. Quest’ultima, dalle prime parole della successiva traduzione in latino, venne indicata con il titolo: Sub tuum praesidium («Sotto la tua protezione»).[2] Tale preghiera, si diffuse poi in Oriente (liturgia bizantina[3], armena, siro-antiochena, siro-caldea e malarabica, maronita[4], etiopica[5]…), e in Occidente (liturgia romana, ambrosiana…). Ogni comunità fece una propria traduzione Purtroppo, gli studiosi non ebbero la possibilità di conoscere subito il testo primitivo, quello egiziano. Per tale motivo, si ritenne il Sub tuum praesidium uno scritto medievale (periodo carolingio, 800-888), usato, con più variazioni, nelle Chiese locali.[6] Nel 1917, però, un ricercatore inglese ebbe modo di acquisire in Egitto un lotto di papiri. Tra questi, ne era incluso uno in greco con il testo dell’antica preghiera. Ciò dimostrò l’origine della prece. Il reperto, che è conservato nel Regno Unito, è catalogato Papyrus Rylands 470. Questa è la sua storia.


La ricerca dei papiri

In più periodi, ma soprattutto nel XIX secolo, varie istituzioni culturali mostrarono un vivo interesse allo studio della papirologia. Al riguardo, si possono ricordare il British Museum, le Università di Oxford, di Ginevra, di Heidelberg, la Biblioteca Nazionale di Vienna, le Università USA del Michigan, di Cornell, di Princeton, di Yale, di Columbia (New York), di Berkeley (California). Per tale motivo si sviluppò un’estesa ricerca di reperti in Medio Oriente. In terra egiziana furono scoperti depositi di papiri in più località.[7] Tra queste, si possono ricordare Arsinoe (l’attuale Fayyum)[8] ed Ossirinco (oggi el-Bahnasa).[9] Proprio in quest’ultima località sono stati ritrovati papiri del Nuovo Testamento riguardanti: Vangelo secondo Matteo, Vangelo secondo Marco, Vangelo secondo Giovanni, Lettera ai Romani, Prima Lettera ai Corinzi, Prima Lettera di Giovanni, Lettera agli Ebrei, et alii.[10] Evidentemente, i fiduciari delle istituzioni scientifiche interessate alla papirologia ebbero mandato di acquistare il più alto numero possibile di papiri. Ciò fu possibile grazie anche a un fiorente mercato più o meno ufficiale.


Il ruolo di Harris

Tra gli Atenei che rivolsero attenzione alle ricerche promosse in Egitto ci fu anche la John Rylands University Library di Manchester. Quest’ultima, acquistò diversi papiri attraverso un archeologo, il dottor James Rendel Harris (1852-1941).[11] Quest’ultimo, fu anche un paleografo e uno storico delle religioni. Dopo gli studi a Cambridge, Harris insegnò alla Johns Hopkins University di Baltimora (Maryland), al Haverford College in Pennsylvania, a Cambridge, alla Leiden University (Netherlands). Ricevette pure l’incarico di curatore delle opere manoscritte conservate presso la citata John Rylands. Viaggiò in Oriente in cerca di manoscritti. Nel Sinai ritrovò dei frammenti biblici. In particolare, nel monastero di Santa Caterina, individuò un manoscritto che conteneva alcuni brani della Prima Lettera ai Corinzi, scritto su di una colonna per pagina.[12] Harris, nelle sue opere, fece un largo uso del metodo comparativo. Nel novembre del 1916, ormai scoppiata la Prima Guerra Mondiale[13], mentre dall’India stava raggiungendo l’Egitto, la sua nave venne attaccata e affondata nell’area del Mediterraneo. Lo studioso fu tratto in salvo e raggiunse Alessandria d’Egitto con un aereo.


Il Papyrus Rylands 470

Durante il suo soggiorno in terra egiziana, Harris riuscì ad acquistare un lotto di papiri. Tra questi, uno di centimetri 18 x 9,4, catalogato in seguito Papyrus Rylands 470. Vi si leggeva, tra l’altro, l’appellativo Θεοτόκος («Theotókos») riferito alla Vergine Maria. Nel maggio del 1917 lo studioso tentò di tornare nel Regno Unito ma il suo bastimento fu silurato. Riuscì comunque ad arrivare in Corsica. A tutt’oggi non si conosce il luogo esatto dove questo ricercatore acquistò il Papyrus Rylands 470 con il resto della collezione (Alessandria d’Egitto?). Non è neanche noto il luogo di provenienza dei reperti (un monastero copto?). Si sa solo che la raccolta restò in terra egiziana fino al termine del conflitto. Una parte fu poi consegnata all’Università di Manchester (1919).[14] Harris, in seguito, tornò ancora in Medio Oriente.

Papyrus Rylands 470

Il Papyrus Rylands 470

Interviene il Roberts

Dal 1919 in poi, il Papyrus Rylands 470, insieme agli altri reperti acquistati in Egitto, fu esaminato dagli esperti della John Rylands University Library di Manchester. Gli studiosi cercarono di comprendere le parole del testo e quello che era stato il possibile uso. A un certo punto, comunque, le indagini si conclusero, e furono pubblicati i risultati dell’attività accademica. Era il 1938. In quell’anno, venne presentato il Catalogo dei Papiri Greci e Latini.[15] I curatori dell’opera furono il dottor Colin Henderson Roberts (1909-1990)[16], e il papirologo Sir Eric Gardner Turner (1911-1983).[17] Il Roberts, in particolare, fu uno studioso di testi del mondo antico, svolse il ruolo di editore, e operò come segretario del comitato scientifico della Oxford University Press. Nel 1973 ricevette un premio per la sua attività a sostegno della papirologia.

Nella pubblicazione del Catalogo succitato, spettò al Roberts indicare la datazione del Papyrus Rylands 470. A questo punto, lo studioso, prima di annotare la propria convinzione, citò il parere di un amico. Si trattava del papirologo Edgar Lobel (1888-1982).[18] Questo è il passo che interessa: «Lobel woul be unwilling to place 470 later than thrird century».[19]


Il contributo del Lobel

Il Lobel, di fede anglicana, lavorava come lettore in papirologia presso la Bodleian Library dell’Università di Oxford. In quel momento, era uno dei migliori esperti nella decifrazione di testi mutilati. Dopo gli studi ad Oxford, e il successivo perfezionamento in Germania in storia ellenistica, era entrato a inizio ’900 al British Museum lavorando presso il dipartimento dei manoscritti. Quasi subito – in modo in parte fortuito – era stato indirizzato allo studio dei papiri da Sir George Frederic Kenyon (1863-1952).[20] Con lui aveva curato il terzo volume dei Greek Papyri del British Museum; pubblicò poi in modo autonomo i due volumi successivi. Lobel conosceva il Roberts per aver curato con lui un’edizione dei papiri di Ossirinco. Considerando le sole ragioni paleografiche, si dichiarò restìo a collocare il Papyrus Rylands 470 più tardi del III secolo.


Si apre il dibattito sulla datazione

Dopo aver riportato il parere del Lobel, il Roberts precisò il suo: il reperto risaliva all’ultima parte del IV secolo. Per arrivare a questa conclusione, antepose alla paleografia una questione letteraria e teologica. Il suo ragionamento si centrava sul titolo «Theotókos» («Madre di Dio»).[21] Tale espressione, egli affermava, era stata usata la prima volta da Atanasio di Alessandria d’Egitto (morto nel 373). Questo Vescovo ne aveva fatto uso in trattazioni teologiche.[22] Ora, affermò il Roberts, il passaggio dalla teologia alla liturgia non si effettua subito. Quindi, il Papyrus Rylands 470 non poteva essere anteriore all’ultimo periodo del IV secolo. Si riporta il passo che interessa:

«But such individual hands are hard to date, and it is almost incredibile that a prayer addressed directly to the Virgin in these terms could be written in the third century. The Virgin was spoken of as Theotòkos by Athanasius; but there is no evidence even for private prayer addressed to her before the latter part of the fourth century».[23]


Interviene il Bell

Dopo il Roberts e il Lobel, ci fu la valutazione di un terzo Inglese: Sir Harold Idris Bell (1879-1967).[24] Era un papirologo specializzato in reperti egiziani di epoca romana, e conduceva anche ricerche inerenti la letteratura gallese. Nel 1903 iniziò a lavorare (vi restò fino al 1944) presso il British Museum. Da assistente presso il dipartimento dei manoscritti arrivò ad esserne vicedirettore (1927) e direttore (1929). Per quindici anni insegnò papirologia al Collegio Oriel di Oxford. Pubblicò studi sui papiri greci ed egiziani. Con riferimento al Papyrus Rylands 470, il Bell osservò che il reperto presentava una scrittura a lettere onciali[25], alta e diritta, stretta e, nello stesso tempo, ariosa, con elementi ornamentali. Per tale motivo lo ritenne un «modello per un incisore». Il Roberts condivise il parere del Bell.


Si aggiunge l’apporto del Mercenier

Al contributo offerto da questi studiosi si aggiunse, poi, quello di un benedettino. Si chiamava dom Feuillien Mercenier osb (1885-1965).[26] Viveva a Chevetogne (Belgio) in una comunità monastica. Terminati gli studi di base al Collegio San Giuseppe di Virton, era entrato nell’abbazia di Maredsous nell’autunno del 1904. Accolto in noviziato con il nome di fratel Feuillien, aveva fatto la sua professione nel 1906. Nell’autunno del 1946 ebbe il permesso di andare presso i Melchiti[27]. Soggiornò per più mesi in Siria, Libano, Palestina, Egitto. Fece poi ritorno a Chevetogne restandovi fino alla morte. In questo periodo chiese di poter ricevere un nuovo nome da religioso: Eutimio (legato alla fondazione di San Saba).

In tale contesto, un fatto è significativo. Prima del 1939, Monsignor Etienne Van Cauwenbergh (1890-1964)[28], responsabile della biblioteca dell’Università Cattolica di Lovanio[29], acquisito il catalogo curato dal Roberts e da Turner (citato), richiamò l’attenzione di dom Mercenier sul Papyrus Rylands 470 evidenziando alcuni aspetti.

In seguito, il canonico Louis Theophile Lefort (1879-1959)[30], studioso di copto, procurò al Mercenier il testo del papiro e la traduzione latina della versione in copto. Essendo un esperto di studi orientali e liturgici, il benedettino riconobbe l’invocazione mariana del Sub tuum praesidium. Alla fine, presentò una ricostruzione della preghiera sulla base delle formule liturgiche in uso nel rito copto[31] e bizantino.[32] L’apporto del Mercenier fu significativo perché al Roberts era sfuggita la natura specifica della preghiera. Ciò avvenne, probabilmente, per le lacerazioni presenti sul lato destro del Papyrus Rylands 470. Ecco la ricostruzione della prece partendo da quanto è scritto sul papiro in esame:

[...] πὸ [...]
εὐσπλ [...]
καταφε [...]
Θεοτόκετ [...]
ἱκεσίαςμὴπαρ
ίδῃςἐνπεριστάσει [...]
ἀλλἐκκινδύνων
[...] ρωσαιἡμᾶς
Μόνη [...]
[...] ηεὐλογημένη [...]

Le dieci righe succitate si possono completare in greco nel modo seguente:

testo

Ὑπὸ τὴν σὴν
εὐσπλαγχνίαν,
καταφεύγομεν,
Θεοτόκε.
Τὰς ἡμῶν ἱκεσίας,
μὴ παρίδῃς ἐν
περιστάσει,
ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων
λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη
Ἁγνή,
μόνη εὐλογημένη.

traslitterazione

Hypò tèn sèn
usplanchnían,
Katapheúgomen,
Theotóke.
Tàs hemôn ikesías,
mè parídes en
peristásei,
All’ek kindýnon
lýtrosai hemâs, móne
Hagné,
móne eulogeméne.

traduzione letterale in latino

Sub misericordiam
tuam
confugimus, Dei
Genetrix.
Nostras deprecationes
ne despicias in
necessitate, sed a
periculis
salva nos, sola sancta,
et benedicta.


Altre versioni della preghiera

Per completezza espositiva vengono qui di seguito riportate altre versioni della preghiera in esame.

versione romana[33]

Sub tuum praesidium
confugimus,
Sancta Dei Genetrix.
Nostras deprecationes
ne despicias
in necessitatibus,
sed a periculis cunctis
libera nos
semper,Virgo gloriosa
et benedicta.

traduzione italiana

Sotto la tua protezione
troviamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare
le suppliche
di noi che siamo nella
prova
e liberaci da ogni
pericolo,
o Vergine gloriosa e
benedetta.

testo ambrosiano[34]

Sub tuam
Misericordiam
confugimus
Dei Genitrix
nostram
deprecationem
ne inducas
in tentationem
sed de periculo
libera nos
sola casta et benedicta.


Commento

1) Il testo dell’invocazione trascritta sul Papyrus Rylands 470, costituisce la più antica preghiera rivolta alla Vergine Maria (III secolo). La sua redazione avvenne in Egitto. Da questo Paese, si diffuse nei territori cristianizzati attraverso una serie di traduzioni tra loro non omogenee.

2) La supplica alla «Theotókos», come ogni orazione liturgica antica, si ispira a testi biblici, e utilizza espressioni greche già presenti nella Bibbia dei Settanta.[35]

3) L’inizio della prece richiama un’immagine, quella dell’«ombra delle ali». Tale espressione, per i Semiti e gli Egiziani, era simbolo della protezione divina: «hypò tēn sképtēn tês»…[36] Ed è pure notevole il fatto che viene conservato, senza tradurlo, il termine sacro «sképtē» («praesidium»). Anche nelle versioni siriaca, siro-caldea e armena si ritrova il concetto dell’«umbra alarum».

4) Nella composizione in esame, si rileva la stessa situazione spirituale che è presente nei salmi individuali ove s’implora il soccorso immediato del Signore, rifugio e liberatore («kataphygē» e «rhystēs») del fedele nell’ora del pericolo.[37] Anche in un altro papiro, ritrovato nel 1907 presso le rovine del monastero copto di Dêr-Balyzéh (Alto Egitto), si trova un’espressione («allà rhysai hēmâs apò pantòs kindynou») che richiama il «periculis cunctis» contenuto nel Papyrus Rylands 470.[38]

5) In tale contesto, emerge una constatazione: la supplica alla «Theotókos» manifesta la voce della Chiesa dei martiri. Si fa riferimento infatti a uno stato di grande «necessità» (greco «perístasis»). Non è difficile pensare alle persecuzioni, in particolare a quelle di Decio[39] e di Valeriano[40]. Durante il regno di questi Imperatori, molti Africani furono uccisi per la loro fede in Gesù. Tristi episodi avvennero proprio in quelle zone ove fu composto il testo in esame.[41]


Espressione di fede del popolo

L’invocazione alla «Theotókos» riconduce quindi a un periodo di tensioni, avversità, persecuzioni di varia natura. Il Cristiano cerca riparo sotto il manto della Vergine. Si pone all’ombra della sua «eusplanchnía». Questa, non è l’«éleos» dei salmi (attributo di Dio), ma è la grande misericordia e sollecitudine del cuore materno. Siamo in presenza di una preghiera che è rivolta in modo diretto alla «Theotókos» («Madre di Dio»). Il ritrovare questa parola in un testo che riguarda un’orazione, dimostra che in Egitto il titolo «Theotókos» non era solo un termine di scuola, ma liturgico. Considerando poi, come nel periodo precedente il Concilio di Efeso (431) tale parola dogmatica si riscontra in autori che si ricollegano con la Scuola di Alessandria, si scorge in questo un influsso della liturgia alessandrina, e si spiega l’asprezza della lotta anti-nestoriana.[42] Il Vescovo di Alessandria d’Egitto, Cirillo (370-444), si era infatti battuto non per un termine di scuola, ma per un’espressione della fede del popolo, consacrata dall’uso liturgico.[43]


Considerazioni per l’oggi

1) Sul piano della ricerca, il ritrovamento e lo studio del Papyrus Rylands 470 hanno dimostrato l’importanza di un lavoro specialistico interdisciplinare. Tale constatazione riemerge costantemente osservando le indagini di ieri e di oggi. In ambito mariologico, il pensiero corre – ad esempio – ai graffiti della necropoli vaticana. Ma non si possono poi dimenticare i ritrovamenti avvenuti nelle catacombe di Priscilla (Roma): un epitaffio mariano (fine II secolo)[44], e un dipinto (in un cubicolo del III secolo) ove è raffigurato un Vescovo che, nell’atto d’imporre il sacro velo a una vergine, le addita come modello la Madonna. Di rilievo è stata anche la scoperta dei graffiti rinvenuti a Nazaret.[45]

2) Sul versante dommatico, il testo non contiene solo un’esplicita affermazione della maternità divina di Maria. Manifesta anche un’allusione alla Sua immacolata purezza. Proclama infatti la Santa Vergine come «la sola pura», «la sola casta e benedetta»: «hē monē hagnē, kaì hē eulogēménē».

3) In ambito ecclesiale, lo studio del documento dimostra che fin dalle origini del Cristianesimo, si è guardato alla Vergine Maria e alla Sua maternità divina. Solo quando vennero sollevate questioni cristologiche che influivano pure sul titolo «Theotókos» attribuito a Maria, fu necessario convocare un Concilio (Efeso).

4) In termini spirituali, rimane una considerazione-chiave. Mentre, ormai, si va sfocando il dibattito sulla datazione del papiro[46], restano delle realtà storiche. Riguardano la vita dei primi monaci e dei laici in Egitto. I religiosi del tempo, meditando sui testi evangelici, guardarono a Maria con stupore, venerazione. Ne individuarono il ruolo nel disegno divino. E la stessa gente del posto, nella sua semplicità, seppe esprimere un filialità spontanea. Tutto questo rimane un insegnamento attuale, costituito da tre aspetti essenziali: la riflessione su Maria-auxilium; l’immediatezza di un incontro con Lei; la coralità di un moto ecclesiale.


Conclusione

Oggi, nelle terre dell’Antico Egitto (e non solo) si trovano ruderi di antiche comunità cristiane. E non è semplice ricostruire la vita quotidiana dei seguaci di Gesù di Nazaret. Ciò è legato a una serie di eventi negativi: persecuzioni, invasioni islamiche (dal 640), distruzioni sistematiche di siti, di biblioteche, di materiale iconografico. Malgrado ciò, basta ritrovare un papiro del III secolo che fa riferimento alla «Theotókos», per percepire delle voci. E dei respiri. Che aprono alla confidenza. E che sanciscono un affidamento.


Note

1 R. Laurentin, L’Ave Maria, Queriniana, Brescia 1990, pagine 11-21.

2 Diversi autori lo ritengono un «tropàrion», cioè una composizione poetico-musicale.

3 Nella liturgia bizantina la preghiera è adibita come «theotokìou» (tropario in onore della Madre di Dio) alla fine dei Vespri feriali, sempre associata all’Ave Maria che precede come primo tropario («Theotòke parthéne chaire»).

4 I maroniti ne fanno, con le litanie lauretane, un uso frequentissimo.

5 Le Chiese armena, siro-antiochena, siro-caldea e malarabica, maronita, etiopica, anche se non posseggono il Sub tuum praesidium nella loro liturgia, lo hanno nei libri di devozione.

6 Nel Medioevo la preghiera si usava nella VI domenica di Avvento, tra le antifone o «psallendae» litaniche.

7 Per una storia dei rinvenimenti, confronta M. Capasso, Introduzione alla papirologia, Il Mulino, Bologna 2005, pagine 145-153.

8 S. Curto, Atlante di archeologia, Utet, Torino 1998, pagina 316.

9 Un numero consistente di papiri di Ossirinco è conservato nell’Ashmolean Museum (Università di Oxford).

10 https://it.wikipedia.org/wiki/Papiri_di_Ossirinco#Nuovo_Testamento

11 Sul piano religioso era un quacchero. C. Bernet, Harris, James Rendel, in «Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon». Band XXX. Spalten 557-569, Verlag Traugott Bautz Gmbtt, Nordhausen (Deutschland). «Bulletin of the John Rylands Library», Obituary notice, volume 26, 1941, pagine 10-14.Confronta anche: https://en.wikipedia.org/wiki/J._Rendel_Harris

12 J. Rendel Harris, Biblical fragments from mount Sinai, I, London 1890, pagine 54-56.

13 La Prima Guerra Mondiale durò dall’estate del 1914 alla fine del 1918.

14 Notizie fornite all’Autore dal dottor John Hodgson, Collections and Research Support Manager («Manuscripts and Archives»). The John Rylands University Library. The University of Manchester, 150 Deansgate, Manchester. Archivio privato del professor Guiducci. Fascicolo «Corrispondenza con l’Università di Manchester (U. K.)».

15 M. C. H. Roberts and E. G. Turner, Catalogue of the Greek and Latin papyri in the John Rylands Library, Manchester, III: «Theological and literary texts», University Press Manchester, Manchester 1938, pagine 46-47.

16 Per una biografia di questo studioso confronta: «Oxford dictionary of national biography, in association with the British Academy, from the earliest times to the year 2000», H. Colin Gray Matthew-B. Howard Harrison, Oxford University Press, Oxford 2004. Confronta Colin Henderson Roberts (1909-1990), volume 61. Confronta anche D. Russell-P. J. Parsons, Procedings of the British Academy, 84, 1994, pagine 479-483; M. W. Haslam, Dictionary of British Classicists, 1500-1960, R. Todd (cur.), I-III, Thoemmes Continuum, Bristol 2004. Confronta III, pagine 826-827. D. Russel (rev.), «Oxford dictionary of national biography», opera citata, 47, pagine 143-145.

17 https://en.wikipedia.org/wiki/Eric_Gardner_Turner

18 Edgar Lobel fu un singolare e geniale papirologo. Nelle sue numerose pubblicazioni dimostrò una grande capacità di analisi dei documenti e di ricostruzione storica, prima nell’ambito dell’Egitto Bizantino e poi dell’Egitto Romano. Di particolare rilievo è la sua opera dal titolo: Jews and Christians in Egypt. Confronta: M. W. Haslam, Dictionary of British Classicists, 1500-1960, 2, pagine 587-588; H. Lloyd-Jones (rev.), Oxford dictionary of national biography, opera citata, 34, pagine 201-202. https://en.wikipedia.org/wiki/Edgar_Lobel

19 M. C. H. Roberts and E. G. Turner, opera citata, pagina 46.

20 Sir George Frederic Kenyon fu un paleografo e uno studioso di storia biblica e classica. Laureatosi in lettere (Università di Oxford), cominciò a lavorare presso il British Museum (1889) di cui divenne direttore. Il suo libro La Bibbia e i manoscritti antichi (1895) diede un notevole contributo, sulla base di papiri egiziani e di altri reperti archeologici, in materia di storicità dei Vangeli. Fu anche presidente della British Academy (1917-1921). Nel 1920 divenne presidente della Scuola Britannica di Archeologia di Gerusalemme.

21 Il termine «Theotókos» (Θεοτόκος) è la composizione di un sostantivo e di un verbo: «Theós» e «tíktō» (Θεός τίκτω). Il primo termine significa «Dio», il secondo significa «partorire».

22 «La Scrittura che ci istruisce e la vita di Maria, la Madre di Dio, sono sufficienti come ideale di perfezione e norma di vita celeste», in: Atanasio di Alessandria, Trattato de virginitate, scoperto e pubblicato da Th. Lefort, in «Le Muséon», numero 42, 1929, pagine 197-264. La citazione si trova a pagina 239.

23 M. C. H. Roberts and E. G. Turner, opera citata, pagina 46.

24 https://en.wikipedia.org/wiki/Idris_Bell

25 L’onciale è un’antica scrittura maiuscola.

26 Su dom Feuillien (Euthyme) Mercenier esiste un articolo (scritto in occasione della sua morte) di dom O. Rousseau pubblicato su «Irénikon», numero 38, 1965, pagine 103-108. Ulteriori informazioni si possono trovare nell’articolo di dom L. Vos, Amay-Chevetogne et le Proche-Orient: de la fondation (1925) au Concile Vatican II (1962), in: «Mélanges en mémoire de Mgr Néophytos Edelby (1920-1995)», edités par PP. Nagi Edelby&Pierre Masri, Beyrouth, Cedrac, Université St. Joseph, Beyrouth 2005, pagine 480-485.

27 «Melchita» è il termine con il quale si identificano i Cattolici di rito bizantino e di lingua araba.

28 Di questo studioso è molto interessante il seguente lavoro: Scrinium Lovaniense. Mélanges historiques, cur. E. Van Cauwenbergh, publication subventionnée par le Ministère de l’Instruction Publique, Duculot-Gembloux, Louvain 1961.

29 Responsabile della biblioteca dal 1919 al 1961.

30 Di rilievo è il lavoro: L. TH. Lefort, La littérature égyptienne aux derniers siècles avant l’invasion arabe, «Chronique d’Egypte», numero 6, 1931.

31 La liturgia copta ha conservato, quasi integralmente, la formula originaria che ci offre il papiro greco, e ancor oggi, almeno presso i Cattolici, ne fa uso ai Vespri.

32 F. Mercenier osb, L’Antienne mariale grecque. La plus ancienne, in «Muséon», Revue d’études orientales, 52, Louvain, 1939, pagine 229-233.

33 La formula romana si ritrova nell’Antifonario di Compiègne del IX-X secolo, tra le antifone in evangelio, una serie di antifone che s’intercalavano tra i diversi versetti del Benedictus per la festa dell’Assunzione di Maria.

34 Il testo milanese della liturgia ambrosiana deriva da quello bizantino, ma sembra posteriore a Sant’Ambrogio, anche per l’errata traduzione «ne inducas in tentationem» (invece di: «ne despicias in necessitate»), la quale non può essere attribuita al Santo che conosceva bene il greco. Tale variante potrebbe però non appartenere alla traduzione originaria, ed essere una tardiva contaminazione dell’orazione domenicale.

35 La Bibbia dei Settanta fu la prima versione in greco dell’Antico Testamento. Venne redatta tra il III secolo avanti Cristo e il II secolo avanti Cristo per venire incontro alle esigenze di culto e di proselitismo dei Giudei residenti in Egitto e, più in generale, fuori della terra d’Israele.

36 N. Lohfink, All’ombra delle tue ali. Meditazioni sull’Antico Testamento, Piemme, Casal Monferrato 2002. Confronta anche Salmo 16,8.

37 Salmi: 16 («Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio…»), 17 («Ascolta, Signore, la mia giusta causa, / sii attento al mio grido…»), 28 («A te grido, Signore, mia roccia…»), 30 («Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato…»), 90 («Signore, tu sei stato per noi un rifugio…»), 114 («Quando Israele uscì dall’Egitto…»), 141 («Signore, a te grido, accorri in mio aiuto…»), 142 («Con la mia voce grido al Signore…»).

38 Foglio 1 recto, ll. 8-12: PO 18, 425 e 428; C. H. Roberts-B. Capelle (Dom), An early Euchologium. The Dêr-Balizeh Papyrus enlarged and re-edited, Bureaux du Muséon, Louvain 1949, pagina 14.

39 Gaio Messio Quinto Traiano Decio (201-251) fu Imperatore Romano dal 249 fino alla morte.

40 Publio Licinio Valeriano (200 circa-morto dopo il 260) fu Imperatore Romano dal 253 al 260. Nel suo periodo venne martirizzato in Africa il Vescovo Cipriano (Santo; 210 circa-258), mentre a Roma subì la condanna a morte Sisto II (Santo; eletto Pontefice nel 257, ucciso nel 258) con il diacono Lorenzo (Santo; 225?-258).

41 I. Cecchetti, Sub tuum praesidium, in «Enciclopedia Cattolica», volume XI, colonne 1468-1472, Città del Vaticano 1948-1954.

42 Nestorio (381 circa-451 circa): Vescovo e teologo siriano. Patriarca di Costantinopoli dal 428 al 431. Fu accusato di affermare la totale separazione delle due nature di Cristo (umana e divina), negandone l’unione ipostatica. Di conseguenza, Maria doveva essere definita madre dell’uomo Gesù e non madre di Dio. La posizione di Nestorio fu condannata dal Concilio di Efeso (431).

43 G. Gianberardini, Il «Sub tuum praesidium» e il titolo «Theotokos» nella tradizione egiziana, in «Marianum», numero 31 (1969) 2-4, 324-362.

44 Epitaffio di Vericundus nelle catacombe di Priscilla, a Roma, databile secondo la studiosa Margherita Guarducci alla fine del II secolo. All’interno del nome si trova inserita una «M», che sta ad indicare Maria, con lo scopo di augurare al defunto la sua protezione nell’al di là.

45 Tra i graffiti incisi, datati verso il II-III secolo, ce n’è uno di grande valore storico: è il «XE MAPIA», abbreviazione di «Kaire Maria», che significa: «Rallegrati Maria». Sono le prime parole in greco dell’Ave Maria.

46 Attualmente c’è una sostanziale unanimità tra gli studiosi nel riconoscere che il Papyrus Rylands 470 non può risalire oltre il III secolo. La data più probabile è attorno al periodo della persecuzione di Decio. Su questo punto mi è stata di grande aiuto la documentazione inviatami in materia di datazione del Papyrus Rylands 470 al III secolo, dalla dottoressa Madeleine Scopello, Correspondant de l’Institut, Directeur de recherche au C.N.R.S, Université de Paris IV-Sorbonne. Oltre al suo parere la Specialista ricorda gli studi di Nigel Turner e quelli di Van Halst.


Indicazioni bibliografiche

Camplani A., Il Cristianesimo in Egitto prima e dopo Costantino, in Autori Vari, «Costantino I. Una enciclopedia sulla figura, il mito, la critica e la funzione dell’Imperatore del cosiddetto editto di Milano, 313-2013 (o Enciclopedia costantiniana)», 3 volumi, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2013

Cappozzo M., Il Cristianesimo nel Medio Egitto, Tau, Assisi 2008

Idem, La Vergine Maria in Egitto. Antologia di testi, Aracne, Roma 2009

Dal Covolo E.-Serra A., Storia della mariologia. Dal modello biblico al modello letterario, Città Nuova Editrice, Roma 2008

De Fiores S.-Perrella S. M.-Schiefer Ferrari V., Mariologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2009

Förster, H., Zur ältesten Überlieferung der marianischen Antiphon Sub tuum praesidium, in «Biblos», 44, 1995, pagine 183-192

Giamberardini G., Il culto mariano in Egitto, 3 volumi, Studium Biblicum Franciscanum, Franciscan Printing Press, Gerusalemme 1975-1978. Confronta il I volume (secoli I-VI), pagine 71-74, 273-275

Idem, Il «Sub tuum praesidium» e il titolo «Theotokos» nella tradizione egiziana, in «Marianum», 31, 1969, fascicoli 2-4 (96), pagine 324-362

Guiducci P. L., Il Santo Rosario nella pietà popolare. Aspetti storici, in «Maria Ausiliatrice», numero 4, 2007

Idem, Prima dell’Ave Maria, in «BBC History Italia», numero 12, aprile 2012, pagine 40-42

Idem, Sub tuum praesidium. La scoperta del più antico tropàrion devozionale cristiano a Maria, Madre di Dio, in «Salesianum», anno LXXV, numero 2, aprile-giugno 2013, pagine 235-249

Iacoangeli R., Sub tuum praesidium. La più antica preghiera mariana: filologia e fede, in S. Felici (cur.), «La mariologia nella catechesi dei Padri» (Età prenicena), LAS, Roma 1989, pagine 207-240

Mercenier F. osb, La plus ancienne prière à la Vierge. Questions liturgiques et paroissiales, in «Muséon», 25, 1940, pagine 33-36

M. Naldini, Il Cristianesimo in Egitto. Lettere private nei papiri dei secoli II-IV, EDB, Bologna 1970.


Ringraziamenti

Professor Michael W. Haslam, Specialista in Letteratura Greca e in Papirologia, UCLA, Department of Classics, University of California. Dottor John Hodgson, Collections and Research Support Manager (Manuscripts and Archives), The John Rylands University Library, University of Manchester. P. Antoine Lambrechts, Bibliothécaire, Monastère bénédictin, Chevetogne (Belgique). Professor Massimo Pinto, Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Università di Bari. Dottoressa Madeleine Scopello, Correspondant de l’Institut, Directeur de recherche au C.N.R.S., Université de Paris IV-Sorbonne. Dottoressa Jan Wilkinson, University Librarian and Director of the John Rylands Library, University of Manchester.

(ottobre 2015)

Tag: Pier Luigi Guiducci, nascita del Cristianesimo, Ave Maria, Sub tuum praesidium, preghiere, Cristianesimo, Egitto, papiri egizi, Papyrus Rylands 470, James Rendel Harris, Colin Henderson Roberts, Catalogo dei Papiri Greci e Latini, Sir Eric Gardner Turner, Edgar Lobel, Sir Harold Idris Bell, dom Feuillien Mercenier osb, III secolo, Theotókos.